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Economia

030115mari
Inflazione / Due pesi, due misure:
impossibile giungere ad un accordo

L'Istat ha parlato di un aumento del 3,8% sui prezzi dei prodotti alimentari cui l'Eurispes ha contrapposto un allarmato 29%. Di chi fidarsi? Lo abbiamo chiesto a Miranda Cuffaro, docente di Statistica economica

Mentre il dollaro cola a picco insieme alla credibilità del presidente George Bush e l’euro fa la sua clamorosa impennata in borsa, gli italiani, reduci da un natale parco durante il quale gli acquisti sono stati assai misurati, continuano ad interrogarsi su quale sia lo stato reale dell’inflazione nel nostro paese. Soprattutto dopo le polemiche innescate da Istat, Eurispes e associazioni dei consumatori all’inizio di quest’anno. Che ci siano stati rincari generalizzati un po’ in tutti i settori, da quello alimentare col il prezzo delle zucchine cresciuto del 60% a quello dei trasporti col costo della benzina reso sensibile agli aumenti da una guerra ormai sempre più certa, sembrano essere tutti d’accordo. E’ sulla misura in cui i rincari si sono registrati che esistono punti di vista divergenti. Di fronte ad un +3,8% indicato dall’Istat si sono sollevati Adiconsum, che ha parlato di un aumento di spesa per le famiglie dai 320 ai 450 euro al mese ed Eurispes che sostiene addirittura che i prezzi siano cresciuti del 29%! Chi ha ragione? Lo abbiamo chiesto a Miranda Cuffaro, docente di Statistica economica presso la facoltà di Economia. “Il paniere dell’Istat è stato spesso criticato negli anni - ha detto - ma poiché esso non misura il costo della vita ma la variazione nel tempo del prezzo di alcuni prodotti, prima di innescare polemiche di qualsiasi genere occorrerebbe conoscere la metodologia dell’Istat”. In cosa consiste tale metodologia? “ Si tratta di un metodo rigoroso - ha spiegato la professoressa Cuffaro - adeguato alle normative vigenti nella Comunità europea con un paniere costantemente aggiornato. Per tale ragione, sulla base delle numerose proposte di revisione del paniere da parte delle associazioni dei consumatori sono stati inseriti alcuni prodotti, ormai entrati a far parte della nostra vita, quali il lettore Dvd, le uova di gallina biologiche, l'impianto di riscaldamento autonomo... e ne sono stati eliminati altri, che praticamente non usiamo più, quali la cera liquida per pavimenti, la cerniera lampo, il walkman…” Perché le stime dell’Istat, pur tanto rigorose, sono risultate di tanto inferiori rispetto a quelle dell’Eurispes? Presto detto. “ Istat ed Eurispes utilizzano due metodologie e due panieri differenti. L’Istat costruisce indici di prezzo basati su oltre trecentomila quotazioni di prezzo ogni mese, rilevati in venticinquemila unità di vendita e dodicimila abitazioni; un paniere di 930 prodotti raggruppati in 568 posizioni rappresentative e 209 voci di prodotti. Eurispes, secondo quanto riportato dalla stampa utilizza un campione esiguo fatto di 20 famiglie, 150 voci, 180 comuni. Il metodo dell’Eurispes consiste nel rilevamento dei prezzi più alti e quelli più bassi da cui poi si ricava una media aritmetica semplice. Di contro il metodo dell’Istat prevede il rilevamento dei prezzi dei prodotti più venduti in un determinato negozio e l'utilizzo di una media aritmetica ponderata.” Le istanze giunte da più parti risultano allora inopportune? “ Certamente no - continua la Cuffaro - ben vengano le critiche, purchè motivate. Una cosa da aggiustare nel paniere dell’Istat a mio avviso c’è ed è il peso che viene attribuito ad alcuni capitoli di spesa per esempio il peso del capitolo abitazione, acqua, elettricità e combustibili è pari al 9,3, quello del capitolo comunicazioni solo al 3,2 ed entrambi mi sembrano sottostimati di contro, altri, come quello del capitolo mobili per la casa pari al 10,6 mi sembrano decisamente sovrastimati”. Una cosa è certa. Le abitudini di acquisto degli Italiani sono cambiate. Se ciò non è riconducibile ai rincari dei prodotti allora a cosa può addebbitarsi? “ Al clima di incertezza e di paura - sostiene Miranda Cuffaro - che domina la vita degli Italiani, che non ricevono segnali forti di una ripresa economica sana e ben costruita, ma piuttosto segnali contraddittori o addirittura negativi".
Maria Catena Salerno

(15 gennaio2003)

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