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Facoltà di Agraria


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Erodoto non mangiava melanzane

La ricerca deve studiare il miglioramento delle condizioni qualitative degli ecosistemi e salvaguardarne la biodiversità. Bisogna intervenire in modo sempre più interdisciplinare perché l'ambiente è un problema che riguarda tutti.

Tre giorni per indagare problemi e prospettive della biodiversità nell'ambito dei paesaggi agrari e forestali dell'area mediterranea. Si è svolto dal 31 maggio al 2 giugno scorso il seminario promosso dalla facoltà di Agraria e dall' Iaed, un'associazione scientifica fondata cinque anni fa con l'obiettivo di fare incontrare e discutere professionalità diverse sui diversi aspetti di un problema complesso com'è quello della valorizzazione e conservazione dei sistemi agricoli e forestali. Con un occhio di riguardo all'eccezionalità, dal punto di vista vegetale, del nostro territorio mediterraneo e un approfondimento sulla flora dell'isola di Pantelleria, sede degli ultimi due giorni del convegno che ha visto la partecipazione di numerosi studiosi provenienti da tutti gli atenei d'Italia. I temi affrontati sono attualmente oggetto di studio presso il Dipartimento di Colture Arboree dell'Università di Palermo e vanno dalla valorizzazione dei sistemi agricoli siciliani alla tutela di alcune specie esclusivamente nostrane come il ficodindia, dai piani operativi sulla gestione delle riserve naturali alla ricerca sulle cosiddette "reti ecologiche".
A introdurre i lavori del seminario, il professore Giuseppe Barbera dell'ateneo palermitano, che sottolinea come, di fronte alla minaccia costituita dai progressivi cambiamenti climatici, la conservazione della biodiversità sia fondamentale per il funzionamento del sistema terra. Un problema che non può più essere ignorato.
Erodoto oggi, si chiede Barbera, riconoscerebbe i suoi paesaggi? Sicuramente no, a causa delle innumerevoli specie (a cominciare da agrumi, pomodori, melanzane) che dominazioni straniere e contatti con altri continenti hanno portato in Sicilia nel corso dei secoli. "La natura -sostiene il professore -ha assegnato al Mediterraneo un grande valore di biodiversità, cui la storia ha dato un potente contributo".
L'attuale consumo energetico dei paesi industrializzati non consente previsioni rosee per il futuro del pianeta. Maggiori consumi portano a un inquinamento sempre più irreversibile. E' abbastanza recente la presa di coscienza degli ecologi in merito alla necessità di realizzare una convivenza più equilibrata a livello planetario, al fine di delineare uno "sviluppo compatibile". E dunque la ricerca deve procedere nella direzione dell'ottimizzazione dei processi e dell'eliminazione degli sprechi, ma è fondamentale che questo avvenga secondo criteri più affini alle logiche naturali. L'obiettivo è sia il miglioramento delle condizioni qualitative degli ecosistemi che la conservazione della biodiversità, tralasciando logiche settoriali e interessi locali per intervenire in modo sempre più multidisciplinare e integrato, perché l'ambiente è un problema che riguarda tutti. Carlo Blasi dell'Università La Sapienza di Roma, focalizza l'attenzione sull'importanza della "progettazione ambientale": "Finora -spiega Blasi -le relazioni tra le trasformazioni e l'ambiente sono state ignorate. Il progetto ambientale deve invece divenire un momento fondamentale ed imprescindibile per il controllo delle trasformazioni tramite l'attuazione di alcune funzioni come la qualificazione dei manufatti in interazioni opere-ambiente, la progettazione del territorio, la valutazione di compatibilità e lo studio dell'impatto ambientale.
La progettazione ambientale -conclude l'ecologo -acquisisce così una rilevanza più ampia assumendo caratteristiche di principale strumento di regolazione delle trasformazioni del territorio: solo così si potrà favorire un uso compatibile delle risorse senza compromettere lo sviluppo dei diversi settori". Per far ciò è determinante ridare all'ambiente (nella sua complessità di fattori fisici, biologici e umani) un ruolo centrale nella progettazione delle trasformazioni sia a livello locale che internazionale.
Quante volte ci siamo soffermati a contemplare un paesaggio naturale, quasi commossi dalla sua bellezza? Eppure per il contadino un campo non è che terra coltivabile, per il pescatore il mare non è che la fonte del proprio sostentamento. "La 'rivelazione estetica' del paesaggio -cita Orazio Ciancio dell'Accademia Italiana di Scienze forestali di Firenze -si manifesta quando l'uomo si rivolge alla natura senza scopi pratici. Nell'accezione ecologica, il paesaggio è invece definibile come 'sistema aperto altamente complesso definito da una varietà di equilibri". Per Ciancio, dunque, il paesaggio è un sistema di ecosistemi, la cui conservazione è imprescindibile dall'efficienza e armonia di tre livelli: ecologia, economia, etica. "La conservazione della biodiversità -continua il docente - presuppone la pianificazione dei sistemi naturali che vanno tutelati e ampliati salvaguardando la complessità del paesaggio, di cui l'uomo è parte integrante: è indubbio che nel Mediterraneo l'impatto umano sia stato notevole nella determinazione dell'attuale panorama paesaggistico. Eppure la conservazione della biodiversità non significa l'eliminazione della presenza dell'uomo, ma la sua armonizzazione con i meccanismi naturali. Il paesaggio -conclude Ciancio -ha anche un valore culturale perché consente di conservare la memoria del passato. Solo in questo senso è possibile un armonioso connubio tra valore estetico e utilità dell'ambiente naturale".
Negli ultimi duecento anni la temperatura media della terra è aumentata di 3,5 gradi centigradi. Le cause sono principalmente un utilizzo sconsiderato del territorio e i cambiamenti climatici dovuti alla deposizione di azoto e all'incremento dell'immissione di anidride carbonica nell'atmosfera. Questi fattori hanno determinato profonde alterazioni per molte specie animali e vegetali: alcune non sopravvivono e si estinguono, altre si adattano. "Ogni specie trova la propria funzione all'interno di un ecosistema -sostiene Federico Manes del Dipartimento di Biologia vegetale dell'Università La Sapienza di Roma -Esperimenti condotti con valori alterati di azoto e CO2 evidenziano come molte specie siano in grado di alterare le proprie caratteristiche strutturali e i propri processi funzionali per adattarsi ad una modificazione ambientale. E' questa una fondamentale caratteristica dinamica degli esseri viventi. Dagli esperimenti in ambiente mediterraneo, con un incremento medio annuale di 3,5° - conclude Manes - è stato rilevato che la fotosintesi rimane più o meno la stessa, ma aumenta la traspirazione. Questo significa che ci sarà sempre maggiore necessità di acqua in futuro". Proprio l'elemento di cui queste regioni lamentano la penuria.
Il tema della tutela dell'ambiente costringe tutti i saperi a collaborare tra loro, ed è proprio questo il senso del convegno interdisciplinare.
Bernardo Rossi Doria, docente della Facoltà di Architettura di Palermo, focalizza l'attenzione sui problemi dell'urbanistica, sottolineando la necessità di realizzare "mappe" per integrare al meglio l'interfaccia tra aree urbanizzate e non urbanizzate. "L'Università di Palermo -dichiara Doria -lavora già in questa direzione per la realizzazione di una laurea specialistica in Pianificazione del Paesaggio".
La cultura occidentale ha sempre attribuito all'ambiente valore strumentale. Per la produzione di beni e servizi spesso si sono limitate le coltivazioni concentrando la produzione solo su quelle specie che apparivano &endash;non sempre a ragione-le più redditizie. Questo comportamento ha innescato un processo di rarefazione delle specie, per il quale è sempre più raro, ad esempio, vedere alberi di gelsi o arbusti di corbezzoli nelle nostre campagne. Un tempo in Italia si coltivavano più di duecento varietà di vite, ma per aumentare le esportazioni queste furono ridotte a non più di una decina! Eppure alcune varietà di uva da tavola che erano state escluse si rivelarono in seguito geneticamente più produttive.
Non si può subordinare il valore della diversificazione naturale a criteri economici e di mercato perché la biodiversità contiene la saggezza della natura e la chiave della sua conservazione.
Silvia Andretti

 

(Nella foto, la sede di Agraria in viale delle Scienze)

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