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Agraria - Convegni e seminari

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Comportamento degli insetti, una questione di "sostanza"
Le sostanze chimiche regolano le relazioni fra gli insetti e i loro comportamenti. Lo dicono due ricerche esposte al meeting degli entomologi a Erice. Protagonisti due dottorandi del dipartimento S.En.Fi.Mi.Zo della facoltà di Agraria (nella foto a destra)

Studiare il comportamento degli insetti vuol dire anche scoprire le sostanze chimiche che regolano i rapporti fra piante, insetti fitofagi e parassitoidi, cioè gli antagonisti naturali dei fitofagi. In particolare i meccanismi che regolano i rapporti tra parassitoidi e insetti "ospiti" e tra due ceppi della cocciniglia sono al centro di due differenti studi condotti da dottorandi e assegnisti di ricerca del dipartimento S.En.Fi.Mi.Zo della facoltà di Agraria dell'Università di Palermo.
Sono, rispettivamente, Paolo Lo Bue e Ezio Peri ed entrambi hanno esposto i risultati delle loro ricerche alla platea di scienziati e esperti di entomologia al convegno di Erice sui feromoni e le altre sostanze chimiche nella produzione integrata. Il meeting internazionale, tenutosi dal 22 al 27 settembre e organizzato dalla facoltà di Agraria dell'ateneo palermitano, ha visto la presenza di oltre 150 studiosi nel campo dell'entomologia, provenienti da oltre trenta paesi diversi.
Al centro della ricerca di Lo Bue, dottorando del dipartimento S.En.Fi.Mi.Zo della facoltà di Agraria in "Gestione fitosanitaria, eco-compatibile in ambienti agro-forestali e urbani" (tutor Prof. Colazza), una sostanza chimica che serve a un parassitoide per "intercettare" il suo ospite. La sostanza chimica non è stata ancora identificata, tuttavia è stato dimostrato durante la ricerca che il parassitoide Metaphicus nr flavus viene attratto da una particolare sostanza chimica prodotta da Coccus hesperidum, una cocciniglia prevalentemente partenogenetica, cioè che riesce a riprodursi senza fecondazione.
Le prove sono state condotte grazie a all'olfattometro, uno strumento a forma di "y" dove in un braccio sono state inserite delle foglie di Yucca infestate dalla cocciniglia, mentre nell'altro "braccio" dell'olfattometro sono state introdotte delle foglie sane, non infestate. Tutti gli esperimenti sono stati ripresi da una microcamera, le immagini memorizzate automaticamente nel computer e analizzate grazie a un software molto complesso.
Dopo vari esperimenti si è visto che dal ventiseisimo giorno al ventinovesimo il parassitoide veniva attratto da una particolare sostanza chimica, non ancora individuata, prodotta dalla cocciniglia. E' stato invece riscontrato che dal trentesimo giorno in poi non c'era più attrazione tra il parassitoide e la cocciniglia, dal momento che Coccus hesperidum cominciava a produrre le uova e bloccava pertanto la produzione di questa misteriosa sostanza chimica. "Adesso - sottollinea il protagonista della ricerca condotta in collaborazione con la Riverside University della California - il prossimo obiettivo consiste nella identificazione della sostanza chimica. Non è esluso - aggiunge - che si tratti di un feromone, cioè di una sostanza chimica utilizzata dai maschi e dalle femmine degli insetti per 'comunicare' fra di loro, visto che si tratta di una cocciniglia prevalentemente partenogenetica".
Anche il lavoro di Ezio Peri, assegnista di ricerca del dipartimento S.En.Fi.Mi.Zo della facoltà di Agraria (Tutor Prof. Liotta), ha concentrato l'attenzione sul comportamento degli insetti. L'obiettivo della sua ricerca, in particolare, era individuare le differenze fra due ceppi della cocciniglia: quello che si riproduce in maniera partenogenetica, cioè capace di autoriprodursi senza fecondazione e quello che si riproduce in maniera "tradizionale". Dalla ricerca, condotta in collaborazione con la professoressa Lisa Provencher del dipartimento di Entomologia della Università di Amherst, nel Massaucheuts, sono emerse tre tipi di differenze. In primo luogo, nella produzione dei feromoni, inoltre sono state riscontrate delle differenze molecolari. Ma soprattutto sono state messe in evidenza delle differenze comportamentali.
Sono state condotte delle prove comportamentali che hanno dimostrato che il maschio del ceppo "normale" non andava mai ad accoppiarsi con la femmina del ceppo partenogenetico, capace di autoriprodursi senza fecondazione. Da qui la tesi, ancora tutta da dimostrare, secondo la quale non ci troveremmo di fronte a due popolazioni di una stessa specie (la cocciniglia), ma di fronte a due specie distinte e separate fra loro. "Si tratta solo di un'ipotesi- sottolinea Ezio Peri - tuttavia i risultati delle prove comportamentali suggerirebbero una conclusione di questo genere". Gli obiettivi dei prossimi studi saranno capire se esiste o meno questa parentela fra i due ceppi e andare alla scoperta di altre eventuali differenze non solo comportamentali. Ancora una volta il motore della ricerca entomologica riparte: la sfida è aperta.

Salvo Ingargiola

(11 ottobre 2002)

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