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Lettere

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Quando anche l’abito è un’opera d’arte…
L’idea in effetti lascia perplesse ancora molte persone, ma anche un abito ha tutte le caratteristiche dell’opera d’arte, tanto da meritare l’esposizione in un museo. Di una possibile costituzione di un museo della moda si è parlato alla facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Palermo

Lustrini, crinoline e piume come pennelli, tele e scalpelli e cioè strumenti che, messi al servizio della creatività e dell’ingegno, possono dare vita a splendide opere d’arte. Anche un abito, come un quadro o una scultura, riflette i tempi in cui viene realizzato e lo stile dell’artista che lo ha concepito; anche un abito, quindi, merita di essere esposto e ammirato.
I musei della moda ovviamente esistono già: alcuni di essi nel mondo sono molto famosi e in Italia l’unico esempio è costituito dalla “Galleria del costume di Firenze”. Una esperienza che però presto potrebbe essere ripetuta proprio a Palermo. Di una possibile costituzione di un museo della moda nella nostra città, e di tutte le difficoltà che ciò comporterebbe, si è parlato alla facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Palermo, durante un seminario organizzato dal corso di laurea in Scienze e tecnologie dell'arte, dello spettacolo e della moda.
“Il progetto di costituzione di un museo della moda a Palermo – ha spiegato il professore Renato Tomasino – nasce dalla constatazione che a Palermo e in Sicilia esiste un patrimonio di costume del 700 davvero ricchissimo”.
Tale patrimonio appartiene a Raffaele Piraino, fondatore e direttore della collezione di costume "Piraino". Una collezione frutto di venticinque anni di passione e sacrifici e che oggi può vantare più di quattromila pezzi, tra abiti, cappelli, scarpe e altri accessori. La storia di un amore che Piraino ripercorre in tutte le sue tappe, facendo rivivere le magiche atmosfere della “Palermo bene” che si riuniva al teatro Massimo e che percorreva la passeggiata del Foro Italico. Nella sua collezione, che Piraino ha portato sino a Taipei, accessori e abiti di fattura straordinaria; tra questi anche uno splendido abito in pura seta stampata, appartenuto a Concetta della famiglia Tomasi di Lampedusa, la stessa che nel “Gattopardo” decise di non sposarsi per amore di Tancredi.
Un amore comunque incompreso quello di Piraino, che da un po’ di tempo cerca di “accasare la sua figliola”, bussando alle istituzioni per darla in dono, ma ricevendo sempre risposte negative: “Nessuno ha aperto, forse per insensibilità, forse perché si guardava esclusivamente l’aspetto economico, forse perché oggi la moda è ancora considerata un’arte di serie B”. Una parziale svolta a “questa situazione frustrante”, è arrivata in seguito alla conoscenza con Cristina Giorgetti, docente di Storia del Costume all’Università di Firenze e appassionata di moda. La professoressa Giorgetti ha aiutato Piraino a catalogare e a valorizzare ancor di più la sua collezione e ha riaffermato l’assoluta necessità di restituire alla moda la dignità che merita: “La moda – ha detto – è cultura visiva, tecnologica ed economica ed è necessario comprendere i molteplici significati che stanno dietro ad un vestito. L’abito è un manufatto complesso che afferisce a molti ambiti della vita dell’uomo”. Una complessità che è anche pratica dato che la conservazione di un abito presenta molti problemi: i materiali e i supporti utilizzati per le esposizioni, il trattamento cui sono sottoposti i reperti sono dettagli che nei musei della moda sono stati studiati nei particolari per evitare un loro possibile danneggiamento. Problemi che anche a Palermo dovranno essere affrontati nell’eventualità si arrivi ad un museo della moda. Un tributo che sarebbe dovuto a una figura come Raffaele Piraino, non solo per avere salvato un patrimonio che altrimenti sarebbe andato perduto, ma anche per avere mantenuto in vita uno spaccato della Sicilia del passato.

Fatima Pace

(18 giugno 2002)

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