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Convegni e congressi

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Arte e ambiente, verso un intervento più responsabile
"È importante un recupero dell’arte per la città in un ottica che responsabilizzi l’intervento ambientale". A sostenerlo Enrico Crispolti, docente di storia dell'arte contemporanea, nel corso di un convegno organizzato da Museum, a Bagheria


Opere che passano inosservate. Sono tante le opere artistiche che nelle nostre città sembrano essere state relegate in un fatale silenzio. Esprimono incomunicabilità, indifferenza perché incapaci di destare l’occhio e l’attenzione di un passante, di qualsiasi persona si trovi a camminare inconsapevolmente su “percorsi artistici” delineati e costruiti senza quel necessario e preliminare dialogo con chi alla fine, quei percorsi, li avrebbe dovuto vivere e percorrere.
È quanto emerso nel corso di un incontro sull’arte contemporanea dedicato a “Identità e problemi dell’arte ambientale”. A presentarlo Enrico Crispolti, critico d’arte e docente di storia dell’arte contemporanea, nell’ambito del convegno “Dalle cinque alle otto”, organizzato da “Museum” nella splendida cornice di Villa Cattolica, a Bagheria, dove ha sede il Museo “Renato Guttuso”, in collaborazione con Eva di Stefano, docente di storia dell’arte contemporanea presso la facoltà di Lettere e Filosofia. Realizzato nel 1997, “Museum” rappresenta uno dei pochi spazi dedicati alla promozione e valorizzazione delle migliori opere del Novecento firmate da artisti nati in Sicilia, venendosi a configurare come punto di osservazione privilegiato della situazione artistica dell’isola.
Delineando le necessarie premesse storiche, Crispolti ha esposto le diverse tappe propedeutiche alla definizione di una precisa identità dell’arte ambientale, da Volterra ’73 alla Biennale di Venezia ‘76 e ’78, e a un raffronto critico con i problemi a essa attinenti. “È nel corso di Volterra ’73 che si è sviluppato il discorso sulla problematica dell’intervento urbano - spiega - sull’imprescindibile correttezza metodologica che lo precede e lo accompagna. Il discorso italiano sull’arte ambientale – ha aggiunto – è stato inoltre inserito in un quadro di riferimento nell’ambito della Biennale. Esemplificare questo discorso è di notevole attualità, per la necessità di un chiarimento critico, poiché raramente si trovano punti di vista identici. La situazione italiana ha la fortuna di avere come modello una tradizione antica, il Barocco, l’esempio più clamoroso”.
Snodo cruciale del discorso di Crispolti è la differenza tra opera monumentale e opera ambientale. Quale la differenza? “La prima passa inosservata - dice -. La seconda, l’opera ambientale, o d’installazione come viene anche detta, è fatta per essere vista, per cogliere e catturare lo sguardo, per creare un incanto visivo negli occhi del passante. Per scatenare emozioni e reazioni. Ciò che traduce in realtà il Barocco - spiega - primo esempio di arte che mira a realizzare un intervento urbano che dialoga con il contesto in cui si inserisce. Intervento, che in un’ottica semiotica, è un segno tra segni".
L’Architettura ha perso in espressività, diventando anonima e creando spazi anonimi. L’arte ambientale mira a risvegliare la sua capacità semantica per renderla nuovamente espressiva, favorendo anche il connubio con la scultura. "È importante un recupero dell’arte per la città, e di quelle competenze e mestieri a essa legati, in un ottica che responsabilizzi l’intervento ambientale. In genere, – dice – l’amministratore s’inventa e decide un intervento, chi lo opera agisce senza la capacità di rapportarsi con i segni dell’ambiente su cui interviene". L’intervento deve quindi connettersi dialetticamente con il contesto, considerando le componenti ambientali, antropologiche e sociologiche. Queste ultime, nel senso della fruibilità di chi l’ambiente lo vive. Si configura come passo preliminare alla progettazione un confronto in cui l’artista dialoga con le persone che vivono l’ambiente, in cui l’intervento s’inserisce, e con le funzioni a cui risponde. “Non so se bisogna essere piccoli o grandi artisti per operare sull’ambiente - ha detto anche il pittore Emilio Isgroi - ciò che importa è che dell’ambiente si tenga conto”.
Elisa Pizzillo


(20 dicembre 2002)

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