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Policlinico universitario

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Pillola anticoncezionale: fa male o è il male minore?
Si è parlato molto negli ultimi tempi dei possibili rischi del contraccettivo orale. Paolo Quartararo, direttore della clinica Ostetrica e ginecologica del Policlinico universitario di Palermo, è fra coloro che attenuano i toni allarmistici

In molti, dai più eminenti fra i sociologi ai più presenzialisti fra gli intellettuali da salotto tv, sostengono che la pillola anticoncezionale ha rivoluzionato i costumi delle donne e che, dunque, è stata uno dei motori più dirompenti della rivoluzione sessuale.
Tuttavia dopo più di quarant’anni di onorata carriera la pillola deve difendersi da accuse molto gravi: quelle di causare tumori al seno e al collo dell’utero e trombosi.
Alcuni mesi fa si è svolto a Barcellona un congresso mondiale sul cancro alla mammella, in cui è stato reso noto che secondo uno studio effettuato nel Nord Europa su più di 100 mila donne di età compresa fra i 30 e i 49 anni (seguite per sette), le donne che hanno preso la pillola in un qualsiasi momento della propria vita mostrano un rischio di contrarre il male del 26 per cento superiore rispetto a chi non ne ha mai fatto uso. Se l’assunzione si è protratta per lunghi periodi tale valore sale poi fino al 56 per cento, e addirittura al 144 per cento se a 45 anni si fa ancora ricorso al contraccettivo orale.
Tuttavia viene chiarito che il rischio riguarda soprattutto le donne che hanno più di 35 anni e non le più giovani, per le quali è minimo e difficilmente quantificabile. Inoltre il pericolo è proporzionale alla durata dell’assunzione e si normalizza in fretta dopo che si smette. Nel bilancio complessivo della salute di una donna - chiariscono gli esperti - l’assunzione controllata di ormoni comporta rischi inferiori rispetto a quelli derivanti, per esempio, dalle gravidanze indesiderate o dagli aborti. Oltre al cancro, un altro possibile pericolo legato all’assunzione della pillola potrebbe essere quello delle trombosi, soprattutto in Italia dove circa il 20 per cento delle donne fa uso di questo tipo di anticoncezionale.
Quello della contraccezione è solo uno dei temi che sono stati trattati nelle Conversazioni del venerdì, corsi di aggiornamento in Ginecologia e ostetricia (organizzati dall’Università di Palermo, dall’azienda ospedaliera universitaria Policlinico e dalla clinica Ostetrica e ginecologica) i cui esordi risalgono agli inizi degli anni ’60.
A dirigere la clinica Ostetrica e ginecologica del Policlinico é il dottor Paolo Quartararo, uno degli organizzatori e relatori delle Conversazioni alle quali ha collaborato fin dagli inizi. Quartararo spiega che le pillole anticoncezionali di terza generazione - introdotte all’inizio degli anni ’90, contenenti due molecole chiamate gestodene e desogestrel, e con un propagandato dosaggio più basso di estrogeni rispetto a quelle di seconda generazione a base di levonorgestrel - aumenterebbero sia il rischio nelle donne di avere trombosi profonde. Ma questo sarebbe vero fino a un certo punto perché nelle grandi statistiche l’aumento è assolutamente insignificante. "L’incremento certamente c’è, ma nelle casistiche molto ampie è quasi irrilevante - spiega il dottore -. Sui possibili effetti pericolosi della pillola anticoncezionale sono state dette tante cose da parte della stampa che, sempre a caccia dello scoop, è più attenta ai casi negativi che a quelli positivi dell’utilizzo del farmaco. Ma se si prende in considerazione il fatto che una gravidanza indesiderata nella stragrande maggioranza dei casi si conclude con un aborto, il medico deve valutare i costi e i benefici: non valutandoli nell’uso della pillola in una donna che non rimane incinta, ma considerandoli in una donna che rimane incinta e che probabilmente abortirà. Allora il rapporto costi-benefici nei riguardi di questo anticoncezionale è estremamente favorevole e del tutto vantaggioso”.

Mauro Di Gregorio

(6 giugno 2002)

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