|
|
|
|
Cronaca
|
|
|
020905trupi3
La Siae reclama i tributi
anche per chi non li vuole
Il professore Miranda ci spiega perchè ha ragione
La musica on
line, anche se "rubata ai concerti" è coperta da
copyright, e i diritti vanno anche a favore del
"backstage"
La Siae ha costretto un sito non ufficiale del gruppo
musicale 883 a togliere brani mp3, midi, pezzi di interviste
e riprese di concerti della band, nonostante sia la casa
discografica che gli 883 stessi avessero espresso il loro
consenso. La musica pubblicata su Internet dai ragazzi di
www.883network.com
non proveniva da cd ne da altro materiale pubblicato
ufficialmente dalla casa discografica. Si trattava di
spezzoni registrati da interviste alla radio o brani
live.
PerchÈ la Siae riscuote diritti a favore di una casa
discografica che invece non fa nessun problema a chi ha
pubblicato il materiale?
"Non ci sono solo i diritti dei singoli autori ed editori
(che possono anche rinunziare al loro compenso) ma anche di
tutti coloro che contribuiscono all'opera e i tributi dovuti
allo Stato" risponde Antonello Miranda, professore alla
facoltý di Scienze politiche di Palermo.
La Siae Ë la societý che riunisce tutti gli
autori ed editori italiani che si sono associati per
tutelare i propri diritti ed i propri interessi.
"Per autore ed editore - continua Miranda - si
intende colui che pubblica una qualsiasi "opera
intellettuale o artistica" e cioË sia il cantautore che
il paroliere che un fotografo o un regista o un drammaturgo
eccetera. Chiunque realizzi un'opera o chiunque la
"pubblichi" Ë autore o editore e fa parte di questa
associazione. In effetti con il passare del tempo la Siae da
semplice associazione a tutela degli interessi degli autori
ed editori si Ë trasformata in un Ente che potremmo
definire "parastatale" e che provvede a raccogliere i
"diritti" spettanti agli autori ed editori ma anche a
trattenere le relative imposte per conto dello Stato.
Chiaramente le attività "parastatali" di esazione e
controllo sono retribuite da parte dello Stato. La Siae
riscuote per conto degli artisti e per conto dello Stato una
certa somma ogni volta che un'opera viene eseguita in
pubblico. Se viene trasmesso un film alla TV o a Cinema la
Siae incassa diritti per gli autori e gli editori ma anche
per tutti coloro che sono coinvolti nella realizzazione
dell'opera (vale a dire i vari arrangiatori, tecnici del
suono, scenografi, costumisti, story editors, ecc. ecc.) e
tributi per lo Stato; analogamente questo avviene ogni volta
che un brano musicale viene eseguito a teatro o in un
concerto o trasmesso via radio e anche, come in questo caso,
via internet (si tratta sempre di una esecuzione pubblica
visto che essa, anche se è effettuata in rete,
è comunque rivolta ad un pubblico)."
Bisogna pagare anche se si acconsente a ritirare il
materiale?
"Si, sia pure forfettariamente, si dovranno corrispondere
i diritti per il periodo di trasmissione già
effettuato".
Perche' i diritti vanno pagati anche su materiale non
pubblicato ufficialmente, come cd o vhs?
"Non appena il materiale viene trasmesso in rete -
spiega il professore di diritto privato comparato -
è, di per sé, pubblicato cioè si
tratta di una esecuzione pubblica. Conseguentemente, in
quanto esecuzione pubblica di un brano non c'è
differenza tra la pubblicazione di un mp3 preso da un cd e
uno registrato personalmente a un concerto. L'esecuzione
pubblica può essere pure la semplice trasmissione di
un pezzo registrato (un tempo le radio trasmettevano i
famosi "bootleg" cioè i brani rubati ai concerti - mi
ricordo tutta una serie di eccellenti pezzi registrati ai
concerti di Bob Dylan). Ovviamente un "trucco" c'è
sempre. Per aggirare l'ostacolo basta utilizzare un sito (o
una radio o una emittente) fuori dal territorio dello Stato.
Ricordo un episodio molto famoso, quello della Radio
Carolina che trasmetteva da una nave ancorata giusto appena
fuori dalle acque territoriali della Gran Bretagna. Per anni
la BBC ha cercato di farla "tacere" ma non ci è
riuscita perché la Radio era in acque internazionali
e quindi sfuggiva alle leggi Inglesi. In fondo è di
questi giorni la notizia che in Cina si è aperto un
sito che fa esattamente quello che faceva il famosissimo
sito americano Napster che trasmetteva tutti i tipi di
brani. Con la differenza che le multinazionali discografiche
hanno potuto agire contro Napster presso una corte americana
ed ottenere tutela dei propri diritti ed interessi mentre mi
sembra molto difficile (al momento) che ci riescano presso
un tribunale cinese".
Rosalia Trupiano
per e-mail: trupi@inwind.it
(05 settembre 2002)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
Testata periodica registrata presso il Tribunale di Palermo
al n. 10 del 1/6/2001
Direttore: Giuseppe Silvestri. Direttore
responsabile: Dario Fidora
Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di
laurea in Scienze della Comunicazione
Presidente: Antonio La Spina
|