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021206elpi
Vendetta e intolleranza nell'ordine dei
Francescani
Questi due dei temi
affrontati nel corso della settimana di studi dedicata a
"Francescani e Politica". Due aspetti insoliti in contrasto
con l'etica e i valori di tolleranza e conciliazione propri
del Francescanesimo
"Non esiste giustizia senza
vendetta. La vendetta è ingiusta solo se inferta da
un potere non autorizzato. È questa la
prospettiva da cui Luca Parisoli, docente
dellUniversità di Parigi, affronta il tema
della vindicatio, rintracciando il significato
allinterno degli scritti di autori francescani, per
approdare a una teoria del diritto francescano.
Più che sentimento psicologico e spontaneo, la
vindicatio (vendetta) - spiega Parisoli - è un
momento intrinsecamente costitutivo dellazione del
giudice nellapplicazione della giustizia. La vendetta
è un sistema giuridico, con proprie forme storiche. E
come il diritto naturale si configura strumento regolativo
di una politica del diritto civile &endash; continua - la
vendetta viene ad esserlo del diritto penale. Senza non aver
prima affrancato il termine dalluso connotativo che
viene fatto nel linguaggio comune.
Quello dei rapporti tra diritto naturale e vendetta è
stato uno dei temi centrali presi in esame nel corso del
Convegno internazionale di studi I Francescani e la
politica. Lo studioso ha evidenziato il carattere
prescrittivo più che descrittivo della teoria
politica francescana, data comunque la difficoltà di
ritrovare in generale tassografie piuttosto che tassonomie.
Il diritto naturale - sostiene Parisoli &endash;
assolve a due funzioni. Fondare il potere di un soggetto e
contrastare il cattivo uso che questi può farne. La
vendetta, se da un lato resta oggetto di riprovazione,
dallaltro è inevitabile, in quanto elemento
costitutivo dei rapporti umani. E sciolti i vincoli
dal significato negativo di risentimento e violenza
sconsiderata, la vindicatio entra a pieno titolo nel sistema
del diritto come regolamentazione ed elemento costitutivo
della giustizia. Abolita la faida, come vendetta privata, il
termine viene risemantizzato dal giudice come giustizia. Si
usa vendetta e non pena e lambiguità lessicale
rientra in una strategia argomentativa. Parisoli fa un
inoltre un confronto a cavallo tra due secoli, tra Duns
Scoto del 300 e Di Castro del500: "Anche se la
pena di morte è considerata da Scoto come lecita e
inserita allinterno di un sistema di diritto positivo,
risulta comunque più giuridicamente vincolata,
rispetto alla posizione assunta da Di Castro, che invece la
considera illecita e facente parte del diritto naturale e
quindi demandata interamente alla libera
discrezionalità del giudice". Tra gli altri temi
affrontati al convegno, quello di Maria Del Pilar Rabade
Obrado, docente madrilena, propone una lettura nuova
sullorigine dellInquisizione spagnola,
evidenziando il ruolo che lordine ebbe in ordine alla
costituzione e al suo successivo consolidamento. I
francescani, ordine tradizionalmente tollerante, avevano
basato la loro azione predicatrice e di conversione,
basandosi sullo spirito di conciliazione del Santo. Ma
alla fine del 400 &endash; afferma la studiosa -
l'ordine divenne fiero paladino dellintolleranza e
fortemente ostile agli ebrei convertiti al
cristianesimo. Misure coercitive, espulsione e
creazione dellInquisizione costituirono per
lordine lunica risposta al problema da essi
rappresentato. Ecco perché, lInquisizione
spagnola, fondata nel 1478 da Sisto IV, fu fortemente voluta
dai francescani. che nelle loro missioni furono più
aggressivi rispetto agli stessi domenicani, notoriamente
inquisitori per eccellenza. Del resto &endash; spiega la
studiosa &endash; quella dei francescani era la sola
risposta che dati i tempi e il problema da essi ci si poteva
attendere.
Elisa Pizzillo
(6
dicembre 2002)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
Testata periodica registrata presso il Tribunale di Palermo
al n. 10 del 1/6/2001
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Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di
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