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010911gica - Industria farmaceutica: le sponsorizzazioni corrompono la ricerca

L'allarme è stato lanciato da tredici riviste mediche internazionali che promuovono all'unisono una campagna di moralizzazione contro le ingerenze dell'industria farmaceutica. Secondo quanto affermato da queste prestigiose testate, è quantomai attuale il pericolo che le promesse di colossali finanziamenti possano condizionare la sperimentazione scientifica sui farmaci e alterare i risultati della ricerca.

La professione giornalistica, anche quando si tratta di stampa specializzata, ogni tanto permette a chi la esercita delle incursioni nel delicato campo della morale, senza per questo scadere nel moralismo, denunciando gli atteggiamenti e i protagonisti degli scandali che segnano la storia del nostro tempo. Succede più di rado, però, che tante prestigiose testate creino un comune cartello per puntare il dito contro l'onnipotenza di certi colossi dell'industria e della finanza. Le teorie sul libero mercato lasciano liberi gli investitori di muoversi nel modo che ritengono più opportuno, e questo vale anche per chi opera praticamente in regime di monopolio. Nel caso dell'industria farmaceutica, le cose possono però complicarsi (Lipobay docet), e certi "errori di valutazione" possono creare allarmismi e generare tensioni che mirino all'individuazione delle responsabilità e alla ricostruzione dei contesti.
Tra le testate che hanno promosso questa campagna di "attenzione" nei confronti del modus operandi delle grandi industrie farmaceutiche ritroviamo: The Lancet, New England Journal of Medicine e il Journal of the American Medical Association. In tutto sono tredici le riviste mediche internazionali in questione e insieme detengono la leadership dell'informazione nel settore, il che significa che quest'appello potrà avere un enorme peso nel mondo della ricerca. Ma cosa hanno scritto queste testate? Su The Lancet si legge: "Le pressioni economiche stanno creando una situazione in cui l'industria farmaceutica, che spesso finanzia la ricerca medica, esercita un controllo sui modelli di sperimentazione, sull'accesso ai dati, sull'interpretazione degli studi. Gli sponsor possono influenzare le decisioni su come pubblicare e promuovere i test (se i risultati sono favorevoli allo sponsor) o tenerli all'oscuro (se sfavorevoli)".
Inoltre, viene denunciato l'uso che le grandi industrie farmaceutiche fanno dei gruppi di ricerca privati, chiamati Cro (Contract research organisations), che, rispetto ai team di ricercatori al servizio delle istituzioni accademiche, costano molto meno ma sono anche molto meno indipendenti. Il rischio che si corre è quello che, col diffondersi di questa pratica, venga falsata l'obiettività scientifica e la credibilità dei controlli, e vengano conseguentemente esposti al rischio i pazienti. Numeri alla mano, è stato rilevato che nel 2000, negli Stati Uniti, il sessanta per cento della ricerca farmaceutica è stata affidata ai Cro.
Ma oltre a denunciare questi abusi di "discrezionalità" le tredici testate hanno fatto fronte, dichiarando quella che sarà la loro maniera di reagire per l'avvenire: "Non pubblicheremo articoli basati su studi che siano condotti in condizioni che permettono allo sponsor di avere il totale controllo dei dati".
Gianpiero Caldarella