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Scienze della formazione - Attualità
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021022sing
Identità virtuali: una, nessuna e
centomila
La Rete sempre più un "terreno di prova"
per sperimentare nuove identità. Che sono quasi sempre vicine a
quelle reali e impossibili da cancellare. Lo sostiene la professoressa
Anna Fici, docente di Nuovi media all'Università di Palermo
Gli ambienti virtuali come dei veri e propri
laboratori per sperimentare le tesi che da decenni sociologi, psicologi
e filosofi elaborano sulla società postmoderna e sull'uomo. E'
questa una delle opportunità straordinarie che il cosidetto cyberspace
offre a chi vuole studiare le identità virtuali. Ma esistono delle
differenze fra le identità virtuali e quelle reali? Davvero le
comunità virtuali possono essere viste allo stesso modo delle comunità
off-line?
Giochi identirari nella Rete
Partiamo dal presupposto che non si
sa se i risultati degli esperimenti svolti con l'ausilio di Internet siano
sempre attendibili. Negli Stati Uniti, tuttavia, psicologi e sociologi
hanno effettuato dei "giochi identitari"
con l'approccio etnometodologico di Garfinkel e hanno studiato
come gli attori sociali si comportano nel passare dal caos all'ordine
sociale. In Italia, proprio uno studio sui newsgroup di politica, condotto
dalla professoressa Fici, docente di Teorie e tecniche dei nuovi media
all'Università di Palermo, ha dimostrato come sia possibile per
una persona partecipare al forum con due identità opposte fra loro.
"Entravo prima con una determinata identità - racconta la
Fici - e poi con una seconda, opposta alla prima, creando un conflitto
fra le due personalità". Ebbene, ciò che si è
visto è che nelle comunità
on line, caratterizzate da indeterminatezza e incertezza,
prevalgono la stereotipizzazione e la polarizzazione.
In pratica, l'ambiente virtuale è paragonabile a una nebbia, dove
un attore sociale non riesce a "vedere" l'altro, se non attraverso
dei segnali visibili. Da qui la necessità di definire la propria
identità tramite i nickname, cioè i nomi che l'attore sociale
virtuale utilizza per farsi riconoscere dagli altri. Mentre nella realtà
esistono sempre degli elementi di carattere contestuale, nelle comunità
virtuali è necessario rendersi riconoscibili. La conseguenza naturale
della stereotipizzazione è la polarizzazione: o stai da una parte,
o stai dall'altra parte della barricata; non ci sono spazi negli ambientii
virtuali per le sfumature e le posizioni intermedie.
Nel cyberspace non c'è spazio per i moderati
Insomma, il cyberspace come un luogo dove i moderati sono quasi sempre
destinati al fallimento e all'emarginazione. Inoltre, il gioco identitario
è proporzionale al livello culturale: "d'altronde - sottolinea
la professoressa Fici - se mantengo delle relazioni virtuali in maniera
continuativa, allora devo anche avere degli orizzonti culturali tali per
sostenere l'identità virtuale che nel frattempo mi sono costruito".
In pratica, le persone più colte possono sostenere per più
tempo un'identità comunicativa fittizia, rispetto a chi invece
ha un campo di interessi molto ristretto, come le persone con un livello
d'istruzione inferiore.
Differenze culturali a parte, è possibile sostenere un'identità
comunicativa fittizia? "E' sicuramente più facile supportare
un'identità vicina a quella reale", risponde la professoressa
Fici, anche se poi sottolinea che "virtuale
non si contrappone a reale". "Chi chatta - continua -
stabilisce delle relazioni reali parziali, ma che comunque influenzano
la realtà". Rimane il fatto che spesso la rete diventa uno
straordinario spazio-ambiente per alcune categorie sociali che possono,
attraverso Internet, fare esperienze che altrimenti in un ambiente reale
avrebbero delle conseguenze sociali gravi. Basti pensare a quanti gay
oggi utilizzino la Rete per "venire fuori" e sperimentare le
conseguenze, spesso negative, del "coming out". E' vero che
le conseguenze delle dichiarazioni sono limitate al contesto virtuale,
ma in ogni caso si tratta di un'esperienza che non è possibile
cancellare e che lascia delle tracce. "Anche se un utente decide
di cambiare nick, non lo cancella perchè fare questo equivarrebbe
a commettere un suicidio e a eliminare una parte di sè", precisa
la professoressa Fici. Dunque se è vero che
la Rete rimane un "terreno di prova" per chi vuole sperimentare
identità comunicative, le conseguenze sono comunque irreversibili.
Rimangono nella persona le tracce indelebili dell'esperienza di un'identità
comunicativa fittizia o, al contrario reale, e come ogni esperienza umana
- sottolinea la Fici - "non lascia mai la persona come era prima".
Le differenze fra italiani e americani in chat
Negli ultimi anni sono sempre un numero maggiore gli italiani che
chattano e preferiscono incontrarsi nelle "piazze" del pianeta
Internet. Solo che emerge una differenza centrale fra il modo di interagire
on line nel nostro Paese e negli Stati Uniti, ad esempio: gli
italiani infatti usano la chat quasi sempre per conoscere persone
da incontrare in un contesto reale e portano avanti una relazione
on line solo se risulta impossibile vedersi face-to-face;
gli americani, al contrario, considerano appaganti
le relazioni
virtuali.
Emerge evidentemente una forte differenza culturale fra i due paesi: "chi
considera appagante una relazione on line - dichiara la Fici - in genere
è abituato a avere legami sociali deboli; al contrario nel nostro
Paese dove la famiglia, nonostante sia un'istituzione sociale in crisi,
rimane comunque un punto di riferimento, sono privilegiate le relazioni
uno-a-uno piuttosto che le relazioni di gruppo diffuse negli Stati Uniti,
dove invece prevale l'aggregazione sociale".
Salvo Ingargiola
(22 ottobre 2002)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
Testata periodica registrata presso il Tribunale di Palermo
al n. 10 del 1/6/2001
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