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Facoltà di Scienze

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Una nuova cometa nei cieli della Sicilia
L'astro sarà visibile fino al 15 gennaio e chi volesse osservarlo dovrà scrutare il cielo prima dell'alba. Le comete sono astri di straordinaria importanza per gli astonomi perché racchiudono in sé i segreti della formazione del sistema solare. Parla Salvatore Serio, docente di astronomia alla Facoltà di Scienze dell'università di Palermo e presidente della Società Astronomica Italiana

In questi giorni è possibile osservare in cielo una nuova cometa. Il corpo celeste si chiama C/2002 X5, è stato scoperto da due astrofili giapponesi e sarà visibile dalla Sicilia fino al 15 gennaio. Chi volesse ammirarlo dovrà scrutare il cielo prima dell'alba.
Le comete sono astri importantissimi per lo studio del nostro sistema planetario, dal momento che sono considerate i "residui" della formazione del sistema solare e scoprire la loro natura può dare dei contributi rilevanti per aiutarci a comprendere come si sia formata questa porzione di galassia. Osservare una cometa è dunque come studiare una simbolica stele di Rosetta dello spazio, perché in essa vi è scritta, in una lingua oscura che stiamo ancora cercando di decifrare, la storia del nostro sistema planetario.
Per saperne qualcosa in più Ateneonline ha dato la parola al professor Salvatore Serio, docente di astronomia alla Facoltà di Scienze dell’università di Palermo e presidente della Società Astronomica Italiana. "Le comete sono corpi minori - spiega Serio - e sono formate da ghiaccio, acqua e da numerose particelle che risalgono alla nascita del sistema solare. Studiarle con attenzione significa cominciare a penetrare i segreti del nostro sistema planetario, partendo dalla sua formazione. Per tale motivo è importante avere la possibilità di osservarle da vicino”. Proprio per questo verrà lanciata fra breve la sonda interplanetaria Rosetta con lo scopo di farla avvicinare al nucleo della cometa 46/P Wirtamen sino a toccarlo.
"Studiare le comete è di particolare importanza per gli astronomi perché - spiega Salvatore Serio - questi corpi celesti non hanno subìto le variazioni che hanno invece affrontato i pianeti”. Purtroppo per gli astronomi mentre i pianeti sono immobili, “l’avvistamento di una cometa non è detto che capiti così spesso. Le comete stanno alla “periferia” del sistema solare. Ogni tanto qualcuna viene a “farci visita” rendendosi visibile. Poi però può tornare da dove è venuta e sparire per sempre. Oppure può dare inizio ad un passaggio periodico, come per esempio la cometa di Halley.”
Anticamente si riteneva che il passaggio di una cometa fosse l’annuncio di un avvenimento straordinario. “Si &endash; conferma Serio &endash; un tempo all'avvistamento di uno di questi corpi celesti si associava un evento catastrofico o estremamente positivo.”
Chiediamo al professore come vada in Italia il livello della ricerca in campo astronomico. “Il nostro Paese è in linea con i programmi di sviluppo mondiali ed europei. Certo, ci sono delle situazioni di eccellenza ed altre meno buone. Negli ultimi tempi la ricerca è stata un po’ penalizzata, ma questo riguarda complessivamente tutti i campi scientifici, non esclusivamente quello astronomico.
Per quanto riguarda l’osservatorio di Palermo bisogna dire che è una struttura dalle elevatissime potenzialità sia perché è scientificamente all’avanguardia, sia perché rappresenta un vero e proprio “museo” della materia, visto che risale agli ultimi anni del Settecento. Una volta l’astronomo era considerato una via di mezzo fra il visionario e il ciarlatano - ricorda Serio - ma per fortuna oggi le cose sono cambiate. L’astronomia è una scienza. Certo, il buon Edmund Halley fu preso in giro quando pronosticò il passaggio della “sua” cometa. Ma alla fine videro che aveva ragione lui. Altro che ciarlatano... L’astronomia ci ha dato un’altra prospettiva. Oggi ne sappiamo molto di più, ma in ogni caso anche da profani possiamo abbandonarci alla bellezza del cosmo quando passa una cometa. È uno spettacolo meraviglioso. Lo studio dei corpi celesti è difficile - conclude Serio - però può dare grandi soddisfazioni”.

Mauro Di Gregorio

(9 gennaio 2003)

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