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Cronaca universitaria/
attualità: cronaca nera
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Il virtuale: l'altra dimensione del
reale
Storie damore
nate su Internet e alcune finite anche in tragedia, amicizie sorte in
chat e trasferite nella vita reale. Tra menzogne e motivazioni differenti,
un crescente numero di persone decide di trascorrere gran parte del tempo
libero in chat. Internet: realtà virtuale o vita reale? Risponde
la professoressa Anna Fici, docente di Teoria e tecnica dei nuovi media
I recenti fatti di cronaca hanno visto
come protagonisti Tony Rizzo, un giovane palermitano di 28 anni e la sua
fidanzata Nadia Meneghini, una ventenne torinese conosciuta chattando
attraverso il cellulare. Un amore nato con laiuto della tecnologia
e finito in tragedia: il giovane avrebbe ucciso la compagna perché
chattava con altri uomini e non avrebbe potuto sopportare lidea
di perderla.
Negli ultimi tempi, al di là di ogni previsione, Internet si è
trasformato in una vetrina, uno specchio della realtà. Bisogna
sfatare il mito che Internet sia unaltra realtà distinta
e separata da quella del mondo reale, - afferma la professoressa Anna
Fici, docente di Teoria e tecnica dei nuovi media - qualsiasi esperienza
per quanto virtuale ha delle ricadute sul reale. Vi è un cambiamento
indiretto provocato dallinevitabile coinvolgimento.
Va dunque sfatato il mito della realtà virtuale distaccata da quella
reale. La contrapposizione tra reale e virtuale può condurre in
errore. Il virtuale è solo unaltra dimensione del reale.
Non esiste unaltra vita, - aggiunge - viviamo esperienze diverse,
altre possibilità al di fuori di quelle ordinarie, ma sempre nellarco
delle regolari 24 ore!. In realtà, sono i media tradizionali
che hannoun vero potere dagenda e non Internet, che è finito
con il rispecchiare quello che cè nei media tradizionali.
Internet non è diabolico di per sé, - chiarisce -
ma è vero che ci sono determinate pecularietà per cui alcune
attività potrebbero risultare rischiose. In effetti, chiunque
entra in rete può tenere nascosta la propria identità. Nascondersi
dietro un nickname può dare agli adolescenti o alle persone poco
istruite lillusione di esserte irrintracciabili, e quindi dare un
maggior senso di libertà. Si tratta solo di una vera e propria
illusione, perché chiunque in rete è rintracciabile, ad
esempio attraverso lindirizzo Ip (Internet protocol). Le conoscenze
via Internet possono essere dunque illusorie, ma solo sotto certi aspetti.
Lidentità di una persona non può essere tenuta
nascosta per molto, a meno che non si chatti di argomenti generali - afferma
- ma se si costruisce unidentità diversa dalla propria, questa
non può essere mantenuta a lungo, soprattutto se si chatta con
le stesse persone e si instaura un rapporto prolungato nel tempo.
Le menzogne dovrebbero essere costruite in modo da risultare credibili
e sostenibili e, per far si che ciò avvenga, devono avere una certa
attinenza con la realtà, devono rispecchiare una parte di sé.
In questo caso, non si può più parlare di vere menzogne.
Si tratta di una finzione relativa - aggiunge - perchè in
chat si tende a parlare di se stessi. È chiaro che in Internet
una persona che voglia fare del male ad unaltra deve solo avere
pazienza, lidentità della vittima, alla fine,
viene fuori.
Chattare è un bisogno transitorio che però attraversa tutte
le fasce di età. Internet può essere inteso come un
curva: vi è una fase ascendente, ovvero quella della scoperta,
dellentusiasmo che culmina con il periodo della sperimentazione
e, infine, la fase discendente, ovvero la fase di assuefazione.
Questo ciclo riguarda un po tutte le relazioni, ma ciò che
fa la differenza sono i legami sociali e affettivi che si istaurano e
che quindi caratterizzano le persone che fanno unesperienza del
genere. Possono variare le motivazioni. Chiunque si trova davanti ad una
scelta tra guardare un programma alla tv e chattare, è ovvio che
sceglie di passare la serata davanti lo schermo del computer. Oppure,
se si esce da una storia damore il cui legame era molto forte, è
naturale optare per dei legami deboli. Patrizio Lo Versi, in un
suo libro sulle chat, spiega che una delle motivazioni principali per
cui si entra in una chat - conclude - è unesperienza di lutto,
reale o metaforica, cioè dallavere chiuso una fase della
propria vita e essere alla ricerca di nuove possibilità, sempre
interne alla propria vita.
Alessia Cannizzaro
(09 settembre 2002)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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al n. 10 del 1/6/2001
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