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Dipartimento di Biologia cellulare e dello sviluppo

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Le tante strade della ricerca del Dipartimento di Biologia
Con i suoi vent'anni di attività, il Dipartimento di Biologia Cellulare e dello Sviluppo Alberto Monroy si presenta come una delle istituzioni più antiche dell'Ateneo Palermitano. Dalla genetica alla fisiologia, dallo sviluppo molecolare alla biochimica, le ricerche del Dipartimento hanno conquistato presto riconoscibilità e prestigio presso la comunità scientifica internazionale

È impossibile raccontare la storia del Dipartimento di Biologia Cellulare e dello Sviluppo senza appellarsi alla memoria del professore Giovanni Giudice. C'era lui nel gruppo di studiosi che negli anni Sessanta, sotto la guida di Alberto Monroy, cominciò le prime ricerche di biologia cellulare. A quel tempo l'Ateneo non aveva dipartimenti ma istituti, e quello di Anatomia Comparata, diretto per vent'anni dal maestro palermitano del campo Alberto Monroy, si può considerare l'antenato diretto del Dipartimento di Biologia. Quest'ultimo sarebbe poi nato nel 1983, primo dipartimento dell'Università insieme a quello di Ingegneria Elettrica, proprio sotto la direzione di Giovanni Giudice. Fu ancora lui, grazie al lavoro di un infaticabile team di professori, ricercatori e personale amministrativo, a curare nel gennaio del 1995 il trasferimento del Dipartimento nella nuova sede di Viale delle Scienze. Lì l'architetto Gregotti aveva progettato un edificio di 12.000 metri quadri divisi in quattro piani: un esempio di funzionalità architettonica fornito di laboratori, aule, moderni sistemi di aerazione e un grande parcheggio al coperto. Un progetto tanto all'avanguardia che neanche i trent'anni di attesa per il completamento dei lavori hanno fatto invecchiare.
Dopo essere stato per oltre quindici anni direttore del Dipartimento, Giovanni Giudice è oggi l'attivissimo decano del corso di laurea in Scienza Biologiche. A lui chiediamo di illustrare i molteplici indirizzi di ricerca del Dipartimento, oggi diretto dalla professoressa Annamaria Rinaldi. "Le attività del Dipartimento - spiega il professore Giudice - si articolano in quattro sezioni. Nella prima, quella di biologia molecolare e dello sviluppo, si è riversata l'esperienza trentennale dell'ex istituto di anatomia comparata. Siamo riconosciuti a livello internazionale per i nostri studi sul modello cellulare del riccio di mare. Essendo uno dei modelli biologici più antichi, dall'analisi del riccio si possono trarre conclusioni utili alla comprensione dello sviluppo cellulare dell'uomo". Proprio questo primo ambito di ricerca ha portato a traguardi in un certo senso storici, come quello raggiunto nel 1985, quando il Dipartimento è stato sede del primo accordo di collaborazione tra l'Italia e l'Unione Sovietica. Insieme agli scienziati dell'università di Mosca, gli studiosi palermitani hanno approfondito le loro ricerche sui mitocondri del riccio di mare. Una collaborazione tanto rilevante da resistere ai terremoti istituzionali sovietici degli anni Novanta e che ancora proficuamente continua. "Un'altra sezione delle nostre attività riguarda la genetica. Stiamo conducendo - continua i professore - delle ricerche sul batterio streptomycoelicolor. In quanto produttore di antibiotici, questo batterio può portare a risultati concreti nel campo farmaceutico". Le evidenti potenzialità di sviluppo di questi studi hanno indotto il Dipartimento a entrare nel consorzio Le Petit di Gevenzano, nato dalla collaborazione tra un'industria di medicinali e le Università di Bologna, Milano e Palermo. "Altre opportunità di applicazione in ambito medico - spiega ancora Giovanni Giudice - sono offerte dai nostri studi di fisiologia. Ci stiamo occupando in particolare della fisiologia del muscolo e dell'effetto che l'ossido di azoto ha sulla muscolatura liscia". Il più giovane, ma non per questo minore, filone di ricerca del Dipartimento è quello di chimica biologica. Istituita in collaborazione con la Facoltà di Medicina, la sezione in pochi anni si è distinta per gli studi sui tumori e sulla biochimica del sistema nervoso.
Raffaele Androsiglio

(19 febbraio 2002)

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