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cronaca universitaria

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L’uso dell’ecografia in ostetricia,
un seminario al Policlinico

L’incontro, un aggiornamento in ostetricia in programma nel calendario delle Conversazioni del venerdì, ha visto medici e specializzandi esporre le metodiche di utilizzo dell’ecografia, un esame fondamentale per monitorare l’andamento della gravidanza


Lo scorso 10 ottobre, nell’aula dell’Istituto di ginecologia e ostetricia del Policlinico Paolo Giaccone si è discusso dell’uso dell’ecografia in ostetricia. L’incontro ha fatto parte delle Conversazioni del venerdì, corsi di aggiornamento in ginecologia e ostetricia organizzati dall’Università di Palermo, dal Policlinico universitario, dal Dipartimento materno infantile e dalle Scuole di specializzazione in ginecologia e ostetricia.
Dopo il consueto intervento introduttivo del professor Paolo Quartararo, il direttore dell’istituto, si sono passate in rassegna le tecniche ecografiche da utilizzare nel corso della gravidanza e, in particolare, si è parlato dell’ecografia nelle varie fasi dello sviluppo fetale. Gli ostetrici dividono la gestazione in tre trimestri. La specializzanda Loredana Campisi ha tenuto un intervento sul primo trimestre, periodo durante il quale bisogna assicurarsi che la gravidanza non sia a rischio e si devono segnalare gli eventuali fattori che potrebbero rendere difficile l'indagine, (come per esempio l’obesità, l’oligoidramnios, la pz non collaborante, ecc). Bisogna inoltre datare con precisione l’inizio della gravidanza, osservare se la misura del feto corrisponda a quella prevista sulla base dell'ultima mestruazione, stabilire il numero dei feti e vedere se presentano malformazioni; in caso di gravidanza gemellare, è stato detto, è possibile valutarne il tipo in base al numero delle placente e dei sacchi gestazionali. Bisogna inoltre diagnosticare eventuali distacchi coriali od amnio-coriali o un eventuale aborto.
Dell’impiego dell’ecografia nel secondo trimestre ha parlato la giovane Giusy Mezzapane. Questo esame si incentra sull’osservazione accurata della morfologia del feto e dei suoi annessi (placenta e funicolo), al fine di rilevarne eventuali malformazioni. L' “epoca gestazionale” ideale per eseguire questa ecografia è secondo molti ostetrici a 21 settimane. Nell’uso di questo tipo di rilevazione alcuni specialisti parlano di "ecogenicità" dei tessuti, perché alcune donne sono più facilmente esplorabili di altre da questi esami. Ad esempio il tessuto adiposo sottocutaneo e intrapelvico rappresenta un fattore che, a volte, limita la buona visualizzazione delle strutture da indagare. La cattiva ecogenicità dei tessuti può essere compensata, almeno in parte, da dimensioni fetali maggiori, dove anche una settimana in più può essere rilevante nel migliorare la riuscita dell'esame.
L’impiego dell’ecografia nel terzo trimestre è stato l’oggetto dell’intervento di Provvidenza Ficano. Questo esame viene eseguito solitamente fra la trentesima e la trentaquattresima settimana di gestazione.
L'importanza di questa ecografia è dovuta in primo luogo all’osservazione delle dimensioni fetali. Le misure dei parametri fondamentali (diametro biparietale, femore e circonferenze cranica e addominale) vengono messe a confronto con quelle rilevate nel secondo trimestre al fine di escludere una patologia dell'accrescimento fetale, sia nel senso di un ritardo iposviluppo) sia nel senso di un eccesso di crescita (macrosomia). L'eventuale riscontro di una patologia dell'accrescimento richiede una serie di rivalutazioni ecografiche con velocimetria Doppler associata. Nei casi più impegnativi si procede ad un approfondimento clinico e strumentale in ambiente ospedaliero. Nell'ecografia del Terzo trimestre non bisogna perdere di vista, ancora una volta, la morfologia fetale. Vi sono infatti anomalie che compaiono per la prima volta in questo periodo: sono molte volte già presenti da tempo ma si manifestano in modo sufficientemente diagnosticabile soltanto nel Terzo trimestre.

Mauro Di Gregorio


28/10/02

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