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informazione e salute

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Una sonda a tutela del malato in sala operatoria
Una microscopica sonda, frutto delle nuove competenze tecnologiche italiane, "leggerà" il
fabbisogno di ossigeno durante gli interventi di cardiochirurgia a cuore fermo

Una scoperta tutta italiana; una microscopica sonda sarà in grado di "leggere" il fabbisogno di ossigeno durante gli interventi di cardiochirurgia a cuore fermo. La nuova apparecchiatura dovrebbe abbassare l'indice di mortalità di alcuni interventi.
Dei 25 mila interventi di cardiochirurgia eseguiti annualmente in Italia, quasi il 70 per cento avviene a cuore fermo; interventi soprattutto di riparazione o sostituzione delle valvole cardiache oppure d'eliminazione di aneurismi dell'aorta o ancora interventi su postumi di infarto. In tutti questi casi, per operare, è necessario fermare temporaneamente il cuore, ricorrendo al sistema di circolazione extracorporea, ed è proprio in questo arco di tempo, che può durare fino a due ore, che il muscolo cardiaco corre i maggiori rischi, perché, per mantenerlo in vita, occorre somministrare più volte dell'ossigeno, ma finora senza che si disponesse di alcun sistema di monitoraggio dell'effettivo fabbisogno.
La novità interviene proprio in questo ambito: una sonda di mezzo millimetro di diametro costituita di sensori a fluorescenza, che, una volta fermato il cuore, viene inserita nella vena principale dell'organo e registra il fabbisogno di ossigeno da parte delle cellule. I segnali raccolti sono poi inviati ad un computer che li elabora, trasferendo il quadro su un grafico.
"Grazie a questo sistema - ha spiegato Angelo Graffigna, responsabile della Cardiochirurgia dell'ospedale Santa Chiara di Trento, - abbiamo scoperto che ogni cuore ha un suo fabbisogno d'ossigeno e quindi gli attuali protocolli non possono essere utilizzati in modo standard".
Fatima Pace

(28 febbraio 2002)

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