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Attualità - Informazione e salute


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Le "nanocapsule", una speranza per curarsi
La Nasa vuole sviluppare delle «nanocapsule» più piccole di una cellula, che potranno essere iniettate con una siringa nel corpo umano, raggiungere tessuti malati e curarli

Cinque studiosi, negli Usa, stanno conducendo una ricerca, finanziata dall'ente spaziale americano, allo scopo di applicare agli astronauti la nanochirurgia.
Il progetto è rivolto soprattutto agli astronauti perché questi, secondo il sito Internet della Nasa, ogni volta che lasciano la Terra, perdono la protezione del campo magnetico avvolto intorno al pianeta, rischiando così lo sviluppo di gravi malattie come il cancro.
La nanochirurgia è un settore della ricerca medica che ha l'ambizione di creare minuscole particelle capaci di muoversi nel corpo umano per identificare le cellule malate, e curarle o distruggerle. Queste particelle hanno le dimensioni di qualche centinaia di nanometri (un nanometro è la milionesima parte di un millimetro), e all'interno contengono delle sostanze necessarie a riparare il Dna di una cellula, (tipo alcuni enzimi), rilasciandole solo dopo aver penetrato la membrana. I medici potrebbero iniettarle a milioni nel sistema circolatorio, lanciandole contro il loro obiettivo specifico; tutte le cellule, infatti, emettono segnali, e quando sono danneggiate dalle radiazioni producono una proteina chiamata «CD-95». Quello è il loro modo di avvertire che sono ferite. Le nanoparticelle hanno la capacità di decifrare il messaggio, e penetrare la membrana per rilasciare la sostanza necessaria a guarirle.
Una terapia del genere consentirebbe di curare con efficacia malattie gravissime, come il cancro, senza gli effetti distruttivi della chemio o della chirurgia.
Fatima Pace

 

 

 

 

 

 

 

 

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