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Scienze della formazione - Convegni e congressi

020923sili
Migliorare la relazione tra insegnanti e studenti
Da una ricerca condotta dalla professoressa Angela Pesci dell’Università di Pavia e presentata al convegno “The humanistic renaissance in mathematics education” di Terrasini emerge l’importanza dei rapporti umani che si instaurano in classe

Quello che dovrebbe nascere in classe, secondo una ricerca condotta dalla professoressa Angela Pesci dell’ Università di Pavia, è un rapporto d’amicizia tra studenti e insegnanti, migliorando l’apprendimento e riducendo i livelli di stress. Tutti gli alunni vorrebbero che il loro docente fosse una persona amica e tutti i maestri vorrebbero lavorare in un clima di armonia. Ma poche volte questo accade, sia per preconcetti dei bambini che tendono a vedere l’autorità come oppressiva, sia per gli adulti che vogliono mantenere il loro controllo sulla classe.
“Penso - ha detto la professoressa Pesci - che le relazioni tra individui durante il processo di apprendimento a scuola non sono del tutto soddisfacenti e questo è ancor più vero per gli insegnanti di matematica, spesso odiati dai propri studenti, in quanto hanno a che fare con una disciplina più ostica rispetto alle altre”. E’, d’altro canto, impossibile qualificare un elemento della classe senza prendere in considerazione gli altri. L’insieme della classe influenza fortemente l’insegnante, che poi di conseguenza adatta i metodi e le strategie da eseguire, e gli alunni nei loro processi di apprendimento. Questo concetto è stato elaborato da una branca della psicologia, il costruttivismo, il cui massimo esponente, Piaget, ha affermato la centralità del contesto per l’elaborazione di pensieri e l’assorbimento di nozioni nell’educazione infantile.
Oggi, molti studi sulle motivazioni, sull’importanza delle risorse umane, sulle emozioni costruttive e distruttive, sull’abilità comunicativa hanno dimostrato che è necessaria una revisione del sistema didattico, soprattutto dal punto di vista relazionale.
A questo proposito la professoressa Angela Pesci ha studiato il “Cooperative learning”, un nuovo e democratico metodo di condurre il processo insegnamento-apprendimento, centrato soprattutto sulle risorse degli studenti. Il suo opposto è il modello “Competitivo”, una teoria molto adottata in passato, che si basa sul raggiungimento di un obiettivo in modo indipendente da parte di ciascuno degli alunni. Spesso ad essere premiato è chi arriva primo alla soluzione, cercando di sconfiggere i compagni. Questo scatena, evidentemente, l’astio fra pari e fomenta l’invidia verso chi è stato più “bravo”.
“La particolarità che più mi ha colpito del metodo “Cooperative learning” - ha spiegato Angela Pesci - è che il processo di investigazione e risoluzione è messo in relazione con lo sviluppo di abilità sociali. La discussione in classe diventa meglio organizzata e più analitica”. Secondo il modello la soluzione di un problema viene affidata alla classe divisa in piccoli gruppi e poi discussa tutti insieme. Questo dà la possibilità agli alunni di esperire un doppio tipo di relazione: prima il confronto con i compagni, loro pari grado, e poi con gli insegnanti. In Italia questo modello è diffuso e discusso già dagli anni Ottanta, anche se la sua applicazione è limitata ad alcuni corsi dell’Università salesiana di Roma e dell’Ateneo di Trento.
Simona Licandro

(23 settembre 2002)

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