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Attualità
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021220mari Si può in nome dell'amore, un amore
morboso, ossessivo e geloso torturare una ragazzina di 18 anni scampata
miracolosamente a quella che poteva trasformarsi in tragedia? E' successo
a Catania. Protagonismo tutto al femminile per questa storia, che ha quasi
dell' inverosimile tanto da fare scattare in molti l'associazione con
arancia meccanica. Rita e Maria hanno una relazione stabile
ormai da un po'. Prima di Rita, Maria aveva avuto una storia sentimentale
con un'altra donna, che attualmente lavora in un pub catanese. Quest'ultima
intreccia una tenera amicizia con la protagonista in negativo di questa
sordida vicenda. E' proprio questo a far scattare la gelosia in Maria,
che ritiene probabilmente la ragazzina responsabile della conclusione
del suo precedente rapporto. Rapidi si innescano pensieri di vendetta.
Maria la incontra per strada, con un pretesto la fa salire in macchina
e la porta a casa sua, dove ad attenderle c'è Rita. La casa non
tarda a trasformarsi in un regno di torture: con un fil di ferro collegato
a cavi elettrici le hanno somministrato ripetutamente scariche elettriche,
dopo aver sperimentato un maldestro tentativo di impiccagione, le due
donne trascinano la loro vittima sulla montagna di Nicolosi e la legano
ad un'inferriata, la scospargono di alcool e tentano di darle fuoco, ma
con forza la giovane inizia a divincolarsi fino a quando riesce a liberarsi
e a scappare.Il suo incubo trova, nel cancello aperto di una villa, il
suo epilogo. Le seviziatrici vengono arrestate dai carabinieri e condotte
nel penitenziario di Catania. Su di loro pende una pesante accusa: tentato
omicidio.
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