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Cronaca universitaria

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Urologia ginecologica: moderne tecniche
di ricostruzione del pavimento pelvico

L’incontinenza urinaria femminile è un disturbo che può essere causato da molte patologie. Al centro congressi di Villa Igiea si è tenuto un convegno per chiarire di quali armi dispone la medicina per curare le cause che possono provocare questo odioso problema

Un incontro di studio per fare il punto sui progressi della medicina nel campo dell’urologia ginecologica e nelle tecniche di ricostruzione del pavimento pelvico. Si è tenuto lo scorso 19 luglio al centro congressi dell’hotel Villa Igiea il convegno dal titolo "Chirurgia ricostruttiva del pavimento pelvico e urologia ginecologica". Si tratta del quarto incontro previsto all’interno del calendario 2002 delle Conversazioni del venerdì, corsi di aggiornamento in ginecologia e ostetricia organizzati dall’Università di Palermo, dall’azienda ospedaliera universitaria Policlinico e dalla Clinica ostetrica e ginecologica del Policlinico al cui direttore, Paolo Quartararo, va il merito di aver ripreso questa “vecchia tradizione” cominciata dal suo maestro e amico, il dottor Francesco Marchesi, all’inizio degli anni ’60.
Nel corso dell’incontro il professor Nicola Cucinella ha fatto presente quale “imprevedibile sviluppo abbia avuto l’urologia ginecologica nell’ultimo decennio”. Tale disciplina presenta una propria identità specialistica, ma necessita di un approccio interdisciplinare, premessa indispensabile per un efficace trattamento terapeutico, soprattutto chirurgico, delle patologie che interessano gli organi, gli apparati e le funzioni dei vari visceri endopelvici.
L’incontro è stato sostanzialmente un’escursione sulle problematiche legate all’apparato urogenitale femminile che portano all’incontinenza urinaria. Come si deve considerare questo odioso e imbarazzante problema? È una patologia in sé o, essendo provocata da altre disfunzioni, deve essere trattata come se fosse solo un sintomo? L’interrogativo posto dalla dottoressa Valeria Ferruggia resta aperto. In determinate circostanze è possibile guarire l’incontinenza anche senza trattare le problematiche che l’hanno causata. Spetta alla paziente, ha detto la dottoressa Ferruggia, scegliere a quale trattamento sottoporsi, dopo essere stata debitamente informata sui benefici e sugli svantaggi di ogni possibile terapia. Il dottor Salvatore Maria Rubino ricorda tuttavia come il problema vada considerato nella sua globalità e come in determinati casi limitarsi a curare solo le conseguenze di una patologia è sintomo di incompletezza diagnostica e chirurgica e causa di recidive.
Durante l’incontro il dottor Gaspare Cucinella, figlio di Nicola Cucinella, ha commentato alcuni filmati e diapositive che mostravano il corretto approccio chirurgico nella ricostruzione del segmento posteriore pelvico per via laparoscopica.
La moderna chirurgia è alla costante ricerca di tecniche poco invasive e anche la terapie uroginecologicche hanno ricevuto un forte impulso dalle emergenti tecnologie minimali e mini-invasive. Una terapia che ha avuto grande diffusione a livello mondiale, ha spiegato il dottor Biagio Adile, è stata la TVT (Tension Free Vaginal Tape), una tecnica nata sei anni fa in Svezia e applicata anche in Italia a partire dal 1998. La tecnica del TVT consiste nell’utilizzo di un nastro di propilene da applicare senza suture nel terzo anello uretrale qualora un aumento della pressione intra addominale causi una perdita involontaria di urine. I vantaggi che tale procedura offre rispetto a una “tradizionale” laparoscopia sono la brevità dell’operazione, che accorcia i suoi tempi del 60 per cento, la possibilità di operare in anestesia locale e la riduzione del tempo di degenza, che non supera il giorno, diversamente da una laparoscopia che costringe la paziente a letto per 72 ore. La TVT è una tecnica ben tollerata, che presenta scarso rischio di infezioni e dal momento che non provoca ritenzione urinaria permette alla paziente di uscire dalla sala operatoria senza catetere.

Mauro Di Gregorio

(22 luglio 2002)

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