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Attualità
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Il gene che ostacola la capacità di apprendimento Imparare meglio e più in fretta spegnendo un gene chiamato ERK1, per impedire che venga tradotto in proteina. Ne sono convinti i ricercatori del San Raffaele di Milano Una tecnica che per adesso è stata sperimentata solo sui topi, ma che un giorno potrebbe rivelarsi utile anche nell'uomo per il trattamento di malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson e la Corea di Huntington, o di turbe psichiatriche come la schizofrenia, le sindromi ossessivo-compulsive o la dipendenza da stupefacenti. Lo dicono i ricercatori dell'ospedale San Raffaele di Milano. "Disattivando il gene ERK1, quindi impedendo la sintesi dell'omonima proteina, in alcuni topi di laboratorio - spiega Riccardo Brambilla, ricercatore e docente al San Raffaele oltre che coordinatore dell'indagine - abbiamo ottenuto degli animali abili nell'automatizzare movimenti vitali (per esempio procurarsi il cibo o evitare uno stimolo doloroso)''. Senza il gene ERK1, insomma, i topi erano abilissimi nell'imparare gesti vitali, fino a farli propri e a ripeterli, all'occorrenza, in modo del tutto naturale. "Approfondendo l'indagine ci siamo resi conto che le performance di questi roditori erano collegate a un'accentuata attività del nucleo striato, una zona remota del cervello coinvolta nel controllo dell'attività motoria in compiti apprendimento procedurale e dei meccanismi di gratificazione". Da qui l'ipotesi: poiché il cattivo funzionamento dello striato sta alla base di varie malattie nervose e psichiatriche, ''inibendo l'attività del gene ERK1 possiamo sperare di potenziare l'attività dello striato e di escogitare nuove strategie contro queste malattie". Fatima Pace (31 maggio 2002)
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