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convegni e congressi

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Vendetta e intolleranza
nell'ordine dei Francescani
Questi due dei temi affrontati nel corso della settimana di studi dedicata a "Francescani e Politica". Due aspetti insoliti in contrasto con l'etica e i valori di tolleranza e conciliazione propri del Francescanesimo

"Non esiste giustizia senza vendetta. La vendetta è ingiusta solo se inferta da un potere non autorizzato”. È questa la prospettiva da cui Luca Parisoli, docente dell’Università di Parigi, affronta il tema della “vindicatio”, rintracciando il significato all’interno degli scritti di autori francescani, per approdare a una teoria del diritto francescano. “Più che sentimento psicologico e spontaneo, la vindicatio (vendetta) - spiega Parisoli - è un momento intrinsecamente costitutivo dell’azione del giudice nell’applicazione della giustizia. La vendetta è un sistema giuridico, con proprie forme storiche. E come il diritto naturale si configura strumento regolativo di una politica del diritto civile &endash; continua - la vendetta viene ad esserlo del diritto penale. Senza non aver prima affrancato il termine dall’uso connotativo che viene fatto nel linguaggio comune”.
Quello dei rapporti tra diritto naturale e vendetta è stato uno dei temi centrali presi in esame nel corso del Convegno internazionale di studi “I Francescani e la politica”. Lo studioso ha evidenziato il carattere prescrittivo più che descrittivo della teoria politica francescana, data comunque la difficoltà di ritrovare in generale tassografie piuttosto che tassonomie. “Il diritto naturale - sostiene Parisoli &endash; assolve a due funzioni. Fondare il potere di un soggetto e contrastare il cattivo uso che questi può farne. La vendetta, se da un lato resta oggetto di riprovazione, dall’altro è inevitabile, in quanto elemento costitutivo dei rapporti umani”. E sciolti i vincoli dal significato negativo di risentimento e violenza sconsiderata, la vindicatio entra a pieno titolo nel sistema del diritto come regolamentazione ed elemento costitutivo della giustizia. Abolita la faida, come vendetta privata, il termine viene risemantizzato dal giudice come giustizia. Si usa vendetta e non pena e l’ambiguità lessicale rientra in una strategia argomentativa. Parisoli fa un inoltre un confronto a cavallo tra due secoli, tra Duns Scoto del ‘300 e Di Castro del’500: "Anche se la pena di morte è considerata da Scoto come lecita e inserita all’interno di un sistema di diritto positivo, risulta comunque più giuridicamente vincolata, rispetto alla posizione assunta da Di Castro, che invece la considera illecita e facente parte del diritto naturale e quindi demandata interamente alla libera discrezionalità del giudice". Tra gli altri temi affrontati al convegno, quello di Maria Del Pilar Rabade Obrado, docente madrilena, propone una lettura nuova sull’origine dell’Inquisizione spagnola, evidenziando il ruolo che l’ordine ebbe in ordine alla costituzione e al suo successivo consolidamento. I francescani, ordine tradizionalmente tollerante, avevano basato la loro azione predicatrice e di conversione, basandosi sullo spirito di conciliazione del Santo. “Ma alla fine del ‘400 &endash; afferma la studiosa - l'ordine divenne fiero paladino dell’intolleranza e fortemente ostile agli ebrei convertiti al cristianesimo”. Misure coercitive, espulsione e creazione dell’Inquisizione costituirono per l’ordine l’unica risposta al problema da essi rappresentato. Ecco perché, l’Inquisizione spagnola, fondata nel 1478 da Sisto IV, fu fortemente voluta dai francescani. che nelle loro missioni furono più aggressivi rispetto agli stessi domenicani, notoriamente inquisitori per eccellenza. Del resto &endash; spiega la studiosa &endash; quella dei francescani era la sola risposta che dati i tempi e il problema da essi ci si poteva attendere”.
Elisa Pizzillo


(6 dicembre 2002)

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