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Carenza di medicine, la globalizzazione non aiuta
Il
75 per cento degli abitanti del pianeta consuma appena l8 per cento
dei farmaci e la causa di questa situazione è leccessivo
costo delle medicine. Cosa si può fare per cambiare questa situazione.
Parla il professore Paolo Del Debbio, della Iulm di Milano
La globalizzazione ha uniformato molti settori di società fra loro
lontane per distanza e per cultura. Ma il modo in cui le malattie sono
distribuite nel mondo indica che almeno in questo triste campo ogni luogo
mantiene le sue peculiarità. Le malattie che affliggono la popolazione
di un Paese sono correlate, fra le altre cose, anche alla sua economia.
Se in Occidente i tumori da inquinamento e le patologie legate allobesità
hanno un grado di diffusione relativamente alto, in un qualsiasi Paese
africano i flagelli sono laids e le malattie legate alla denutrizione.
In quale rapporto stiano le malattie con il processo di uniformità
in corso nel pianeta è stato spiegato dal professor Paolo Del Debbio,
delluniversità Iulm di Milano nel corso del convegno tenutosi
allo Steri lo scorso giovedì 28 novembre. Lincontro ha fatto
parte degli appuntamenti del Progetto Amazzone, una serie di convegni
sul cancro organizzati dallassociazione Arlenika e che ha avuto
il patrocinio, fra gli altri, anche delluniversità di Palemo.
Del Debbio assicura che la globalizzazione sta avendo impatto anche sulle
tecniche di cura delle malattie. Tale impatto, tuttavia non
è assolutamente proporzionale: cè infatti una discrasia
fra la distribuzione della popolazione nel mondo e la disponibilità
dei medicamenti: il 75 per cento degli abitanti del pianeta vive
nei paesi del terzo mondo e consuma appena l8 per cento dei farmaci
- ha detto il professore - e la causa di questa situazione è leccessivo
costo delle medicine. Se poi viene considerata la possibilità di
accedere alle prestazioni mediche questa percentuale già bassa
si riduce ulteriormente. Per quale motivo nei paesi del terzo mondo
è tanto difficile procurarsi delle medicine? Del Debbio non ha
dubbi: La colpa è dei brevetti che tengono alti i prezzi
dei medicamenti e le soluzioni finora tentate dai Paesi occidentali non
sono assolutamente efficaci. Le deroghe e le donazioni, infatti,
sono solo soluzioni temporanee e gli investimnti a pioggia
non sono efficaci. Il rimedio definitivo sarebbe permettere ai paesi del
terzo mondo di immettersi nel mercato globale. Se un Paese ricco
dona 100 dollari ad un Paese povero in realtà è come se
gliene togliesse 300, se non gli permette di accedere con i suoi prodotti
al commercio internazionale. Il problema, chiaramente, non può
essere risolto col solo impegno dei Paesi ricchi a commercilizzare con
quelli poveri perché in questo modo si potrebbe verificare
una situazione paradossale: se un Paese occidentale comprasse da uno stato
africano dei manufatti che potrebbe produrre sul proprio territorio si
creerebbero dei problemi economici e sociali interni. Tuttavia,
permettere laccesso al mercato globale è lunica via
per far sfuggire lAfrica al suo destino di miseria.
E a proposito di destino, nei paesi occidentali chi soffre di un male
attualmente incurabile non ha speranza di salvarsi da un fato che è
spesso scritto nei suoi geni? Nel suo breve intervento il Rettore delluniversità
di Palermo Giuseppe Silvestri ha illustrato quali potrebbero essere gli
scenari futuri della genetica. Le terapie diagnostiche si sono evolute
enormemente negli ultimi anni e in futuro non sarebbe assurdo pensare
a delle diagnosi talmente precoci da rilevare una male già
nel codice genetico di una persona. Se da un lato questo sarebbe un enorme
passo in avanti verso la prevenzione e la cura di certi tipi di malattie,
dallaltro aprirebbe importanti problemi morali. Si dovrebbe, insomma,
rivedere la problematica etica in vista di queste nuove possibili scoperte
scientifiche.
Mauro di Gregorio
& Salvo Ingargiola
6 dicembre 2002
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