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Lettere

030124buteAp
Filosofia, etica e modernità: un fertile connubio
Il corso di laurea in Filosofia e scienze etiche attraverso un percorso formativo moderno è riuscito a legare la filosofia, l'etica e discipline apparentemte lontane, indirizzandole per educare ad una forma mentis aperta e capace di confrontarsi

“Dai dati forniti on-line dal MIUR, il corso di laurea in Filosofia e scienze etiche risulta essere unico in Italia e, in ogni caso, resterà pioniere, con l’auspicio che altri possano trarne motivazione per proseguirne le progettualità”. Ad affermarlo è il presidente del corso di laurea, Giuseppe Modica. Si tratta di un corso che nasce dalla volontà “di restituire finalmente alla filosofia quella concretezza che l’opinione pubblica le ha sempre negato”, in quanto il filosofo è considerato “un acchiappanuvole, buono solo ad arrovellarsi sulle astrazioni del pensiero e, come tale, incapace di occuparsi dei problemi dell’esistenza, di quei problemi, cioè, che implicano decisioni importanti, scelte di vita, atti liberi e responsabili. Di qui - prosegue Modica - l’idea d’istituire un corso di laurea di filosofia in cui l’etica fosse protagonista” ed in cui la speculazione filosofica, seppur presente (il piano di studi prevede discipline come Filosofia morale, Filosofia della storia, Filosofia politica, Filosofia delle religioni), è coniugata con “quelle discipline che costituiscono l’applicazione dell’etica ai settori più vari del sapere: la Bioetica, la Conservazione della natura e delle sue risorse, i Fondamenti biologici e psicologici del comportamento umano”.
Il corso intende “educare una forma mentis filosofica laica, aperta ai saperi limitrofi e capace di flettersi nel confronto. Ma a tal fine esso deve stimolare una più attenta riflessione all'interno del settore scientifico-disciplinare dell’etica” affinché quel confronto possa poggiarsi su “un apparato organico e robusto”.
Solo allora si può costruire un profilo professionale serio e rigoroso specialmente se completato con la frequenza di master di primo livello o del biennio di specializzazione. In proposito non va trascurato il fatto che è già attivo nell’Università di Palermo un Dottorato in Etica, voluto e coordinato proprio dal professore Modica, “che può offrire ai giovani di talento ulteriori occasioni di ricerca”.
Il corso in Filosofia e scienze etiche ha un impianto aperto alle nuove esigenze della società: prevede infatti accanto ad una formazione filosofica teorica e storica, lo studio di una lingua straniera obbligatoria (fra le quattro più diffuse in Europa), una prova di Scrittura informatica, oltre a discipline dell'area sociologica, psicologica, pedagogica e demoetnoantropologica in grado di predisporre la formazione dello studente verso lo studio delle etiche applicate. Tali scelte didattiche sono state premiate da numerose iscrizioni: “l’indice di immatricolazione di quest’anno ha infatti avuto un incremento che si attesta attorno al 50%: siamo oltre i 120 iscritti”, sottolinea Modica.
Gli sbocchi per i laureati si indirizzano verso “una nuova ed emergente figura professionale - l’eticista o consulente etico - che è già richiesta nei settori della bioetica, dell'economia e del management” ma il presidente del corso di laurea auspica un’estensione dell’applicazione dell’etica ai settori della politica e del diritto e anche di coinvolgere altre aree scientifiche “apparentemente distanti tra esse, come, ad esempio, l’architettura e la veterinaria”, come settori dell’etica ambientale.
Quanto bisogno di etica c’è nella società attuale? A questa domanda il professore Modica risponde con passione: “Il dibattito sull’etica si colloca oggi al centro della domanda filosofica, da parte sia dell'intellettuale sia dell'uomo della strada. Basti considerare l’offuscamento dei valori tradizionali e dei criteri di distinzione fra bene e male; il crollo delle grandi visioni totalizzanti della realtà e della storia, di cui la caduta delle ideologie è espressione emblematica; gli sviluppi scientifico-tecnologici, in grado d’incidere non solo sulle relazioni con l’ambiente, ma anche sulla stessa costituzione bio-psichica dell’uomo; la crescente complessità delle relazioni nei confronti dell’“altro” come tema intrinseco allo statuto stesso del filosofare (riflessione, questa, connessa alla necessità di garantire la coesistenza fra razze e culture fra loro diverse); l’esigenza – mai tanto acuta come in tempo di cambiamenti epocali – di guardare al problema religioso quale dimensione non meramente conoscitiva o dottrinaria, ma schiettamente pratica e, dunque, proprio a partire dal problema morale”.
Salvatore Butera
salvobutera@libero.it


(24 gennaio 2003)

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