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021121madi
Il Dilemma africano: o il
transgenico o morire di fame
La già
povera agricoltura africana è stata messa in
ginocchio da recenti sconvolgimenti atmosferici. Gli Stati
Uniti offrono 200 mila tonnellate di mais transgenico di
cui, secondo i parametri europei, non è provata la
non pericolosità. Per gli Usa oltre all'iniziativa
umanitaria è una questione di business. Cosa
dovrebbero fare i governi africani? Rifiutarli e far morire
di fame la popolazione o accettarli e mettere, comunque, a
rischio la salute dei consumatori e
dell'ambiente?
Un'economia povera e basata
quasi interamente sull'agricoltura come quella della maggior
parte dei paesi africani può essere messa in
ginocchio da un qualsiasi sconvolgimento climatico.
Un'inomdazione o un periodo prolungato di siccità
possono dare il colpo di grazia a raccolti già
scarsi. Il rischio per gli abitanti, soprattutto bambini e
malati di aids, è morire di fame. Tra Lesotho e
Swaziland, Zambia e Malawi, Zimbabwe e Mozambico, ci sono
fra sei e nove milioni di persone sottonutrite ed entro
lanno potrebbero diventare tredici milioni. In questa
zona del continente prima le piogge torrenziali hanno
affogato le piantine di mais &endash; il cereale di base,
che copre fino all80 per cento della dieta nei sei
Paesi - poi unimprovvisa e prolungata siccità,
ha bruciato i germogli sopravvissuti. Questa emergenza
alimentare è aggravata da motivi economici e
politici: in questi Paese i due terzi della popolazione
vivono al di sotto della soglia di povertà. Le scorte
di mais abbondano nei magazzini, ma il loro prezzo è
diventato proibitivo.
Una soluzione sarebbe accettare gli aiuti proposti dagli
Stati Uniti, che hanno offerto 200 mila tonnellate di mais e
potrebbero così coprire il 50 per cento del
fabbisogno alimentare di questi Paesi. E' solo che questo
cereale è geneticamente modificato. Negli Stati Uniti
le industrie agricole possono utilizzare liberamente le
colture transgeniche e non hanno alcun obbligo di dichiarare
quali trattamenti ha subìto ciò che coltivano.
Ecco il dilemma africano: o il transgenico o la morte per
fame. In realtà gli ogm (organismi geneticamente
modificati) sono una grande speranza non solo per i paese
poveri, ma per l'intera umanità.
Resta tuttavia un'incognita legata alla sicurezza di tali
prodotti: non esistono studi di medio-lungo termine che
dimostrino la sicurezza dei cibi genticamente modificati. I
rischi sono molteplici e gravi. Nel campo della salute,
vanno dalle allergie indotte e dalla tossicità, fino
allapparizione di nuove forme di microrganismi, virus
e batteri dotati di nuova e sconosciuta aggressività.
In campo ambientale, si va dalla contaminazione delle altre
piante (per esempio a causa dellimpollinazione),
allalterazione della pedogenesi, con caduta della
fertilità dei suoli, fino allo sviluppo di erbe e
insetti che si adattano alle nuove colture per vincerne la
resistenza (si parla di uno o due anni, dopodiché
siamo punto e a capo).
In Europa l'idea riguardo i cibi transgenici è: se
non è provato che sono innocui allora non sono
sicuri. Negli Usa invece prevale lidea che gli ogm
siano del tutto sicuri e che nessuna restrizione possa
essere applicata al loro commercio. Contro il principio di
precauzione, impregnato del solito moralismo europeo, si
dice, valgono le ragioni della "sound science". La scienza
di cui parlano gli americani, però, è quella
costruita nei laboratori della ricerca transgenica che
appartengono o sono finanziati dalle industrie
agroalimentari che devono recuperare gli ingenti
investimenti e cominciare a macinare profitti con gli
ogm.
Insomma, sui cibi transgenici è in atto uno scontro
commerciale di proporzioni gigantesche, con forti risvolti
politici. I produttori americani non possono esportare in
Europa, a causa della non trasparenza della natura degli
alimenti: solo per il mais, la lobby transgenica lamenta una
perdita di 300 milioni di dollari. Depositare alcune
centinaia di migliaia di tonnellate di mais geneticamente
modificato nel bel mezzo dellemergenza alimentare
subsahariana, così, serve a far passare il principio
americano delle mani libere al commercio contro
il principio di precauzione, e allo stesso tempo aiuta a
risolvere una crisi di sovrapproduzione di cibi transgenici,
che sarebbero rifiutati in condizioni "normali".
Mauro Di Gregorio
21 novembre 2002
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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al n. 10 del 1/6/2001
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