Università di Palermo
Ufficio Stampa
Tel. 091.6075843
Tel./Fax 091.6114188

Testata giornalistica dell'Università degli Studi di Palermo. - Email: ateneo@unipa.it


www.ateneonline-aol.it
portale d'informazione
dell'Università degli Studi
di Palermo

 > Prima pagina <

LE SEZIONI

Attualità
> News
>
L'edicola online
>
Novità in mediateca
>
I grandi temi

Cronaca universitaria
> L'editoriale
>
L'opinione
>
Università
> e mondo del lavoro
>
Dentro l'Ateneo
>
I Dipartimenti
>
Le Facoltà
>
Il Policlinico Universitario
>
La ricerca universitaria
>
La voce degli studenti
>
L'Opera universitaria
>
Il sito www.unipa.it

Sport, viaggi
e tempo libero

> Sport / Il CUS
> Turismo /
IL CTS
> Tempo libero /
Il CRAL

Cultura e spettacoli
> Attività culturali
> e congressuali
>
Cinema, radio, tv
>
Musei e mostre
>
Teatro
>
Musica

Rubriche
> Secolo postmoderno
>
Media e dintorni

 







di Franco Nicastro

 La deriva dell’informazione
tra tv verità e circhi mediatici

 


Lo sapevamo già, ma è la cronaca a riproporci ancora in modo quasi ossessivo la crescente invadenza della televisione e la sua prorompente supremazia rispetto agli altri media. E’ stata proprio la tv, con le sue immagini ripetitive e spettacolari, a raccontarci fin nei particolari più insignificanti alcuni fatti vissuti come grandi drammi collettivi. Prima il caso di Erika e Omar, i due fidanzatini di Novi Ligure accusati di avere ucciso la madre e il fratellino di lei. Poi la tragedia di Cogne con una madre sospettata di avere barbaramente assassinato il figlioletto di tre anni. E tra un delitto e l’altro, ecco la storia di una studentessa della provincia di Agrigento colpita dal morbo della mucca pazza.
L’informazione televisiva non ci ha risparmiato proprio nulla. Ci ha imposto brividi e orrori facendoci vedere i fatti nel loro svolgimento. Con studiate angolature ci ha rimandato in continuazione la villetta del misfatto per riempire, con una immagine muta ma simbolica, il vuoto informativo. Ci ha condotti davanti alla casa della studentessa per farci vedere le finestre della sua stanza e per farci sentire le voci della gente che non aveva nulla da dirci ma stava lì, davanti alla telecamera, per partecipare a questo gioco straordinario che ormai consiste semplicemente nell’apparire nel video.
Soggiogati dalla tv, i giornali l’hanno inseguita sostituendo le parole alle immagini ma ripetendo nelle loro pagine lo stesso schema e le stesse logiche di notiziabilità. Ne è sortita una grande eco mediatica, un frastuono assordante che con il generoso contributo dei talk show ha esaltato il lato spettacolare dei casi senza accrescerne il livello di comprensione. Con l’aggiunta, per quanto riguarda la televisione, di una commistione di ruoli e di compiti che l’ha fatta diventare (ma questa non è più una novità) la sede di un giudizio parallelo. Tra suggestioni e interpretazioni, il Paese si è diviso tra innocentisti e colpevolisti; e in nome del popolo tv sono stati emessi verdetti senza appello. Il caso della studentessa ha alimentato non meno degli altri una curiosità più morbosa che allarmata. In barba a ogni regola deontologica è stato superato ogni limite fino al punto che giornali e tv hanno fatto a gara nel diffondere un’impietosa messe di informazioni: il nome, l’età, l’indirizzo di casa, gli esami universitari sostenuti, le parentele, la diagnosi.
Non c’era bisogno del richiamo del garante della privacy per accorgersi che, tra “tv verità” e circhi mediatici, l’informazione ha imboccato una deriva pericolosa. Per più di una ragione. In una società sempre più condizionata dai media, la costruzione del senso si smarrisce e si coniuga in modo parossistico informazione con intrattenimento. L’infotainment è un genere che il giornalismo ha sempre praticato e non si può dire che abbia una valenza negativa. Tutt’altro. In molti casi ha migliorato il livello della divulgazione stimolando l’interesse per la conoscenza. Ma qui occorre tenere bene in conto il rischio concreto che lo schema dell’informazione somigli sempre più a quello di una sceneggiatura piegata alle esigenze di un protagonismo a tutto campo, dei processi mediatici e della smania di comunicare. Questo non serve al giornalismo e impone una riflessione non solo sulla qualità dell’informazione ma anche sulle responsabilità dei giornalisti. Il rispetto dovuto alle persone non è una limitazione al dovere di informare il pubblico compiutamente. E neppure una censura.

 


Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
Testata periodica registrata presso il Tribunale di Palermo al n. 10 del 1/6/2001
Direttore: Giuseppe Silvestri. Direttore responsabile: Dario Fidora
Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di laurea in Scienze della Comunicazione
Presidente: Antonio La Spina