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Attualità


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Inquinamento: respirare a Milano è come fumare quasi un pacchetto di sigarette al giorno

L'aria a Milano è talmente inquinata che respirarla equivale a fumare quindici sigarette al giorno. E' il risultato di un'indagine epidemiologica dell'Unità operativa ospedaliera di medicina del lavoro di Sesto San Giovanni e pubblicata sulla rivista del Wwf "Attenzione". Il dato inquietante emerge da un'analisi condotta su un campione di persone esposte all'assorbimento di benzene sviluppato tra il '90 e il '95. La ricerca ha messo in luce come nelle urine dei vigili urbani c'era una quantità di benzene superiore a quella del gruppo di controllo (260 nanogrammi per litro contro 223); nei vigili fumatori la quantità di agente tossico è doppia rispetto a quelli non fumatori (348 ng/litro contro i 174 dei vigili non fumatori). Il benzene è presente in maggiore quantità in centro, decrescendo man mano chi ci si sposta verso la periferia. La concentrazione inoltre è molto elevata nei pressi dei distributori di benzina e dei depositi di carburante ed è di molto superiore a quella ammessa dalla legge, diventando pericolosa non solo per chi come i vigili sta ogni giorno in mezzo alle strade, ma anche per la popolazione. I danni alla salute provocati dal benzene sono alti. Il maggior rischio è ammalarsi di leucemia, oltre ad altre patologie ritenute diretta conseguenza dell'inquinamento da traffico urbano. Tra esse la bronchite cronica, le malattie cardiovascolari e i tumori, in particolare il cancro polmonare. Particolarmente esposti sono i bambini, mentre tra gli agenti inquinanti gli esperti annoverano, oltre al benzene, i Pah e, per l'azione mutagena, i nitroareni. Degli oltre 2.800 composti chimici individuati in atmosfera, i cancerogeni volatili, generalmente presenti nelle aree urbane, e classificati come potenzialmente cancerogeni dalla Iarc (International agency for research on cancer dell'OMS) sono ben 45: i più pericolosi benzene, cloruro di vinile, arsenico, nickel, cloro. Indagini epidemiologiche condotte in 117 centri urbani hanno stimato un eccesso di mortalità causata dai principali inquinanti. Più precisamente, per ogni aumento di 1 microgrammo per metro cubo, sarebbero responsabili dei seguenti eccessi di mortalità le seguenti sostanze: solfati, 2,6 decessi/anno per 100.000 abitanti; polveri totali sospese, 0,34 decessi/anno per 100.000 abitanti; ozono, 0,7 decessi/anno per 100.000 abitanti. "Sulla base dei dati epidemiologici disponibili - si legge nella ricerca - è stato stimato che l'inquinamento atmosferico nelle aree urbane è responsabile dell'incidenza di 5-10 casi di cancro del polmone per 100.000 abitanti. Ciò significa, ad esempio, da 120 a 240 nuovi casi ogni anno in una provincia come Milano".
Monica Diliberti

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