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I Facoltà di Medicina e Chirurgia

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Marijuana terapeutica? Parla il professor Savettieri

Diversi studi affermano le proprietà analgesiche, antiemetiche e anticonvulsive della cannabis. In alcuni paesi l’utilizzo di cannabioidi in medicina è una realtà. Ma in Italia una sperimentazione a livello nazionale stenta ad arrivare. Ecco l’opinione di uno specialista

Negli ultimi tempi capita spesso di accendere la tv e di imbattersi in qualche talk show in cui alcuni ospiti raccontano di come la qualità della loro vita rovinata da una malattia sia molto migliorata grazie al consumo abituale di cannabis. Gli scienziati indagano da decenni sui possibili utilizzi medici di questa sostanza nella forma naturale o nei suoi principi attivi, i cannabioidi. Molte ricerche ne dimostrano gli effetti benefici nella terapia del dolore e nel trattamento di numerose patologie come asma, glaucoma, nausea da chemioterapia e sclerosi multipla.
Ateneonline ha chiesto l’opinione di Giovanni Savettieri, direttore dell’Istituto di neuropsichiatria del Policlinico.
Professor Savettieri, sono state dette molte cose sui possibili utilizzi della cannabis per fini terapeutici. Può chiarire quali potrebbero essere i suoi possibili utilizzi in neurologia?
“Su questo argomento vi sono sperimentazioni già portate a termine ed altre in corso. Gli studi già ultimati sono pochi e metodologicamente non eccellenti. Relativamente alla sclerosi multipla, la cannabis diminuisce il senso di affaticamento e quindi riduce uno dei sintomi più importanti della malattia.
Per l’epilessia ci sono dei reports di tipo aneddotico, cioè malati di epilessia che hanno visto ridurre le loro crisi utilizzando continuativamente cannabis. Servirebbe una sperimentazione precisa e su larga scala per verificare se si tratta di una coincidenza o se effettivamente questa sostanza agisce in senso positivo nella cura della patologia.
Personalmente, se ne fosse dimostrata l’utilità, non avrei niente in contrario a una legalizzazione in termini terapeutici con delle indicazioni ben precise. Proprio stamattina mi è stato chiesto di firmare una petizione al riguardo in cui fra le firme ci sono quelle di Umberto Veronesi e di Rita Levi Montalcini.
Si, sono già 100 i docenti universitari italiani che hanno aderito all’iniziativa.
“È l’orientamento generale di un po’ tutti gli esperti. Ma la maggior parte degli studi fatti, lo ripeto, non sono definitivi. Molti riportano casi singoli o sono limitati a un numero esiguo di pazienti. Le viziature nei risultati, inoltre, possono essere tante. Si può ipotizzare che il senso di benessere che dà la cannabis potrebbe essere tale da giustificare l’aumento dell’appetito nei pazienti affetti da aids, per esempio.”
Cosa si deve fare per realizzare una sperimentazione?
“Bisogna avere dei permessi particolari se no si rischia di cadere nell’illecito. La regione Lombardia è stata la prima a muoversi in questa direzione e per quanto ne so è stata anche l’unica. Non è facile fare uno studio su una sostanza il cui uso è proibito. Sarebbe facile in Olanda dove la sperimentazione potrebbe essere fatta senza problemi.”
Secondo lei ci sono delle resistenze politiche?
“Non lo so. Se avessi chiesto di fare una sperimentazione in questo senso e mi avessero detto di no potrei dire da dove viene l’ostacolo, ma così non so che rispondere.”
Forse le resistenze, se ci sono, sono più dovute ad aspetti economici che politici. Dopotutto l’utilizzo in medicina dei derivati di sostanze illecite (come la morfina o la novocaina) è indispensabile. Una resistenza a far partire una sperimentazione controllata su larga scala potrebbe essere anche di tipo economico, visti i costi e la situazione economico-finanziaria della sanità italiana.
Mauro Di Gregorio

(19 giugno 2002)

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