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Informazione e salute

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In Arabia il primo trapianto d'utero al mondo
L'intervento, eseguito due anni fa, è stato effettuato dai medici del policlinico di Gidda per consentire la procreazione a una giovane donna. A donare l'organo una quarantaseienne, l'esperimento però è riuscito solo parzialmente

L'International Journal of Gynecology pubblica oggi i risultati del primo trapianto d'utero eseguito al mondo. L'intervento, fatto all'ospedale "King Fahad" di Gidda in Arabia Saudita, risale al 6 aprile del 2000 ma i medici ne hanno dato notizia solo adesso, nel rispetto delle regole della deontologia scientifica.
Il trapianto è stato effettuato su una donna di 26 anni che aveva perso l'organo in seguito ad una emorragia post-parto; donatrice una donna di 46 anni, vivente, cui l'utero era stato espiantato per ragioni terapeutiche.

Dopo l'operazione, però, l'organo ha mantenuto tutte le sue funzionalità per soli tre mesi, prima di essere nuovamente espiantato a causa di una trombosi acuta. Soddisfatti comunque i medici, che hanno dichiarato: "L'asportazione dell'organo non è un insuccesso, in quanto l'utero ha dimostrato la capacità di rispondere alla terapia con estrogeni e progesterone, e provocare mestruazioni. Ulteriori studi clinici e un miglioramento della tecnica chirurgica potrebbero far sì che il trapianto di utero possa essere utilizzato nel trattamento dell' infertilità"
Ma non tutti i commenti sono positivi. Il professor Ignazio Marino, direttore dell'istituto mediterraneo dei trapianti di Palermo, definisce l'intervento come "Eticamente inaccettabile. Si tratta di un trapianto di un organo non salvavita e nemmeno determinante per la qualità di vita della persona sottoposta all'intervento. Inoltre, dopo il trapianto, sarà necessaria la somministrazione di una terapia antirigetto con i rischi ad essa correlati come l'ipertensione, il diabete e persino alcuni tipi di tumori. A questo si aggiungono rischi elevati per la vita stessa della donna e per il feto durante l'eventuale gravidanza".
Fatima Pace

(7 marzo 2002)

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