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Cinema
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020409mame
Una difficile prova
perfettamente superata per Sean
Penn
Mi chiamo Sam offre all'attore statunitense una parte
intensa e difficile. Penn si dimostra pienamente all'altezza
del ruolo, confermandosi attore di talento e
versatile
Una
grandissima interpretazione che, senza dubbio, avrebbe
meritato il premio Oscar. Sean Penn in questo ruolo
è, a dir poco, sublime. Il suo Sam è intenso,
drammaticamente realistico e commovente. In ogni gesto, in
ogni espressione dell'attore traspare tutta la
complessità del personaggio, tutto il dramma di un
padre ritardato che vorrebbe solo stare accanto a sua
figlia. La vicenda di Sam è molto coinvolgente e Sean
Penn porta il pubblico nel suo mondo, mostrando in modo
toccante come sia difficile per lui accettare il fatto di
essere separato dalla propria figlia a causa di un handicap.
Soprattutto perché, proprio per questo handicap
mentale, Sam non riesce a comprendere le ragioni della
giustizia e della società, ma si affida solo ai
sentimenti.
Accanto
a Sean Penn, un cast di tutto rispetto contribuisce alla
riuscita del film. Lucy, la bambina di Sam, è
interpretata da una graziosa e amabile Dakota Flanning, una
giovanissima attrice che nel suo ruolo è perfetta. Di
certo sentiremo parlare molto di lei in futuro. Michelle
Pfeiffer, invece, interpreta con classe e passione Rita
Harrison, l'avvocato che difende Sam. Bravissimi sono anche
i comprimari, specialmente gli attori che interpretano gli
amici ritardati di Sam.
Con un gruppo di attori così bravi per un regista il
lavoro diventa facile. Ma Jessie Nelson si fa notare per la
discrezione con cui dirige il cast e la sobrietà
nella guida della telecamera. Nelson non eccede in
virtuosismi, non si sofferma eccessivamente sugli aspetti
più controversi e lascia che il pubblico sia condotto
dalla storia e dai personaggi con discrezione. Apprezzabile
il suo uso della telecamera a spalla nelle sequenze della
vita quotidiana di Sam e Lucy.
Un film da non perdere, costruito ad arte, ma che sa
appassionare e commuovere con semplicità.
Manlio Mezzatesta
(9
aprile 2002)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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