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Cronaca

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La Siae reclama i tributi anche per chi non li vuole
Il professore Miranda ci spiega perchè ha ragione
La musica on line, anche se "rubata ai concerti" è coperta da copyright, e i diritti vanno anche a favore del "backstage"

La Siae ha costretto un sito non ufficiale del gruppo musicale 883 a togliere brani mp3, midi, pezzi di interviste e riprese di concerti della band, nonostante sia la casa discografica che gli 883 stessi avessero espresso il loro consenso. La musica pubblicata su Internet dai ragazzi di
www.883network.com non proveniva da cd ne da altro materiale pubblicato ufficialmente dalla casa discografica. Si trattava di spezzoni registrati da interviste alla radio o brani live.
PerchÈ la Siae riscuote diritti a favore di una casa discografica che invece non fa nessun problema a chi ha pubblicato il materiale?
"Non ci sono solo i diritti dei singoli autori ed editori (che possono anche rinunziare al loro compenso) ma anche di tutti coloro che contribuiscono all'opera e i tributi dovuti allo Stato" risponde Antonello Miranda, professore alla facoltý di Scienze politiche di Palermo.
La Siae Ë la societý che riunisce tutti gli autori ed editori italiani che si sono associati per tutelare i propri diritti ed i propri interessi.
"Per autore ed editore - continua Miranda - si intende colui che pubblica una qualsiasi "opera intellettuale o artistica" e cioË sia il cantautore che il paroliere che un fotografo o un regista o un drammaturgo eccetera. Chiunque realizzi un'opera o chiunque la "pubblichi" Ë autore o editore e fa parte di questa associazione. In effetti con il passare del tempo la Siae da semplice associazione a tutela degli interessi degli autori ed editori si Ë trasformata in un Ente che potremmo definire "parastatale" e che provvede a raccogliere i "diritti" spettanti agli autori ed editori ma anche a trattenere le relative imposte per conto dello Stato. Chiaramente le attività "parastatali" di esazione e controllo sono retribuite da parte dello Stato. La Siae riscuote per conto degli artisti e per conto dello Stato una certa somma ogni volta che un'opera viene eseguita in pubblico. Se viene trasmesso un film alla TV o a Cinema la Siae incassa diritti per gli autori e gli editori ma anche per tutti coloro che sono coinvolti nella realizzazione dell'opera (vale a dire i vari arrangiatori, tecnici del suono, scenografi, costumisti, story editors, ecc. ecc.) e tributi per lo Stato; analogamente questo avviene ogni volta che un brano musicale viene eseguito a teatro o in un concerto o trasmesso via radio e anche, come in questo caso, via internet (si tratta sempre di una esecuzione pubblica visto che essa, anche se è effettuata in rete, è comunque rivolta ad un pubblico)."
Bisogna pagare anche se si acconsente a ritirare il materiale?
"Si, sia pure forfettariamente, si dovranno corrispondere i diritti per il periodo di trasmissione già effettuato".
Perche' i diritti vanno pagati anche su materiale non pubblicato ufficialmente, come cd o vhs?
"Non appena il materiale viene trasmesso in rete - spiega il professore di diritto privato comparato - è, di per sé, pubblicato cioè si tratta di una esecuzione pubblica. Conseguentemente, in quanto esecuzione pubblica di un brano non c'è differenza tra la pubblicazione di un mp3 preso da un cd e uno registrato personalmente a un concerto. L'esecuzione pubblica può essere pure la semplice trasmissione di un pezzo registrato (un tempo le radio trasmettevano i famosi "bootleg" cioè i brani rubati ai concerti - mi ricordo tutta una serie di eccellenti pezzi registrati ai concerti di Bob Dylan). Ovviamente un "trucco" c'è sempre. Per aggirare l'ostacolo basta utilizzare un sito (o una radio o una emittente) fuori dal territorio dello Stato. Ricordo un episodio molto famoso, quello della Radio Carolina che trasmetteva da una nave ancorata giusto appena fuori dalle acque territoriali della Gran Bretagna. Per anni la BBC ha cercato di farla "tacere" ma non ci è riuscita perché la Radio era in acque internazionali e quindi sfuggiva alle leggi Inglesi. In fondo è di questi giorni la notizia che in Cina si è aperto un sito che fa esattamente quello che faceva il famosissimo sito americano Napster che trasmetteva tutti i tipi di brani. Con la differenza che le multinazionali discografiche hanno potuto agire contro Napster presso una corte americana ed ottenere tutela dei propri diritti ed interessi mentre mi sembra molto difficile (al momento) che ci riescano presso un tribunale cinese".

Rosalia Trupiano

per e-mail:
trupi@inwind.it

(05 settembre 2002)

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