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Facoltà
di Medicina e Chirurgia
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020312rocar
Obiettivo: superare la figura
"tradizionale" dell'anestesista
Formare
personale ultraspecializzato è una delle
finalità didattiche del dipartimento di Scienze
anestesiologiche, rianimatorie e delle emergenze. A ottobre
partirà anche un master in cure palliative
"Oggi
la figura dell'anestesista e del rianimatore deve adeguarsi
a tutte le esigenze formative che si rendono necessarie in
ragione dell'evoluzione del servizio sanitario generale. Un
anestesista o un rianimatore devono, in particolare, saper
applicare le proprie conoscenze tanto in sala operatoria,
per fronteggiare le situazioni di emergenza sia individuali
che collettive, che al di fuori di essa".
Così il direttore del dipartimento di Scienze
anestesiologiche, Salvatore Mangione, spiega l'allargamento
degli interessi che oggi coinvolge rianimatori e anestesisti
e che mira a formare specialisti provvisti di un approccio
alla formazione e alla didattica con un carattere più
interdisciplinare rispetto al passato.
E infatti il dipartimento guidato dal professore Mangione oggi comprende
una scuola di specializzazione in Anestesiologia e rianimazione, alla
quale accedono circa venti studenti ogni anno, suddivisa in cinque settori
di ultraspecializzazione: anestesiologia, terapia intensiva, fisiopatologia
e terapia del dolore, medicina iperbarica e medicina dei disastri. "La
scuola di specializzazione in Anestesiologia e rianimazione - afferma
Mangione - oggi ha una durata di quattro anni ma in breve tempo, in base
all'adeguamento alle norme della comunità Europea, avrà
una durata di cinque anni.
Gli specializzandi, al termine della loro frequenza nella
scuola, devono dimostrare di aver ricevuto una formazione
interdisciplinare che vada al di là degli interessi
strettamente anestesiologici. Oggi l'anestesista deve avere
un pò del chirurgo, un pò dell'internista, del
farmacologo, del fisiopatologo, e così via".
Insomma una formazione a 360 gradi che tenga presente tutti i campi, certamente
più numerosi rispetto al passato, in cui possono intervenire gli
specialisti della rianimazione: oltre alla "classica" presenza in sala
operatoria, e in un centro di rianimazione, la loro presenza è
indispensabile anche nelle aree di emergenza, al pronto soccorso, nonché
nei casi di medicina iperbarica e nelle unità di cure palliative
e domiciliari. Tutti luoghi che gli specializzandi che operano all'interno
del dipartimento frequentano abitualmente, come sottolinea il professore
Mangione: "I nostri ragazzi sono assistenti in formazione a tutti gli
effetti. Abbinano alla didattica i turni di guardia, la frequenza nelle
sale operatorie e all'interno delle unità di pronto soccorso. Questo,
da un lato, serve a migliorare e organizzare a maglie più strette
il loro percorso formativo, dall'altro è indispensabile come supporto
alla didattica che, in particolare nel campo della medicina, se isolata
dall'esperienza pratica e dal sapersi districare in situazioni reali di
emergenza, non può che rimanere fine a se stessa".
Per utilizzare le parole di Mangione, un medico deve "sapere, saper fare,
e saper essere", ovvero abbinare alle conoscenze mediche e alle capacità
di metterle correttamente in pratica, anche la capacità, assolutamente
indispensabile, di relazionarsi in modo corretto con il malato, una persona
alla quale spesso occorre, al di là delle cure mediche, un forte
supporto psicologico. "Ogni specializzando - continua il professore -
sin dal primo anno è assistito da personale ospedaliero provetto,
che lo segue nel percorso della sua formazione. Questo personale è
integrato alla perfezione con gli studenti e li assiste anche sotto il
piano della didattica, in modo da organizzare gli interessi con coerenza
e gradualità. Ogni allievo, inoltre, possiede una sorta di libretto
personale che documenta tutte le ore trascorse in sala operatoria piuttosto
che al pronto soccorso o a fare i turni di guardia. Alla fine dell'anno
ogni ragazzo viene valutato secondo i criteri citati prima, ovvero del
sapere, del saper fare e del saper essere".
Proprio il saper essere è un aspetto fondamentale
nell'applicazione delle cure palliative ai malati oncologici
terminali, materia particolarmente importante alla quale dal
prossimo anno accademico sarà dedicato un master di
primo e uno di secondo livello, secondo le linee guida della
recente riforma universitaria.
"Il master in cure palliative - conclude Mangione - verrà istituito
in seguito all'emanazione da parte del ministero della Salute di una serie
di norme di indirizzo per l'istituzione di corsi di qualificazione. Le
cure palliative, sia in regime di ricovero che nei casi di supporto domiciliare,
necessitano infatti di strutture adeguate sul territorio regionale e soprattutto
di personale che risponda, mediante specifica formazione, ai bisogni dei
pazienti inguaribili".
Roberto Carcione
(12
marzo 2002)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
Testata periodica registrata presso il Tribunale di Palermo
al n. 10 del 1/6/2001
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