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cronaca universitaria

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Il tirocinio professionalizzante, una delle novità della laurea specialistica in Medicina
È basilare, per un medico, saper "guardare" e "ascoltare" un malato con le proprie mani prima di ricorrere alle analisi strumentali più complesse, spiega il professor Antonino Bono (nella foto), presidente del corso di laurea in Medicina e chirurgia. Come cambia il modo di insegnare la materia

Una delle importanti novità della nuova laurea specialistica in Medicina riguarda l’introduzione del tirocinio professionalizzante. Per sapere di cosa si tratta Ateneonline ha intervistato il professor Antonino Bono, presidente del corso di laurea in Medicina e chirurgia dell’università di Palermo.
Il professor Bono considera indispensabile per la formazione di un medico l’assimilazione delle tecniche proprie della medicina dell’evidenza, cioè la capacità di usare le proprie mani per visitare il malato. “È basilare, per un medico, saper guardare e ascoltare il malato con le proprie mani prima di ricorrere alle analisi strumentali più complesse”, spiega il professor Bono. “Proprio per questo motivo dopo un primo biennio prettamente teorico in cui verranno insegnate le materie di base è stato deciso di introdurre un tirocinio in cui gli studenti, divisi in piccoli gruppi, saranno avviati allo studio della medicina pratica. Abbiamo previsto che tale attività didattica (che non va confusa le esercitazioni che si facevano una volta nei vari reparti) possa essere svolta sia all’interno di una corsia del Policlinico che in tutte le strutture sanitarie con cui la facoltà di Medicina ha raggiunto un accordo. Ecco una grande novità introdotta dalla riforma: il modo in cui la medicina sarà insegnata negli atenei italiani diverrà, in un certo senso, più
simile a quella dei paesi anglosassoni, dove c’è più spazio per la pratica in corsia”.
“Lo scopo per cui tale tirocinio è stato introdotto - continua Bono - è fare in modo che gli studenti dimostrino non solo di aver appreso certe nozioni, ma anche di saper compiere personalmente certe operazioni. Durante l’attività pratica gli allievi saranno costantemente seguiti da dei tutor che non necessariamente saranno medici; un tutor potrebbe essere per esempio la caposala del reparto. In via sperimentale offriremo l’opportunità ad un gruppo di studenti di svolgere parte di questa attività pratica presso alcuni ambulatori di medicina di base, dove naturalmente il tipo di patologie è molto diverso da quelle che si possono osservare in un ospedale. Si tratterà di un tirocinio particolarmente importante dal punto di vista formativo, dal momento che il 90 per cento delle malattie vengono curate dal medico di base e solo un modesto 10 per cento viene affrontato in ospedale. Al momento non è stato ancora stabilito in quanti potranno accedere a tale tipo di tirocinio, ma pensiamo che il numero si aggiri sui 40 o 50 studenti. Ecco un’altra importante novità: la medicina generale entra a far parte del curriculum formativo degli studenti”.
L’introduzione di questo tirocinio permetterà inoltre di ridurre gli anni di formazione di chi si iscrive a Medicina; infatti, come spiega Bono, “gli studenti avranno l’occasione di svolgere durante gli anni di corso quell’attività pratica che finora dovevano svolgere post laurea. Questo significa che chi si laureerà l’anno prossimo con la vecchia tabella del 1997 dovrà svolgere un tirocinio di nove mesi post lauream prima di poter accedere all’esame di stato per l’abilitazione professionale. E questo, di fatto, allunga la carriera accademica degli studenti di un settimo anno, obbligandoli a saltare la prima sessione utile per iscriversi all’esame di abilitazione, costringendoli ad aspettare la seconda e facendo per loro slittare di un anno l’opportunità di iscriversi ai corsi di specializzazione. Andrà diversamente per i laureati che usciranno dal nuovo ordinamento: costoro potranno iscriversi alla prima sessione utile per accedere all’esame di abilitazione, perché il tirocinio l’avranno svolto durante gli anni di corso”.

Mauro Di Gregorio

(10 settembre 2002)

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