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Agraria - Salute

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La lotta biologica nell'attività di ricerca
della facoltà di Agraria

Docenti da tutto il mondo, massimi esperti del settore, alla Giornata di studio per la lotta biologica, in cui si è discusso di tecniche alternative a diserbanti e pesticidi per combattere i parassiti in agricoltura

Si sente sempre più spesso parlare di alimentazione, cibi biologici senza pesticidi, tutto nel rispetto dell'equilibrio ecologico e della salute dei consumatori. Su questa scia si inserisce la "Giornata di studio sulla lotta biologica", promossa dal Dipartimento di Scienze Entomologiche, Fitopatologiche, Microbíologiche agrarie, Zootecniche (S.En.Fi.Mi.Zo), Sezione di Entomologia, dell'Università di Palermo e in particolare dal Dottorato di ricerca "Difesa fitosanitaria eco-compatibile in ambiente agro-forestale e urbano", coordinato dal Prof Giovanni Liotta.
Lotta biologica che si contrappone alla lotta chimica, praticata per anni, ma decisamente dannosa per molteplici aspetti.
Prodotti chimici quali pesticidi e diserbanti, cosiddetti "senza capacità selettiva", vanno a colpire gli insetti dannosi come e quanto quelli utili, a discapito dell'equilibrio biologico. Molti degli insetti uccisi dai pesticidi sono invece indispensabili per la riproduzione dell'80 per cento delle piante, quelle che si riproducono per impollinazione.
Da anni l'istituto di entomologia dell'Università di Palermo cerca e sperimenta delle alternative alla lotta chimica, soprattutto trovandole nella lotta biologica.
Alla giornata di studio sono stati invitati a fare una relazione il prof. Bob Luck dell'Università di Riverside, California, uno dei massimi esperti di lotta biologica in agrumicoltura, il prof. Joop Van Lenteren dell'Università di Wageningen, Olanda, massimo esperto di lotta biologica in serra, e il prof. Gaetano Siscaro dell'Università di Catania tra i migliori studiosi di lotta biologica in ambiente siciliano.
"Oggi, più che nel passato, si avverte l'esigenza di un'alimentazione sana, priva, cioè, di residui tossici - dice il prof. Liotta - derivati generalmente dall'uso di prodotti chimici impiegati in agricoltura. Tale tendenza deriva dalla maggiore presa di coscienza, sia da parte dell'opinione pubblica che dei ricercatori, degli effetti negativi che tali prodotti portano con sé. Riferendoci ai soli prodotti fitosanitari e soprattutto agli insetticidi gli effetti principali riguardano innanzitutto la loro scarsa selettività, per cui non esplicano la loro azione solo contro gli insetti dannosi, ma anche contro quelli che dannosi non sono e che spesso sono utili, come gli insetti impollinatori e gli insetti ausiliari che svolgono un ruolo importante nel contenimento delle ínfestazioni; causano inoltre l'insorgenza di nuove e più aggressive infestazioni che hanno preso il posto di quelle che si sono volute eliminare. Un altro effetto negativo - continua Liotta - consiste nella creazione di ceppi resistenti agli insetticidi per cui si è dovuto ricorrere a dosi crescenti degli insetticidi prima adoperati o a insetticidi sempre nuovi e sempre più aggressivi. Senza contare la presenza di residui tossici sui prodotti alimentari e la presenza di residui tossici nelle falde acquifere".
Cosa fare per eliminare o almeno ridurre questi effetti?
"Da un canto è necessario attuare strategie di difesa fitosanitarie che siamo il più possibile rispettose dell'ecosistema e della salute dei consumatori, - risponde il prof. Liotta - dall'altro, ove possibile, adoperare la lotta biologica, cioè l'utilizzazione di organismi viventi che siano in grado di contrastare l'azione degli insetti dannosi".
Oggi molti istituti di ricerca in campo nazionale ed internazionale orientano i propri studi e ricerche verso la lotta biologica.
Il prof. Luck ha descritto le tecniche di lotta biologica, basate sull'allevamento e distribuzione in campo di un piccolo Imenottero, Aphytis melinus, contro un insetto cosmopolita, Aonidiella aurantii, che rappresenta una delle maggiori minacce per l'agrumicoltura mondiale, ripercorrendo a ritroso le metodologie applicate sin dalla fine dell'800, quando in California si ebbe una grande infestazione da parte di una cocciniglia dannosa agli agrumi, la Pericerya purchasi, che venne efficacemente combattuta utilizzando un coleottero coccinellide, Rodolia cardinalis, che venne importato dall'Australia, paese di origine della cocciniglia.
Il prof. Van Lenteren ha esposto le tecniche di lotta biologica nelle colture protette, contro il Trialcurodes vaporarikorum, la cosiddetta mosca bianca delle serre, utilizzando il parassitoide Encarsiaformosa, allevato appositi in ettari (le cosiddette biofabbriche) ed esportato in vari paesi in simpatiche confezioni da utilizzare in serra al momento opportuno.
Il prof Siscaro, ha parlato della lotta biologica applicata all'agrumicoltura siciliana, mettendo in evidenza i successi e le difficoltà incontrate e facendo notare il livello raggiunto dai ricercatori siciliani e le positive ricadute di tali tecniche nella qualità della produzione agrumicola.
"Lo scambio di opinioni e di esperienze tra gli studiosi siciliani e quelli di altri paesi - conclude Liotta - non può che essere di buon auspicio per il miglioramento delle produzioni agricole di qualità".
Gabriella Giammanco
Rosalia Trupiano

Per e-mail: trupi@inwind.it

(28 ottobre 2002)

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