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Convegni e congressi

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Carenza di medicine, la globalizzazione non aiuta
Il 75 per cento degli abitanti del pianeta consuma appena l’8 per cento dei farmaci e la causa di questa situazione è l’eccessivo costo delle medicine. Cosa si può fare per cambiare questa situazione. Parla il professore Paolo Del Debbio, della Iulm di Milano

La globalizzazione ha uniformato molti settori di società fra loro lontane per distanza e per cultura. Ma il modo in cui le malattie sono distribuite nel mondo indica che almeno in questo triste campo ogni luogo mantiene le sue peculiarità. Le malattie che affliggono la popolazione di un Paese sono correlate, fra le altre cose, anche alla sua economia. Se in Occidente i tumori da inquinamento e le patologie legate all’obesità hanno un grado di diffusione relativamente alto, in un qualsiasi Paese africano i flagelli sono l’aids e le malattie legate alla denutrizione.
In quale rapporto stiano le malattie con il processo di uniformità in corso nel pianeta è stato spiegato dal professor Paolo Del Debbio, dell’università Iulm di Milano nel corso del convegno tenutosi allo Steri lo scorso giovedì 28 novembre. L’incontro ha fatto parte degli appuntamenti del Progetto Amazzone, una serie di convegni sul cancro organizzati dall’associazione Arlenika e che ha avuto il patrocinio, fra gli altri, anche dell’università di Palemo.
Del Debbio assicura che la globalizzazione sta avendo impatto anche sulle tecniche di cura delle malattie. Tale “impatto”, tuttavia non è assolutamente proporzionale: c’è infatti una discrasia fra la distribuzione della popolazione nel mondo e la disponibilità dei medicamenti: “il 75 per cento degli abitanti del pianeta vive nei paesi del terzo mondo e consuma appena l’8 per cento dei farmaci - ha detto il professore - e la causa di questa situazione è l’eccessivo costo delle medicine. Se poi viene considerata la possibilità di accedere alle prestazioni mediche questa percentuale già bassa si riduce ulteriormente”. Per quale motivo nei paesi del terzo mondo è tanto difficile procurarsi delle medicine? Del Debbio non ha dubbi: “La colpa è dei brevetti che tengono alti i prezzi dei medicamenti e le soluzioni finora tentate dai Paesi occidentali non sono assolutamente efficaci”. Le deroghe e le donazioni, infatti, sono solo soluzioni temporanee e gli investimnti “a pioggia” non sono efficaci. Il rimedio definitivo sarebbe permettere ai paesi del terzo mondo di immettersi nel mercato globale. “Se un Paese ricco dona 100 dollari ad un Paese povero in realtà è come se gliene togliesse 300, se non gli permette di accedere con i suoi prodotti al commercio internazionale”. Il problema, chiaramente, non può essere risolto col solo impegno dei Paesi ricchi a commercilizzare con quelli poveri perché “in questo modo si potrebbe verificare una situazione paradossale: se un Paese occidentale comprasse da uno stato africano dei manufatti che potrebbe produrre sul proprio territorio si creerebbero dei problemi economici e sociali interni”. Tuttavia, permettere l’accesso al mercato globale è l’unica via per far sfuggire l’Africa al suo destino di miseria.
E a proposito di destino, nei paesi occidentali chi soffre di un male attualmente incurabile non ha speranza di salvarsi da un fato che è spesso scritto nei suoi geni? Nel suo breve intervento il Rettore dell’università di Palermo Giuseppe Silvestri ha illustrato quali potrebbero essere gli scenari futuri della genetica. “Le terapie diagnostiche si sono evolute enormemente negli ultimi anni e in futuro non sarebbe assurdo pensare a delle diagnosi talmente “precoci” da rilevare una male già nel codice genetico di una persona. Se da un lato questo sarebbe un enorme passo in avanti verso la prevenzione e la cura di certi tipi di malattie, dall’altro aprirebbe importanti problemi morali. Si dovrebbe, insomma, rivedere la problematica etica in vista di queste nuove possibili scoperte scientifiche”.

Mauro di Gregorio & Salvo Ingargiola

6 dicembre 2002

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