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Economia 

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Formazione, la parola d'ordine è trasformazione
"Non si parla più di formazione aziendale, il cambiamento deve nascere dalla persona e non dalle macchina". La parola a Luigi M. Sanlorenzo, docente nei Master promossi da Poliedra - Politecnico di Milano e Ingegneria Gestionale di Palermo, titolare di Studiofor e presidente regionale dell’Associazione nazionale formatori (AIF)

La parola “formazione” ha significato negli ultimi anni, soprattutto nell’ambito dell’amministrazione pubblica, la panacea per risolvere tutti i problemi, ha significato creare una classe di manager e dipendenti capaci di lavorare bene con gli strumenti dati dalle aziende. Ma lo scenario dell’addestramento è cambiato. Dalla fine degli anni Novanta a oggi il modello di formazione è andato sempre più spostandosi verso la realizzazione di sistemi cognitivi versatili e non statici e tradizionali. “Si moltiplicano nella Pubblica Amministrazione e si rafforzano nelle Organizzazioni Private, - dice Luigi Sanlorenzo, docente nei Master promossi da Poliedra - Politecnico di Milano e Ingegneria Gestionale di Palermo, titolare di Studiofor e presidente regionale dell'Associazione nazionale formatori (AIF). Sanlorenzo esperto di formazione allora e di trasformazione adesso - le strutture mirate non più al semplice addestramento (tecnico in fabbrica e giuridico negli Enti Pubblici) ma sempre di più concepite per implementare e sviluppare nuovi “sistemi di competenze” e modalità di apprendimento e di auto formazione (learning center disponibili durante e oltre l’orario di lavoro, formazione a distanza ecc.)”. E’ questa la nuova frontiera dell’insegnamento e della formazione professionale. Nel percorso di crescita dei ragazzi che poi diventeranno uomini e lavoratori, l’Università deve ormai passare dal trasferimento di sapere non operativizzato, alla trasmissione di competenze che aiutino nella pratica professionale. “E’ forte da parte dei laureandi e neolaureati l’esigenza di confrontarsi con specialisti del settore lavorativo verso cui si orientano. Però non è facile far comprendere che la buona formazione, anzi trasformazione è a pagamento”. Ciò che il mondo dell’insegnamento dovrebbe analizzare è un nuovo modo di guardare ai percorsi tradizionali che hanno segnato l’evoluzione della società italiana dal dopoguerra ad oggi. La dimensione temporale dell’educazione, ieri ristretta esclusivamente nell’età giovanile, e oggi estesa come necessità di includere tutti gli stadi e le fasi della vita adulta, senza interruzione ha creato quei fenomeni che sono le Università della Terza età. “Il cambiamento e la trasformazione deve passare anche attraverso i metodi di insegnamento- insiste Sanlorenzo - Serve a poco che la nostalgia di docenti e insegnanti, ma anche di dirigenti di organizzazioni pubbliche e private, formatisi sulla parola scritta, diventi un’ostinata pretesa e faccia considerare come media minori quelli che utilizzano altri linguaggi.” Allo stesso modo luoghi come l’aula tradizionale, tempi non adeguatamente modulari, criteri espositivi e mezzi di comunicazione, spesso solo verbali e univoci non realizzano più condizioni efficaci dell’apprendimento e incidono significativamente sul successo formativo. La realtà che si pone davanti ai ragazzi che escono dal sistema formativo di base è quella di possedere tante conoscenze, ma nessuna competenza. “Una delle soluzioni è il ricorso a metodologie attive, ad innovazione didattica e all’utilizzo di action learning. Queste metodologie rimangono ancora nel sistema formativo un’eccezione e talvolta un’eccentricità guardata con sospetto.” L’Organizzazione in cui si lavora diventa il luogo in cui si realizza e si compie la formazione lungo l’intero arco della vita, di cui la scuola e l’università rappresentano ormai solo la fase in cui ci si allena ad acquisire gli strumenti per tale lunga navigazione. Per questo, secondo il nuovo modo d'intendere la "formazione", è’ paradossale che nelle Università e nelle Organizzazioni si impari a pianificare la risorsa finanziaria e quella organizzativa , ma non lo sviluppo delle risorse umane, della relativa valorizzazione e del migliore impiego nei territori che le esprimono. “ Per riuscire a fare questo, maestri, professori, formatori professionali, esperti di risorse umane e responsabili organizzativi ( e non più solo del Personale come avveniva un tempo) e quadri intermedi in ogni contesto devono acquisire e mantenere competenze in termini di “gestione e sviluppo delle risorse umane” nella consapevolezza che questa è la nuova condizione per generare valore aggiunto dell’organizzazione pubblico/ privata e contemporaneamente il benessere complessivo delle singole persone che la abitano".
Daniela Mogavero

( 18 dicembre 2002)

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