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Il giornalismo? Cercatelo nei programmi di satira


di Franco Nicastro

Alcuni giornali hanno dato la notizia con imbarazzato pudore, altri con candido stupore, qualcuno con camuffata noncuranza. Tutti hanno però capito che c’era un risvolto polemico nella decisione di dare il prestigioso premio “È giornalismo” a Striscia la notizia, che è un programma di satira non di informazione.
Detto per inciso, l’autorevolezza del premio è attestata dal fatto che della giuria fanno parte maestri del giornalismo come Enzo Biagi e Giorgio Bocca e, fino all’anno scorso, Indro Montanelli. Perché quando si tratta di indicare un modello di informazione vera e dissacrante questi signori pensano ad Antonio Ricci che non è neppure iscritto nell’albo dei giornalisti? Ma è chiaro: premiando un tg che fa la parodia dei tg, la giuria ha voluto farci sapere che perfino il Gabibbo e una compagnia sgangherata sono più credibili di un compassato giornalista televisivo. Una provocazione. “I nostri inviati &endash; ha detto Ricci a Repubblica &endash; sono cabarettisti falliti, gente assolutamente improponibile. I nostri conduttori sono due comici. Abbiamo le risate finte. Il nostro opinionista è un pupazzo. Mentre le veline ballano sul banco delle notizie”. Eppure questa televisione che sbeffeggia la televisione riesce a sventare le truffe delle maghe e a mandare in galera Wanna Marchi e il suo amico Mario do Nascimiento, va a caccia delle mille inefficienze della burocrazia, denuncia e ridicolizza le aberrazioni del potere. Insomma, fa quello che i giornali e i programmi di informazione non hanno mai fatto o non sanno più fare.
Striscia la notizia cresce allora sulla debolezza del giornalismo italiano. Ne gode, ne mistifica l’aura di sacralità, ne rivela limiti e vizi. E, ridendoci su, ci fa capire meglio perché oggi la satira sia diventata la forma migliore di informazione. O almeno la più efficace e, come sostiene l’Auditel, la più popolare.
Non può certo sfuggire il fatto che, sulla scia tracciata da Ricci, si va facendo strada un altro modello di “controinformazione” televisiva. Ne sono cantori le Iene che, dopo avere ridicolizzato e tartassato ministri, sottosegretari, leader di partito, hanno cominciato a prendere di mira imbroglioni, truffatori, adescatori di veline, falsi volontari. Insomma tutto il popolo della tv dell’inganno. Anche loro fanno un programma di satira. E anche loro fanno naturalmente informazione colmando il vuoto lasciato dal giornalismo corrente. Prima o poi qualcuno li premierà.
Tutto questo accade, ha scritto Fabrizio Randolino sulla Stampa, “perché è il panorama desolatamente conformista, autoreferenziale e parassitario dell’informazione in Italia (in tv e sui giornali) a far risaltare come una stella di prima grandezza ciò che in realtà dovrebbe appartenere alla normale amministrazione di un sistema dei media efficiente ed efficace”.
Le abbiamo già sentite queste critiche che peraltro contengono molte verità. Ma il premio a Striscia la notizia ci dice qualche altra cosa. Intanto che la tv va sempre più diventando misura di tutte le cose. E poi che si va affermando una curiosa concezione della satira come mezzo di informazione più credibile. Speriamo almeno che, con l’aria che tira, non diventi l’unico. Lo stesso Bocca è convinto che “non si informa con le smorfie e con le risate registrate”. Consideriamo allora il premio al programma di Ricci una sferzata salutare. Se così non fosse, bisognerebbe concludere che di questi tempi il giornalismo sta proprio male. E, come direbbe Woody Allen, neanche io mi sento tanto bene.



(13 dicembre 2002)

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