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Scienze della formazione - Attualità

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Identità virtuali: una, nessuna e centomila
La Rete sempre più un "terreno di prova" per sperimentare nuove identità. Che sono quasi sempre vicine a quelle reali e impossibili da cancellare. Lo sostiene la professoressa Anna Fici, docente di Nuovi media all'Università di Palermo

Gli ambienti virtuali come dei veri e propri laboratori per sperimentare le tesi che da decenni sociologi, psicologi e filosofi elaborano sulla società postmoderna e sull'uomo. E' questa una delle opportunità straordinarie che il cosidetto cyberspace offre a chi vuole studiare le identità virtuali. Ma esistono delle differenze fra le identità virtuali e quelle reali? Davvero le comunità virtuali possono essere viste allo stesso modo delle comunità off-line?
Giochi identirari nella Rete
Partiamo dal presupposto che non si sa se i risultati degli esperimenti svolti con l'ausilio di Internet siano sempre attendibili. Negli Stati Uniti, tuttavia, psicologi e sociologi hanno effettuato dei "giochi identitari" con l'approccio etnometodologico di Garfinkel e hanno studiato come gli attori sociali si comportano nel passare dal caos all'ordine sociale. In Italia, proprio uno studio sui newsgroup di politica, condotto dalla professoressa Fici, docente di Teorie e tecniche dei nuovi media all'Università di Palermo, ha dimostrato come sia possibile per una persona partecipare al forum con due identità opposte fra loro. "Entravo prima con una determinata identità - racconta la Fici - e poi con una seconda, opposta alla prima, creando un conflitto fra le due personalità". Ebbene, ciò che si è visto è che nelle comunità on line, caratterizzate da indeterminatezza e incertezza, prevalgono la stereotipizzazione e la polarizzazione. In pratica, l'ambiente virtuale è paragonabile a una nebbia, dove un attore sociale non riesce a "vedere" l'altro, se non attraverso dei segnali visibili. Da qui la necessità di definire la propria identità tramite i nickname, cioè i nomi che l'attore sociale virtuale utilizza per farsi riconoscere dagli altri. Mentre nella realtà esistono sempre degli elementi di carattere contestuale, nelle comunità virtuali è necessario rendersi riconoscibili. La conseguenza naturale della stereotipizzazione è la polarizzazione: o stai da una parte, o stai dall'altra parte della barricata; non ci sono spazi negli ambientii virtuali per le sfumature e le posizioni intermedie.
Nel cyberspace non c'è spazio per i moderati
Insomma, il cyberspace come un luogo dove i moderati sono quasi sempre destinati al fallimento e all'emarginazione. Inoltre, il gioco identitario è proporzionale al livello culturale: "d'altronde - sottolinea la professoressa Fici - se mantengo delle relazioni virtuali in maniera continuativa, allora devo anche avere degli orizzonti culturali tali per sostenere l'identità virtuale che nel frattempo mi sono costruito". In pratica, le persone più colte possono sostenere per più tempo un'identità comunicativa fittizia, rispetto a chi invece ha un campo di interessi molto ristretto, come le persone con un livello d'istruzione inferiore.
Differenze culturali a parte, è possibile sostenere un'identità comunicativa fittizia? "E' sicuramente più facile supportare un'identità vicina a quella reale", risponde la professoressa Fici, anche se poi sottolinea che "virtuale non si contrappone a reale". "Chi chatta - continua - stabilisce delle relazioni reali parziali, ma che comunque influenzano la realtà". Rimane il fatto che spesso la rete diventa uno straordinario spazio-ambiente per alcune categorie sociali che possono, attraverso Internet, fare esperienze che altrimenti in un ambiente reale avrebbero delle conseguenze sociali gravi. Basti pensare a quanti gay oggi utilizzino la Rete per "venire fuori" e sperimentare le conseguenze, spesso negative, del "coming out". E' vero che le conseguenze delle dichiarazioni sono limitate al contesto virtuale, ma in ogni caso si tratta di un'esperienza che non è possibile cancellare e che lascia delle tracce. "Anche se un utente decide di cambiare nick, non lo cancella perchè fare questo equivarrebbe a commettere un suicidio e a eliminare una parte di sè", precisa la professoressa Fici. Dunque se è vero che la Rete rimane un "terreno di prova" per chi vuole sperimentare identità comunicative, le conseguenze sono comunque irreversibili. Rimangono nella persona le tracce indelebili dell'esperienza di un'identità comunicativa fittizia o, al contrario reale, e come ogni esperienza umana - sottolinea la Fici - "non lascia mai la persona come era prima".
Le differenze fra italiani e americani in chat
Negli ultimi anni sono sempre un numero maggiore gli italiani che chattano e preferiscono incontrarsi nelle "piazze" del pianeta Internet. Solo che emerge una differenza centrale fra il modo di interagire on line nel nostro Paese e negli Stati Uniti, ad esempio: gli italiani infatti usano la chat quasi sempre per conoscere persone da incontrare in un contesto reale e portano avanti una relazione on line solo se risulta impossibile vedersi face-to-face; gli americani, al contrario, considerano appaganti le
relazioni virtuali. Emerge evidentemente una forte differenza culturale fra i due paesi: "chi considera appagante una relazione on line - dichiara la Fici - in genere è abituato a avere legami sociali deboli; al contrario nel nostro Paese dove la famiglia, nonostante sia un'istituzione sociale in crisi, rimane comunque un punto di riferimento, sono privilegiate le relazioni uno-a-uno piuttosto che le relazioni di gruppo diffuse negli Stati Uniti, dove invece prevale l'aggregazione sociale".
Salvo Ingargiola

(22 ottobre 2002)

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