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facoltà Scienze Matematiche, fisiche e naturali

020621gici
Ricerca sperimentale e ricci di mare
Lo studio dell'embrione del comune invertebrato marino apre inaspettati filoni di ricerca: dalla tossina del colera agli esperimenti per bloccare la proliferazione delle metastasi tumorali, alla produzione proteica sotto condizioni di stress: sono solo alcune delle attività del dipartimento di Biologia cellulare e dello sviluppo

Continua il nostro viaggio attraverso il settore della ricerca scientifica all’Università di Palermo. Questa volta siamo andati a trovare Giovanni Giudice, professore ordinario di scienze Biologiche e decano del dipartimento di Biologia cellulare e dello sviluppo che ha, al suo interno, una sezione di Biologia molecolare. L’ istituto gode di ottima salute grazie alla moltitudine di ricercatori e professori che qui svolgono un costante lavoro di ricerca e grazie anche alle numerose collaborazioni e agli scambi con centri di ricerca in tutto il mondo.
Tanti i campi su cui si lavora e tante le sezioni su cui sono state tracciate delle linee che hanno portato ad importanti scoperte.
“Il più antico e tradizionale filone di ricerca si incentra sullo sviluppo dell’ embrione di riccio di mare – spiega il professore Giudice – iniziato da Monroy negli anni ’50, e poi seguito da molti di noi. L’ intuizione di Monroy è stata quella di applicare la biologia molecolare allo studio dei modelli di sviluppo. Siamo stati i primi al mondo a seguire questa strada: ci siamo serviti degli isotopi radioattivi per lo studio della sintesi delle proteine. Questo passo è la chiave per capire lo sviluppo attraverso il differenziamento a livello molecolare.”
Accanto al professore lavorano altri docenti - fra cui la professoressa Gabriella Sconso - che hanno iniziato l’ attività di ricerca anni fa e adesso seguono strade autonome e articolate: una di queste è lo studio delle proteine da stress.
“Tutti gli organismi, sottoposti a stress – continua il professore - reagiscono sviluppando particolari proteine protettive. Noi siamo stati i primi a studiare questo fenomeno nel riccio di mare. Un altro filone di ricerca, sempre sul riccio di mare, si incentra su un fenomeno chiamato
apoptosi - che significa morte programmata - e si concentra sul processo di distruzione e ricostruzione delle cellule. Abbiamo anche ricostruito in laboratorio, per la prima volta al mondo, interi embrioni a partire da cellule completamente dissociate. Da qui si è aperto un filone di ricerca mondiale sull’ interazione cellulare e la conseguente capacità delle stesse a trovare il proprio posto tra i miliardi di possibilità esistenti.”
Un altro fenomeno scoperto dal team di ricercatori palermitani del professore Giovanni Spinelli è quello degli isolatori cromatidici. Questo studio ha chiarito come si possa fermare la sintesi dell’ Rna (che è la copia del Dna che serve a fare le proteine) nei momenti dovuti. Questo isolatore, trovato nel riccio di mare, ha effetti sull’uomo e potrà essere usato per esperimenti di ingegneria genetica. Sono stati studiati anche i geni omeotici che servono a dare l’ identità di un segmento del corpo, al cambiare dei quali il segmento sarà un altro.
“Sempre sul riccio di mare – ci spiega il professore - viene studiato il meccanismo di riproduzione dei mitocondri che servono a fornire energia alla cellula. Tanti professori del dipartimento stanno partecipando al progetto di studio statunitense del genoma del riccio di mare.
Un altro filone molto interessante studia le proteine che consentono lo sviluppo delle metastasi tumorali. Esiste nel dipartimento, una sezione di genetica vera e propria con diversi sottosettori. Vengono anche studiati i sistemi di produzione degli antibiotici e ne vengono creati di nuovi. Inoltre si lavora di genetica attraverso lo studio sulla regolazione delle sintesi delle proteine di un particolare fango. Vengono condotti studi sulla tossina del colera e sulla proliferazione tumorale. I fondi per le ricerche ci provengono dall’ Università, dal governo e da associazioni che finanziano specifici progetti”.
Giusy Ciavirella

(21 giugno 2002)

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