Testata giornalistica dell'Università degli Studi di Palermo. - ateneo@unipa.it


www.ateneonline-aol.it
portale d'informazione
dell'Università degli Studi
di Palermo

 > Prima pagina <

LE SEZIONI

Attualità
> News
>
L'edicola online
>
Novità in mediateca
>
I grandi temi

Cronaca universitaria
> L'editoriale
>
L'opinione
>
Università
> e mondo del lavoro
>
Dentro l'Ateneo
>
I Dipartimenti
>
Le Facoltà
>
Il Policlinico Universitario
>
La ricerca universitaria
>
La voce degli studenti
>
L'Opera universitaria
>
Il sito www.unipa.it

Sport, viaggi
e tempo libero

> Sport | CUS
> Turismo |
CTS
> Tempo libero |
CRAL

Cultura e spettacoli
> Attività culturali
> e congressuali
> Cinema, radio, tv
>
Musei e mostre
>
Teatro
>
Musica
> Fumetti e animazione

Rubriche
> Secolo postmoderno
>
Media e dintorni

 

Cronaca universitaria/ Cultura

020930alca
I protagonisti della tv e il ritorno all’anonimato
La gente comune ha trovato una nuova casa: la televisione. Protagonisti di storie drammatiche, eccezionali, o anche banali, testimoni di eventi o semplici spettatori, sempre più persone decidono di raccontare le proprie vicende personali nei programmi della cosìddetta tv-verità. Una volta avuto il proprio momento di “gloria”, si ha il diritto di ritornare alla vita di tutti i giorni? Risponde il professore Luca Nivarra

Un sempre crescente numero di programmi televisivi sceglie di dare voce alla gente comune. La maggior parte dei telespettatori si è stancata di “guardare” la televisione, ambisce piuttosto a farne parte. Tante le storie che vengono raccontate e molte delle quali riguardano la sfera personale, i drammi che spesso si consumano nell’ambiente familiare. La televisione viene usata come mezzo di catarsi o anche di denuncia.
Dopo aver partecipato ad una trasmissione, e dopo aver acconsentito alla messa in onda della propria testimonianza, si ha il diritto di tornare nell’anonimato e di vietare che quelle immagini possano essere riproposte in contesti differenti?
“Il diritto all’oblio riguarda le trasmissioni storiche e la loro rimessa in onda - chiarisce il professore Luca Nivarra, docente di Diritto privato della facoltà di Giurisprudenza. Ad esempio, i telegiornali d’epoca ridanno voce a personaggi che nel momento in cui venivano intervistati appartenevano alla cronaca e all’attualità del tempo e che quindi rispetto ai quali non si poneva il problema d’oblio. L’oblio presuppone il decorso del tempo”.
Nel momento in cui, a distanza di anni, viene ripescato un telegiornale o uno spezzone di programma televisivo che da voce ad un personaggio che è voluto uscire di scena e si rimandano in onda le tracce che ha inevitabilmente lasciato a livello mediatico, si vulnera il diritto di ritornare nell’anonimato e di vedere spenti i riflettori che hanno portato alla ribalta i fatti di cui è stato protagonista.
“Il diritto all’oblio rientra nell’ambito dei diritti della personalità - spiega - ma quando si tratta di partecipazione a programmi televisivi, il discorso è piuttosto delicato”.
Da un lato c’è, infatti, la chiara assunzione di responsabilità da parte di coloro che liberamente decidono di partecipare ad una trasmissione; ma questi programmi, dal canto loro, presentano un grado di riproducibilità nel tempo che praticamente non conosce limiti. “Nei casi in cui si desidera ritornare alla vita di tutti i giorni e far sì che quelle immagini restino legate solamente a quel determinato contesto - aggiunge - si potrebbe reclamare il diritto all’identità personale”.
Decidere di raccontare la propria storia all’interno di un contenitore, in un certo momento storico e date certe condizioni, è ben diverso dall’acconsentire alla riproposizione di quella stessa storia in un altro contesto narrativo e temporale. La testimonianza, estrapolata dall’ottica in cui era originariamente inserita e integrata in un nuovo contesto viene quindi sottoposta ad un trattamento che ne modifica il contenuto e ne altera il significato. “Avviene, così, una vera e propria decontestualizzazione della storia narrata e, dunque, la sua riproposizione in un contenitore diverso - precisa il professore - finisce per alterare i tratti dell’identità personale del soggetto che ha raccontato quella storia”. L’esempio che, a tal proposito, può essere riportato riguarda la decisione di un uomo di partecipare ad un talk-show e raccontare le violenze subite, durante l’infanzia, da parte del padre. Si tratta di una drammatica storia di pedofilia. La vittima degli abusi, però, è un uomo che ha un’istruzione piuttosto modesta e i suoi discorsi presentano evidenti errorri grammaticali. A distanza di anni, questa stessa testimonianza viene riproposta all’interno di un varietà costruito assemblando gli strafalcioni degli italiani.
Le due trasmissioni sono ovviamente diverse e anche le immagini finiscono con assumere valenze differenti.
“In casi di questo genere, un individuo può rivendicare il proprio diritto all’identità personale - afferma - e, inoltre, la legge gli fornisce tutta una serie di misure tutelative che vanno dall’inibitoria al risarcimento danni”.
Alessia Cannizzaro

(30 settembre 2002)

> torna alla Prima Pagina


Ateneonline
(www.ateneonline-aol.it)
Testata periodica registrata presso il Tribunale di Palermo al n. 10 del 1/6/2001
Direttore: Giuseppe Silvestri. Direttore responsabile: Dario Fidora
Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di laurea in Scienze della Comunicazione
Presidente: Antonio La Spina