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Architettura

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Il restauro architettonico per conservare il patrimonio
Una materia fondamentale per gli architetti che decidono di impegnarsi nel recupero dei tesori del passato. Presto anche un corso di laurea dedicato al restauro

In una città come Palermo e ancora di più in un paese come l’Italia, così ricco di reperti archeologici, di monumenti che gli antichi hanno lasciato e che il tempo ha fatto arrivare intatti ai giorni nostri, fondamentale è una ricerca approfondita sulla tematica del restauro, in particolare quello architettonico. Per preservare dal tempo e dalle calamità i segni e le testimonianze delle dominazioni passate e dei popoli che hanno vissuto nel nostro Paese è oggi, più di prima, necessaria una competenza in materia di restauro architettonico. Inoltre, oggi dal punto di vista lavorativo, l’ambiente del restauro è sicuramente quello che attira di più i giovani architetti e nel quale le prospettive d’impiego sono maggiori. Le politiche statali testimoniano come ci si sia resi conto che il mantenimento dei monumenti è importante per preservare il patrimonio storico e culturale del Paese. Dagli anni Sessanta a oggi i fondi destinati al recupero delle opere d’arte è aumentato (prima era del 5% circa) a discapito dei fondi destinati alla costruzione di nuove strutture ( su cui veniva investito circa l’80%). C’è sempre una maggior richiesta di giovani specializzati in questo settore. I laureandi in architettura e quindi aspiranti architetti, danno da un po’ di anni a questa parte molta attenzione a questa materia, tanto che a breve verrà creato un nuovo corso di laurea che si occuperà interamente di restauro architettonico. Un passo avanti per soddisfare la sete di sapere su questo argomento. Intanto esiste già una materia che si occupa di trattare i modi e i metodi per recuperare i monumenti, le lezioni sono tenute dal professore associato Franco Tomaselli. “Noi cerchiamo di insegnare agli studenti,prima di tutto, l’amore per il patrimonio artistico-architettonico, di cui è così ricca la nostra città. Poi procediamo nella conoscenza dei metodi che possono servire al recupero di questi tesori”, dice Tomaselli. Il fine ultimo della materia non è però, apprendere solamente come riparare i danni subiti da palazzi o simili, “il nostro obiettivo è quello giungere a una conoscenza tale da non dover ricorrere ai restauri. L’opera di recupero è sempre un atto traumatico, una violenza che si fa nei confronti dei monumenti, per questo la nostra materia dovrebbe evitare che avvengano gli incidenti, più che porre rimedio a questi”. Una conservazione attenta e quotidiana senza aspettare il momento del crollo per procedere alle riparazioni d’emergenza. Il fine ultimo sarebbe quello di riuscire a programmare degli interventi minimi che assicurino di volta in volta sicurezza e stabilità sempre maggiori. Le calamità naturali “non sono prevedibili, ne tanto meno si possono rendere antisismiche strutture antiche, senza danneggiare vistosamente la loro bellezza con innesti troppo invasivi”, dice il professor Tomaselli. Il restauro dei palazzi e dei monumenti incide anche sulla qualità della vita delle persone che per esempio vivono nel centro storico. “Infatti, recuperando le strutture danneggiate, si migliora la città ed è interesse di tutti vivere in un luogo più vivibile e bello da guardare.” Un settore in crescita che attira l’attenzione degli studenti della Facoltà di Architettura, sempre più scrupolosi e curiosi di conoscere con esattezza le possibilità offerte da un mondo nuovo che però lavora con l’antico.
Daniela Mogavero

(foto sian)

(17 dicembre 2002)

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