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Nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione

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Gli esperti spiegano la pirateria delle Tv digitali
Le schede contraffatte per ricevere i canali satellitari sono sempre più diffuse. Ma le norme anti-pirateria sono severe

Con l'imminente ripresa dei campionati di calcio e delle coppe europee, almeno alle fasi preliminari, si ripropone la questione della pirateria ai danni delle tv digitali. Tele più e Stream si spartiscono i diritti per trasmettere le partite in pay-tv e pay-per-view, che costituiscono l'attrattiva più grossa della loro offerta (film in anteprima e altri eventi sportivi e mondani seguono a ruota). Ma le due emittenti in digitale sono andate incontro a notevoli difficoltà economiche, che le ha portate, negli scorsi mesi, alla fusione per evitare il tracollo. Hanno così evitato anche un clamoroso crack del campionato italiano di calcio, considerando che la fetta più consistente dei guadagni delle squadre di club di serie A e serie B vengono proprio dai lauti pagamenti dei diritti per trasmettere i loro incontri, versati appunto dalle televisioni. Non che gli italiani snobbino il calcio, ma non sono affatto disposti a pagare le cifre che Tele più e Stream chiedono per gli abbonamenti, soprattutto quando esiste la possibilità di ricevere tutto quanto pagando pochi euro al "pirata di fiducia". Basta comperare l'antenna parabolica e il decoder (il cui costo si aggira intorno ai 500 euro, a seconda dei modelli) e non attaccare mai la spina del telefono collegata al decodificatore, se non si vuole essere beccati. Molti di coloro che usufruivano del servizio Tele più in maniera illecita si sono trovati "al buio" dopo il passaggio dalla codifica in Seca a quella in Seca 2, avvenuta a metà giugno.
"Con il Seca 2 Ë stato migliorato sia il lato software che quello hardware" dice Roberto Pirrone, docente alla facoltà di Ingegneria di Palermo.
Un deterrente (anche se poco efficace) alla pirateria era il cambiamento dei codici di trasmissione da parte delle emittenti, "ma si riusciva a ovviare facilmente al problema - continua Pirrone - isolando la parte di codice modificata e sostituendola a quella vecchia, non più valida, contenuta nelle schede. Le armi in mano alle emittenti sono diverse; oltre a cambiare i codici possono bombardare il decoder. Viene emesso un segnale che prevede una "risposta" da parte del decodificatore che solo una scheda originale è in grado di formulare. Esistono inoltre dei decoder autoaggiornanti, che si resettano automaticamente a seconda dei segnali inviati e permettono di continuare a usufruire del servizio".

- Se cambiare i codici mette in difficoltà i pirati, che devono ricavarli e sostituirli in ciascuna scheda di ciascun cliente, Tele più e Stream potrebbero combiarli più spesso, in modo da rendere più efficace il deterrente e creare maggiori difficoltà?

"No, perchè andrebbe a svantaggio anche degli abbonati. - continua il prof. Pirrone - Tutte le volte che vengono cambiati i codici anche le schede legali hanno necessità di aggiornarsi, per cui l'abbonato deve sintonizzarsi su un apposito canale che permette alla scheda di ricevere l'aggiornamento. Se fossero cambiati spesso, dunque, diverrebbe una scocciatura anche per chi paga".
Non sono previste pene per chi possiede una scheda pirata e la utilizza a scopo privato.
"La legge sul diritto d'autore (la 633 del 1941) è stata di recente modificata ed integrata dalla legge 18 agosto 2000 n. 248 Nuove norme di tutela del diritto d'autore - spiega il prof. Ferdinando Albeggiani, della facoltà di Scienze Politiche di Palermo - che distingue tra fatti meno gravi e fatti più gravi punibili penalmente. Per i primi (chi si limita a riprodurre abusivamente per uso personale o ad acquistare o noleggiare per uso personale un opera dell'ingegno abusivamente riprodotta) è prevista una sanzione pecuniaria amministrativa, e viene escluso il delitto di ricettazione. Per i secondi (chi diffonde o commercia cose abusivamente riprodotte in violazione del diritto di autore) si può anche andare incontro alla reclusione da sei mesi a tre anni e una multa da 2.500 a 25.000 euro. La legge punisce con tali pene chi introduce nel territorio dello Stato, detiene per la vendita o la distribuzione, distribuisce, vende, concede a noleggio,cede a qualsiasi titolo, promuove commercialmente, installa dispositivi o elementi di decodificazione speciale che consentono l'accesso ad un servizio criptato senza il pagamento del canone dovuto".
Per chi volesse saperne di pił sull'argomento, segnaliamo un libro a cura del Sole 24 ore di Parodi e Calice: "Responsabilità penali e internet".
Rosalia Trupiano

per e-mail:
trupi@inwind.it

(5 settembre 2002)

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