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Economia
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021218damoAP
Formazione,
la parola d'ordine è
trasformazione
"Non si parla più di formazione aziendale, il
cambiamento deve nascere dalla persona e non dalle
macchina". La parola a Luigi M. Sanlorenzo, docente nei
Master promossi da Poliedra - Politecnico di Milano e
Ingegneria Gestionale di Palermo, titolare di Studiofor e
presidente regionale dellAssociazione nazionale
formatori (AIF)
La parola formazione ha significato negli ultimi
anni, soprattutto nellambito dellamministrazione
pubblica, la panacea per risolvere tutti i problemi, ha
significato creare una classe di manager e dipendenti capaci
di lavorare bene con gli strumenti dati dalle aziende. Ma lo
scenario delladdestramento è cambiato. Dalla
fine degli anni Novanta a oggi il modello di formazione
è andato sempre più spostandosi verso la
realizzazione di sistemi cognitivi versatili e non statici e
tradizionali. Si moltiplicano nella Pubblica
Amministrazione e si rafforzano nelle Organizzazioni
Private, - dice Luigi Sanlorenzo, docente nei Master
promossi da Poliedra - Politecnico di Milano e Ingegneria
Gestionale di Palermo, titolare di Studiofor e presidente
regionale dell'Associazione nazionale formatori (AIF).
Sanlorenzo esperto di formazione allora e di trasformazione
adesso - le strutture mirate non più al semplice
addestramento (tecnico in fabbrica e giuridico negli Enti
Pubblici) ma sempre di più concepite per implementare
e sviluppare nuovi sistemi di competenze e
modalità di apprendimento e di auto formazione
(learning center disponibili durante e oltre lorario
di lavoro, formazione a distanza ecc.). E questa
la nuova frontiera dellinsegnamento e della formazione
professionale. Nel percorso di crescita dei ragazzi che poi
diventeranno uomini e lavoratori, lUniversità
deve ormai passare dal trasferimento di sapere non
operativizzato, alla trasmissione di competenze che aiutino
nella pratica professionale. E forte da parte
dei laureandi e neolaureati lesigenza di confrontarsi
con specialisti del settore lavorativo verso cui si
orientano. Però non è facile far comprendere
che la buona formazione, anzi trasformazione è a
pagamento. Ciò che il mondo
dellinsegnamento dovrebbe analizzare è un nuovo
modo di guardare ai percorsi tradizionali che hanno segnato
levoluzione della società italiana dal
dopoguerra ad oggi. La dimensione temporale
delleducazione, ieri ristretta esclusivamente
nelletà giovanile, e oggi estesa come
necessità di includere tutti gli stadi e le fasi
della vita adulta, senza interruzione ha creato quei
fenomeni che sono le Università della Terza
età. Il cambiamento e la trasformazione deve
passare anche attraverso i metodi di insegnamento- insiste
Sanlorenzo - Serve a poco che la nostalgia di docenti e
insegnanti, ma anche di dirigenti di organizzazioni
pubbliche e private, formatisi sulla parola scritta, diventi
unostinata pretesa e faccia considerare come media
minori quelli che utilizzano altri linguaggi. Allo
stesso modo luoghi come laula tradizionale, tempi non
adeguatamente modulari, criteri espositivi e mezzi di
comunicazione, spesso solo verbali e univoci non realizzano
più condizioni efficaci dellapprendimento e
incidono significativamente sul successo formativo. La
realtà che si pone davanti ai ragazzi che escono dal
sistema formativo di base è quella di possedere tante
conoscenze, ma nessuna competenza. Una delle soluzioni
è il ricorso a metodologie attive, ad innovazione
didattica e allutilizzo di action learning. Queste
metodologie rimangono ancora nel sistema formativo
uneccezione e talvolta uneccentricità
guardata con sospetto. LOrganizzazione in cui si
lavora diventa il luogo in cui si realizza e si compie la
formazione lungo lintero arco della vita, di cui la
scuola e luniversità rappresentano ormai solo
la fase in cui ci si allena ad acquisire gli strumenti per
tale lunga navigazione. Per questo, secondo il nuovo modo
d'intendere la "formazione", è paradossale che
nelle Università e nelle Organizzazioni si impari a
pianificare la risorsa finanziaria e quella organizzativa ,
ma non lo sviluppo delle risorse umane, della relativa
valorizzazione e del migliore impiego nei territori che le
esprimono. Per riuscire a fare questo, maestri,
professori, formatori professionali, esperti di risorse
umane e responsabili organizzativi ( e non più solo
del Personale come avveniva un tempo) e quadri intermedi in
ogni contesto devono acquisire e mantenere competenze in
termini di gestione e sviluppo delle risorse
umane nella consapevolezza che questa è la
nuova condizione per generare valore aggiunto
dellorganizzazione pubblico/ privata e
contemporaneamente il benessere complessivo delle singole
persone che la abitano".
Daniela Mogavero
( 18 dicembre
2002)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
Testata periodica registrata presso il Tribunale di Palermo
al n. 10 del 1/6/2001
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Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di
laurea in Scienze della Comunicazione
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