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Cronaca Universitaria - Dentro l'Ateneo - Facoltà di Agraria


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Le nuove lauree: dal progetto alla realizzazione

Il nuovo anno accademico inizia all'insegna di un cambiamento radicale del mondo universitario. Cambia il prodotto e con esso si avvia a cambiare l'architettura dell'intero sistema della formazione superiore. Con il Decreto del Ministro Moratti che approva le proposte fatte da 75 Atenei Italiani si compie il primo atto della riforma degli ordinamenti degli studi, iniziata sotto il Ministero di Berlinguer, con le Note di Indirizzo preparate dalla Commissione presieduta dal Prof. Martinotti, e definita successivamente dal ministro Zecchino con la promulgazione dei D.M 3/11/99 n 509 che regola l'autonomia didattica degli Atenei e quindi dai D.M 4/8/00 e 28/11/00 che determinano le Classi di Laurea e Laurea Specialistica. Manca ancora un passaggio, legato all'approvazione delle proposte degli Atenei per le Lauree Specialistiche, che sono ancora in via di definizione (il D.M. assegna 18 mesi di tempo per l'istituzione, a partire dal novembre 2000).
L'Università è ormai pronta ad offrire un sistema formativo articolato su più livelli che consente allo studente di ottenere titoli accademici dopo 3-4-5-6-8 anni, rispettivamente con le Lauree (triennali), il Master di Primo livello (3 + 1), la Laurea Specialistica (3 + 2), il Master di secondo livello (5 + 1), il Dottorato di Ricerca (5 + 3).
E' stata una gestazione lunga e complessa che ha comportato la ridefinizione della tipologia dei titoli accademici e quindi dei contenitori didattici (le classi ed i corsi di laurea) e delle competenze didattico-scientifiche (i nuovi settori scientifico-disciplinari regolati dal D.M. 4/10/00), l'introduzione della disciplina generale dei crediti, nuove regole per l'accesso ai corsi di studio ed, ancora, il raccordo con il mondo delle professioni e con gli Ordini Professionali (D.M. 5/4/01).
Si compie o si avvia a compimento l'autonomia didattica, e la vera e propria rivoluzione che è stata attuata con l'eliminazione della struttura tabellare, fatta da migliaia di discipline, consente di ridefinire le competenze didattiche in 370 settori scientifico-disciplinari, riducendo la frammentazione del sapere codificato in un sistema rigido che rendeva difficile se non impossibile la flessibilità dell'insegnamento e dell'utilizzazione del corpo docente, nonchè la realizzazione di nuovi percorsi formativi.
A completare il quadro della riforma, manca ancora la definizione di un chiaro e coerente disegno di legge sullo stato giuridico del corpo docente da tutti auspicato ed ormai inderogabile, per definirne compiti e responsabilità, nonché lo status dei ricercatori ai quali può essere assegnata fin dall'immissione in ruolo la funzione docente e senza il cui contributo non sarebbe in alcun modo possibile affrontare i problemi di una didattica ormai differenziata ed ampliata.
I nuovi ordinamenti hanno come centro di riferimento l'orizzonte europeo ed i criteri generali sono quelli caratterizzanti il modello di formazione universitaria delineato dagli accordi europei di Bologna del giugno 1999, laddove si parla del "conseguimento di una maggiore compatibilità e comparabilità dei sistemi dell'istruzione superiore", per giungere alla formazione, da tutti auspicata, di uno spazio europeo dell'istruzione superiore, che renda possibile una comune leggibilità e trasferibilità di titoli e competenze, che aumenti la competitività internazionale dell'intero sistema, che differenzi la formazione secondo le richieste del mondo del lavoro, accorciando, per quanto è possibile, i tempi di immissione nel mercato del lavoro di giovani professionisti. La formazione culturale e scientifica e la sua traduzione in percorsi professionali dovranno essere spendibili almeno all'interno dello spazio europeo. La risposta all'accelerazione dei processi di innovazione, e quindi alla sempre più rapida obsolescenza delle conoscenze e delle competenze, richiede poi l'introduzione della formazione permanente e l'ampliamento dello spazio di intervento dell'autonomia didattica delle Università.
Un'altra rivoluzione deriva dall'introduzione del concetto di "competizione" tra i diversi Atenei. Questo è un fatto che se forse è ancora poco sentito in Sicilia è evidente negli Atenei del Centro-Nord. Competizione basata sulla capacità di caratterizzare e diversificare l'offerta formativa, sulla sua sulla qualità legata ai servizi, all'organizzazione didattica, ai legami con il mondo del lavoro. Si chiude un epoca che ha visto nell'Università di Stato un riferimento che, seppur ricco di diversità sostanziale, era univoco ed apparentemente uniforme, se ne apre un'altra in cui le Università autonome competono tra loro per l'acquisizione di risorse e per il reclutamento dei docenti e la formazione degli studenti. Cardine di questa competizione sarà la qualità, finalmente differenziata e valutata, dell'offerta formativa.
Il Consiglio Universitario Nazionale, insieme al Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari ha svolto un ruolo di straordinaria importanza nel definire le tappe e le regole di questo percorso, svolgendo un'opera di cerniera tra gli Atenei ed il momento decisionale proprio della politica, intervenendo profondamente sulla strutturazione delle classi e sull'intera architettura legislativa.
In due pareri, del 15/1/00 e dell'8/6/00, il CUN, tenuto conto dei pareri e dei documenti dalle Conferenze dei Presidi di Facoltà, di Società Scientifiche e di Ordini Professionali e delle considerazioni dalla Commissione per l'Università dell'Accademia Nazionale dei Lincei, il CUN ha espresso la sua condivisione della riforma, evidenziandone allo stesso tempo i problemi irrisolti ed i rischi legati alla frantumazione di un sistema che fino ad oggi è stato, nel bene e nel male, omogeneo, ricordando che "si tratta, infatti, di una riforma radicale degli ordinamenti universitari vigenti, che inciderà sul futuro della formazione culturale e professionale, modificandone tempi e percorsi, contenuti e modalità, sistema di valutazione e forme di accreditamento. La riforma richiederà l'adozione di nuove regole e soprattutto la condivisione degli obiettivi programmatici: quindi una forte disponibilità al cambiamento da parte dei docenti, degli studenti e delle strutture organizzative. Da essa dipende il futuro dell'Università come istituzione primaria della ricerca e della formazione" .
Sia il CUN che il CNSU hanno sottolineato come la dimensione e la complessità degli obiettivi che la riorma persegue e che le Università sono chiamate a realizzare siano comunque tali da rendere necessari, pena il fallimento di questo sforzo gigantesco, interventi di sostegno concreto alla riforma, innanzi tutto sul piano dell'adeguamento delle risorse e delle strutture disponibili degli atenei alla domanda di formazione. Così nel parere del CUN si legge che " In particolare è necessario operare a livello nazionale e locale con interventi finanziari aggiuntivi tali da permettere il conseguimento degli obiettivi comuni della padronanza di una o più lingue europee, del processo di alfabetizzazione informatica generalizzata e della crescita di una didattica sempre più legata a momenti formativi di laboratorio, tirocinio e stage. Senza un intervento di carattere straordinario sarà impossibile ridurre la forbice che ci separa dai maggiori Paesi europei".
Anche il CNSU ribadisce con forza questo concetto nel suo parere del 23/6/00, sottolineando che " Non è possibile inoltre pensare di attuare una riforma a "costo zero", dovendo porsi anche l'obiettivo di risolvere i problemi strutturali legati alla didattica ed all'offerta formativa: carenza di strutture, inadeguato rapporto quantitativo tra il numero dei docenti ed il numero degli studenti; per non parlare poi dell'alto costo della vita universitaria (testi, alloggi, trasporti…)."
Ancora di grande importanza sarà e deve essere il ruolo della programmazione didattica se è vero che obiettivo fondamentale della riforma è consentire agli studenti di finire il loro percorso formativo nei tempi previsti, cosa che comporta una necessaria ridefinizione ed adeguamento dei percorsi formativi e dello stesso sistema di programmazione e gestione comune dei Corsi di Laurea.
Anche in questo caso il CUN con forza sottolinea che "Il quadro della riforma sarà vanificato se il sistema dei crediti verrà applicato in modo superficiale o addirittura in antitesi con la natura ad esso intrinseca, come ad esempio nel caso in cui tutti gli insegnamenti vengano collocati su un piano indistinto con la traduzione indifferenziata nel medesimo numero di crediti; oppure se i crediti verranno assegnati ai singoli docenti piuttosto che alle discipline, in nome di gerarchie precostituite. Le strutture didattiche nella costruzione dei corsi di laurea e quindi nell'attribuzione dei crediti a ciascun insegnamento o attività prevista non dovranno né potranno esimersi dall'entrare e dall'operare nel merito.
Anche l'attribuzione dei compiti didattici dovrà essere compiuta tenendo conto del rispetto delle attitudini e delle competenze dei docenti, della libertà di insegnamento, utilizzando le forme di flessibilità previste dai nuovi ordinamenti e alla luce del nuovo significato dei settori rispetto alle discipline. E' questa una delle condizioni pregiudiziali per raggiungere l'obiettivo della conclusione degli studi nei tempi previsti dagli ordinamenti e senza un indebito abbassamento del loro livello. Ciò rende necessario porre fine all'attuale anomala situazione che spesso si manifesta soprattutto in tema di definizione dei programmi di insegnamento, oggi affidati per lo più alla discrezionalità del singolo docente con riflessi anche nella determinazione dei carichi didattici. La libertà della ricerca e della didattica, riconosciuta ai docenti, viene esaltata solo attraverso una comune individuazione degli obiettivi, dei tempi e dei modi necessari per il loro conseguimento, pur nella salvaguardia dei loro diritti costituzionali per quanto riguarda l'orientamento culturale e metodologico. A questo fine l'art. 8 del D.M. 509/99, deve costituire lo stimolo per avviare un effettivo esercizio comune di programmazione delle attività in vista del raggiungimento degli obiettivi. La capacità di incidere positivamente sulla bassa produttività, misurata dal basso numero di laureati, dall'alto numero di fuori corso e dall'elevato livello degli abbandoni, è legata anche all'esercizio di queste responsabilità da parte delle strutture didattiche".
Si tratta di concetti di grande rilevanza e che dovrebbero essere tenuti nella dovuta considerazione da tutti gli organi accademici competenti.
Appare a tutti evidente che la riforma è solo disegnata dai Decreti Ministeriali e saranno le singole sedi e le diverse strutture accademiche a realizzarla.
Di questo tutti devono sentire la responsabilità che è propria di un regime di piena autonomia come quello che oggi viviamo. Se questo non succederà, se le risorse strutturali, economioche e soprattutto umane non saranno efficacemente impegnate, non è difficile prevedere che gli obiettivi, assegnati con grande enfasi alla riforma, non siano realizzabili.
In generale, il CUN ha discusso ed approvato 74 Regolamenti Didattici di Ateneo, 2635 Corsi di Laurea, distribuiti in 42 classi, 133 Lauree Mediche ed altrettante Lauree Specialistiche. Un lavoro enorme che è stato svolto in assoluta trasparenza ed in piena collaborazione con gli Atenei e con il MURST. Gli Atenei italiano che hanno istituito più Corsi di Laurea sono quello di Bologna e "La Sapienza" di Roma, con 113 Corsi di Laurea, seguiti da Palermo che ne ha proposti 103. Le Classi più gettonate, sono la 17, (Economia e Gestione Aziendale) con quasi 200 corsi di Laurea distribuiti su 60 Atenei, quindi le classi 9 e 10 (Ing. Informazione ed Ing. Industriale con 154 e 176 Corsi di Laurea, distribuiti su circa 40 Atenei. La Classe più piccola è la 22 (Navigazione Marittima e Aerea) attivata solo a Napoli Parthenope. Evidente il boom della classe 1 (Biotecnologie) con oltre 50 Corsi di Laurea distribuiti su 40 Atenei, mentre tra le new entry spicca la classe 39 (Turismo) con 21 Corsi di Laurea su poco più di 20 Atenei ed la classe 42 (Disegno industriale), peraltro proposta dal CUN, con 16 Corsi di Laurea in 15 Atenei.
Paolo Inglese (Consigliere CUN)

(Nella foto, la sede di Agraria in viale delle Scienze)

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