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Attualità
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La luce e i colori dell'Impressionismo esposti a Palazzo dei Normanni Una mostra antologica su Renoir ripercorre, in sessanta opere, la vita artistica dell'autore che insieme a Monet diede vita al grande movimento pittorico di rottura con il passa "A me piacciono i dipinti
che mi fanno venire voglia di passeggiarci dentro, se sono
paesaggi, e di accarezzarli se sono donne" soleva dire
Pierre August Renoir a proposito della pittura. E davvero
ammirando i suoi quadri vien voglia di "passeggiarci"
dentro, travolti dalla luce e dal colore. Una straordinaria
mostra antologica sull'autore è stata allestita a
Palazzo dei Normanni, nell'ambito delle celebrazioni
previste per il 55° anniversario della prima seduta del
Parlamento siciliano. La mostra Renoir e la luce
dell'Impressionismo raccoglie sessanta opere tra pitture,
sculture e disegni provenienti da collezioni private e
pubbliche, europee e americane. Un'occasione importante, per
ammirare le sue opere giovanili e della maturità.
Bisogna però affrettarsi, dal momento che
l'esposizione chiuderà i battenti il 31 luglio (e da
settembre sarà ospitata a Milano). Entrando nella
Sala Duca di Montalto si è subito rapiti dalla forza
dei colori che catturano lo sguardo e quasi costringono ad
immergersi in quei quadri, per seguire il percorso di un
artista che non amava le regole e si lasciava trascinare dal
suo temperamento. "Non ho né regole né metodi-
soleva dire- sono come un piccolo tappo di sughero gettato
in acqua e trascinato dalla corrente". I suoi quadri, fatti
di luce di aria e di colore, esprimono la gioia. Quando
ventenne frequentava lo studio del pittore Charles Gleyre,
un giorno, il maestro, infastidito dalla sua indisciplina,
dai suoi colori prepotenti e dal suo tratto gli disse: "E'
senza dubbio per divertimento che voi dipingete?" "Ma
certamente - rispose Renoir - e se non mi divertisse, vi
prego di credere che non lo farei". Fu proprio nel suo
studio che Renoir strinse amicizia con Alfred Sisley, Claude
Monet e Frederic Bazille e con loro conobbe Cezanne e
Pissarro. C'era già, in nuce, tutto il gruppo che
quasi dieci anni dopo avrebbe animato un nuovo movimento.
"L'impressionismo - ha scritto lo storico dell'arte Giulio
Carlo Argan- nasce col sodalizio di Monet e Renoir - che,
tra il 1869 e il 1874, lavorano spesso insieme sulle rive
della Senna, 'en plein air', decisi a farla finita con tutte
le regole di atelier (prospettiva, composizione,
chiaroscuro) e a trovare una pittura che rendesse la
'impressione' visiva nella sua immediatezza e flagranza".
Un'impressione della natura data dalle vibrazioni della luce
che si traduce nella scomposizione dei toni e in una pittura
che rifugge dai contorni netti e dalle ombre. A differenza
della maggior parte degli impressionisti che si dedicarono
prevalentemente ai paesaggi, Renoir non può quasi
concepire un quadro senza la presenza umana. Così
nelle sue scene all'aperto, nei suoi paesaggi, ci sono quasi
sempre persone, e i suoi modelli preferiti sono figure di
donne. Ben presto Renoir si allontanerà dal gruppo,
seguendo un suo percorso che lo porterà a disertare
fin dal 1878 le loro mostre. "Ormai l'Impressionismo per me
era diventato un vicolo cieco" avrebbe detto più
tardi. "Ero giunto alla constatazione di non saper né
dipingere né disegnare". Un viaggio In Italia lo
spinge a recuperare la tradizione classica e la precisione
del disegno e della pittura, impegnandosi proprio in quegli
studi accademici dai quali era sempre sfuggito. Solo a
partire dal 1885 ritorna progressivamente ai suoi antichi
amori e alla pittura che gli è più congeniale,
riscoprendo la gioia del colore, e dedicandosi sempre di
più ai modelli che predilige, quelli di giovani
donne. Nella mostra di Palazzo dei Normanni sono presenti
oli, pastelli, acquerelli, ma anche matite, acqueforti e
litografie. Ci sono i paesaggi degli esordi, i ritratti
della maturità e i dipinti della vecchiaia, quelli
più faticosi per Renoir, che colpito da una forma
grave di artrite poteva fare ben pochi movimenti, eppure
continuava a dipingere. L'esposizione comprende anche
sculture in bronzo, realizzate nell'ultima fase della sua
vita, quando, ormai quasi del tutto immobilizzato dalla
malattia, era costretto a ricorrere all'aiuto di un
assistente. L'esposizione presenta anche opere di altri
artisti. C'è un dipinto di Delacroix, cui Renoir
aveva guardato in gioventù, in un iniziale e
passeggero amore per il romantico, poi rinnegato. Ci sono
alcuni dipinti di Courbet che, con la sua opera di rottura,
il suo realismo che voleva liberarsi degli schemi del
passato, aveva aperto la strada alle ricerche di Manet e
degli impressionisti e alla loro voglia di rompere con la
tradizione. Non mancono poi i quadri di Monet, l'amico con
cui Renoir andava a dipingere sulle rive della Senna, o
degli altri membri del gruppo: Pissarro, Sisley, Cezanne. Ed
è presente anche Manet, considerato il precursore del
movimento. La mostra è ricca e articolata. E davvero,
quadro dopo quadro, la luce dell'Impressionismo sembra
prendere forma.
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