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Cinema

030109trupi
Al, John e Jack, si ride ma non di gusto
Poche risate ma successo garantito per il trio vincente Aldo, Giovanni e Giacomo. Questa volta sono tre malavitosi dell'America degli anni '50 e non è solo Aldo a sfoderare l'accento siciliano

Carestia nel mondo del divertimento. I tre pupilli della comicità italiana, Aldo, Giovanni e Giacomo, si presentano sotto tono nelle sale nazionali, con il loro "La leggenda di Al, John e Jack". Al trio non è mancata la fiducia del pubblico, che ha imparato ad apprezzarli prima in teatro, poi in tv con Mai dire gol e infine al cinema, con "Tre uomini e una gamba", "Così è la vita" e "Chiedimi se sono felice", in ordine cronologico e di risate. Sembra che col passare del tempo la carica d'ilarità dei tre comici si vada esaurendo, o forse sono gli spettatori che si abituano a quelle che risultano essere sempre le stesse gags. Nel loro ultimo lavoro, Aldo, Giovanni e Giacomo hanno indossato i panni dei gangster anni '50, cercando di abbandonare le battute di repertorio. Ma la caratteristica delle loro perfomance passate si potrebbe riassumere in tre parole: "sbellicarsi dal ridere". Eppure "La leggenda di Al, John e Jack" fa appena sorridere, di tanto in tanto. Non basta.
Raccontare la trama equivale a svelare la maggior parte di ciò che rivela il film. Giovanni e Giacomo, appartenenti alla mafia americana, rapiscono Aldo, proprietario di una lavenderia che soffre di un raro disturbo: se si addormenta affiora l'amnesia e non ricorda neppure la sua identità. I due gangster gli fanno credere di essere uno di loro, anche lui appartenente alla malavita e lo istruiscono per compiere un piano che dovrebbe salvare loro la vita (i cecchini li cercano per ucciderli, dopo che Giacomo-John ha per errore ucciso la zia del boss). Una pellicola leggera, ma non all'altezza delle loro capacità.

Rosalia Trupiano

(9 gennaio 2003)

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