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Cronaca universitaria

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La pelle, spia di salute e malattie
Intossicazione da farmaci, diffusione delle malattie cutanee e veneree nella popolazione. Ne hanno discusso oltre 250 specialisti durante il congresso nazionale della società Italiana di dermatologia e venereologia organizzato dall’Istituto di clinica dermatologica dell’Università di Palermo

La pelle, specchio della salute. Come gli occhi - si dice, sono lo specchio dell’anima - così molte manifestazioni dermatologiche sono un’ottima spia che svela in superficie malattie infettive, infiammatorie o addirittura tumorali. Patologie che altrimenti rimarrebbero nascoste in profondità nell’organismo. La pelle, a volte, può svolgere una funzione “premonitrice” e svelare la presenza di malattie anni prima. I maggiori dermatologi italiani, riuniti a Palermo per il congresso annuale organizzato dall’Istituto di dermatologia dall’Ateneo Palermitano, hanno discusso proprio delle patologie che affliggono quotidianamente la pelle di tutti, grandi e piccini, e della funzione di questa quale spia di salute e malattie. Il professore Mario Aricò, titolare della cattedra di dermatologia dell’Università di Palermo, ha affrontato il problema dell’adeguamento del medico dermatologo alla nuova situazione etno-sociale: ”l’approccio dello specialista della pelle ha bisogno di cambiare - ha detto -. E’ necessario abituarsi a riconoscere le patologie indirizzando l’attenzione anche su segni spesso tralasciati. Sulla pelle di un individuo nero, ad esempio, un arrossamento o un eritema non appare a dare indizi, e se c’è un’irritazione bisogna andare a scoprirlo o sulle chiare palme delle mani e piante dei piedi o, meglio ancora, nelle aperture mucose (come la bocca)”.
La pelle è anche la prima spia di intossicazione da farmaci. L’abuso nell’assunzione di farmaci causa spesso reazioni cutanee che rappresentano uno degli effetti collaterali più indesiderati. Solo se individuate in tempo tali reazioni hanno una risoluzione benigna; in caso contrario il loro mancato riconoscimento tempestivo, e dunque la mancata sospensione del farmaco responsabile, porta il peggioramento delle condizione del paziente.
Durante i lavori è stata illustrata l’esperienza messa in atto dall’Università di Cagliari, dove è stato attivato un centro operativo di Farmacovigilanza, che si propone di risolvere problemi come questi. Lo studio dell’Ateneo sardo dimostra la necessità che i farmaci siano valutati con studi prospettici in condizioni di uso corrente e non soltanto durante le fasi di sperimentazione. Il primato della professione che in Italia entra a contatto con i maggiori rischi per la salute della pelle - e in particolare delle mani - va alle casalinghe, afflitte dalle “dermatiti da contatto”.
“Il peggioramento di queste dermatiti - spiega il professore Fabio Ayala, docente all’Università Federico II di Napoli e coordinatore della ricerca che ha coinvolto circa 42 mila italiani nel corso di 10 anni - risulta nel 54 per cento dei casi dal contatto con detersivi domestici, seguiti da guanti sintetici, saponi, profumi, ecc. Dopo le casalinghe - spiega Ayala - le categorie maggiormente alle prese con queste patologie sono parrucchieri, operatori sanitari (infermieri e medici) e insegnanti”.
Ma, oltre che a detersivi e guanti di gomma, è bene stare attenti anche quando ci si espone al sole. Insomma, sole amico o nemico? “Semplicemente sole neutrale - dice il professore Giuseppe Monfrecola, direttore della sezione di dermatologia dell’Ateneo napoletano -. Siamo noi, con i nostri comportamenti sbagliati ad alterare l’equilibrio con esso. Più che accusare il sole-killer dovremo quindi rivedere i comportamenti umani”. Occorre conoscere il proprio tipo di pelle (il fototipo) e, grazie al parere del dermatologo, esporsi al sole gradualmente e se possibile costantemente (durante tutto l'arco dell'anno) per mantenere attiva la propria fotoproiezione naturale ed evitare danni permanenti che spesso conducono purtroppo a melanomi e carcinomi cutanei”.
Roberto Carcione

(23 maggio 2002)

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