|
|
|
|
Scienze
della formazione - Attualità
|
|
|
021021sing1
Bambini e nuovi media, un rapporto difficile
Due milioni e mezzo quelli che usano il pc, più
del 10% dei bambini fra i 3 e i 5 anni. "Il rischio è che
perdano la percezione della realtà", lancia l'allarme la professoressa
Fici, docente di Nuovi media all'Università di Palermo. La soluzione?
"Non lasciarli mai soli"
Sono quasi due milioni e mezzo i bambini
e i ragazzi fra i 3 e i 14 anni che
ogni giorno, stando ai dati Istat, usano il personal computer, pari a
più di un terzo del totale della popolazione della stessa fascia
d'età. L'uso del computer, come è prevedibile, aumenta al
crescere dell'età: "soltanto" l'11% dei bambini fra i
3 e i 5 anni utilizza il nuovo strumento tecnologico; la percentuale sale
a quasi il 35% se si considera i ragazzini di 6-10 anni, mentre se si
passa ai ragazzi dagli 11 ai 14 anni la stessa proporzione balza a oltre
il 55%. E' lecito allarmarsi per le conseguenze negative che il pc e in
particolare Internet potrebbe avere sui nostri figli? Lo abbiamo a chiesto
alla professoressa Anna Fici, docente di Teoria e tecniche dei nuovi media
all'Università di Palermo.
Partiamo da un dato: l'uso del computer è più diffuso nelle
famiglie di una certa fascia culturale, dunque non si tratta di una questione
economica, ma soprattutto culturale.
Stando ai più recenti dati dell'Istat, l'Istituto nazionale di
statistica, esiste infatti una relazione fra l'utilizzo del pc a casa
da parte dei giovanissimi e il titolo di studio dei genitori: basti pensare
che più del 60% dei ragazzi con almeno un genitore laureato
fa uso del pc, mentre questa percentuale precipita al 26% e al 13%,
rispettivamente per i figli con genitori in possesso della sola licenzia
media o elementare.
"Gli studi del sociologo francese Boudon - afferma la professoressa
Fici - hanno dimostrato che la dispersione scolastica, ad esempio, non
dipendeva dal fatto che i bambini o ragazzi andassero a lavorare, ma dal
fatto che i genitori non valorizzassero l'istruzione". I genitori
sono un modello di riferimento per i figli e i rischi maggiori esistono
quando l'uso del pc, da parte dei bambini, non viene reintrepretato: diventano
importanti a questo scopo le agenzie di socializzazione come la scuola
e la famiglia. Lo dimostra un altro dato derivante dall'indagine condotta
dall'Istat sul rapporto di bambini e ragazzi con le nuove tecnologie:
l'80% dei ragazzi con genitori che utilizzano il pc, a loro volta, ne
fanno uso.
Molte ore davanti al computer quasi sempre per giocare: così passa
oggi il tempo libero la stragrande maggioranza di bambini e ragazzi. "Non
è finita l'era dei giochi di strada - sottolinea la professoressa
Fici che però lancia l'allarme - è vero che se il computer
finisce per dominare la giornata dei ragazzi, il rischio è che
gli stessi ragazzi perdano la percezione della realtà, non riuscendo
più a differenziare il contesto reale da quello virtuale".
"E' significativo - continua - anche la modalità d'uso del
personal computer, perchè mentre un adulto puo 'giocare' su un'identità
virtuale in quanto ha una personalità ben definita e consolidata
durante gli anni della crescita e dell'adolescenza; i bambini e i ragazzi,
al contrario, non hanno un'identità forte in quanto non hanno una
capacità di 'filtraggio'". "La definizione di ciò
che noi siamo - spiega la Fici - viene continuamente risocializzata: il
pericolo sta nel fatto che i bambininon riescono a discernere la propria
identità da quella che gli altri propongono loro per gioco, proprio
perchè hanno un'identità debole, facilmente plasmabile".
Allora cosa fare per evitare che i nostri ragazzi facciano un cattivo
uso del computer? "La pericolosità - ci tiene a sottolineare
la professoressa Fici - non è intrinseca al medium stesso, ma all'uso
che se ne fa". E invita a superare allarmismi facili e posizioni
conservatrici: "Credo che il primo passo da compiere sia l'introduzione
del computer nelle scuole, in maniera più diffusa, e incentivare
l'alfabetizzazione informatica".
"Il personal computer - aggiunge
- è la concretizzazione del concetto di complessità. Noi
quando siamo davanti allo schermo di un pc, a maggior ragione se collegato
a Internet, ci troviamo di fronte a un'infinità di scelte".
D'altronde, grazie alla "rete delle reti" possiamo in un istante
collegarci e incontrare persone che si trovano in un altro angolo del
pianeta. Infinite possibilità e infiniti rischi stanno dentro il
magma che cosituisce Internet. "Per questa ragione - sottolinea la
Fici - diventano determinanti i propri filtri cognitivi. Quello che bisogna
fare è educare i bambini e i ragazzi a fare i conti con la complessità
del reale e insegnare loro i meccanismi necessari per selezionare e reinterpretare
la realtà off-line. Soltanto attraverso un buon consolidamento
dell'esperienza reale, è possibile confrontarsi con la realtà
virtuale di Internet e neutralizzarne i potenziali effetti negativi".
Insomma, prima di lasciare che i figli si tuffino nell'oceano di Internet,
i genitori si preoccupino di stare insieme ai loro bambini e ragazzi per
aiutarli a interpretare il reale. E' evidente che solo una maggiore presenza
della figura adulta può scagionare il pericolo di un cattivo uso
del personal computer e i rischi, come quello della pedopornografia, derivanti
da un uso "ingenuo" di Internet.
Salvo Ingargiola
(21 ottobre 2002)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
Testata periodica registrata presso il Tribunale di Palermo
al n. 10 del 1/6/2001
Direttore: Giuseppe Silvestri. Direttore
responsabile: Dario Fidora
Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di
laurea in Scienze della Comunicazione
Presidente: Antonio La Spina
|