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di
Franco Nicastro
La deriva dellinformazione
tra tv verità e circhi mediatici
Lo sapevamo già, ma è la cronaca a riproporci
ancora in modo quasi ossessivo la crescente invadenza della televisione
e la sua prorompente supremazia rispetto agli altri media. E stata
proprio la tv, con le sue immagini ripetitive e spettacolari, a raccontarci
fin nei particolari più insignificanti alcuni fatti vissuti come
grandi drammi collettivi. Prima il caso di Erika e Omar, i due fidanzatini
di Novi Ligure accusati di avere ucciso la madre e il fratellino di lei.
Poi la tragedia di Cogne con una madre sospettata di avere barbaramente
assassinato il figlioletto di tre anni. E tra un delitto e laltro,
ecco la storia di una studentessa della provincia di Agrigento colpita
dal morbo della mucca pazza.
Linformazione televisiva non ci ha risparmiato proprio nulla. Ci
ha imposto brividi e orrori facendoci vedere i fatti nel loro svolgimento.
Con studiate angolature ci ha rimandato in continuazione la villetta del
misfatto per riempire, con una immagine muta ma simbolica, il vuoto informativo.
Ci ha condotti davanti alla casa della studentessa per farci vedere le
finestre della sua stanza e per farci sentire le voci della gente che
non aveva nulla da dirci ma stava lì, davanti alla telecamera,
per partecipare a questo gioco straordinario che ormai consiste semplicemente
nellapparire nel video.
Soggiogati dalla tv, i giornali lhanno inseguita sostituendo le
parole alle immagini ma ripetendo nelle loro pagine lo stesso schema e
le stesse logiche di notiziabilità. Ne è sortita una grande
eco mediatica, un frastuono assordante che con il generoso contributo
dei talk show ha esaltato il lato spettacolare dei casi senza accrescerne
il livello di comprensione. Con laggiunta, per quanto riguarda la
televisione, di una commistione di ruoli e di compiti che lha fatta
diventare (ma questa non è più una novità) la sede
di un giudizio parallelo. Tra suggestioni e interpretazioni, il Paese
si è diviso tra innocentisti e colpevolisti; e in nome del popolo
tv sono stati emessi verdetti senza appello. Il caso della studentessa
ha alimentato non meno degli altri una curiosità più morbosa
che allarmata. In barba a ogni regola deontologica è stato superato
ogni limite fino al punto che giornali e tv hanno fatto a gara nel diffondere
unimpietosa messe di informazioni: il nome, letà, lindirizzo
di casa, gli esami universitari sostenuti, le parentele, la diagnosi.
Non cera bisogno del richiamo del garante della privacy per accorgersi
che, tra tv verità e circhi mediatici, linformazione
ha imboccato una deriva pericolosa. Per più di una ragione. In
una società sempre più condizionata dai media, la costruzione
del senso si smarrisce e si coniuga in modo parossistico informazione
con intrattenimento. Linfotainment è un genere che il giornalismo
ha sempre praticato e non si può dire che abbia una valenza negativa.
Tuttaltro. In molti casi ha migliorato il livello della divulgazione
stimolando linteresse per la conoscenza. Ma qui occorre tenere bene
in conto il rischio concreto che lo schema dellinformazione somigli
sempre più a quello di una sceneggiatura piegata alle esigenze
di un protagonismo a tutto campo, dei processi mediatici e della smania
di comunicare. Questo non serve al giornalismo e impone una riflessione
non solo sulla qualità dellinformazione ma anche sulle responsabilità
dei giornalisti. Il rispetto dovuto alle persone non è una limitazione
al dovere di informare il pubblico compiutamente. E neppure una censura.
Ateneonline
(www.ateneonline-aol.it)
Testata periodica registrata presso il Tribunale di Palermo al n. 10 del
1/6/2001
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Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di laurea in Scienze
della Comunicazione
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