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Attualità
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010808sage2 - Clonazione/Un docente palermitano: no agli esperimenti di Antinori Il professore Giacomo De Leo, ordinario di Biologia applicata e preside vicario della facoltà di Medicina dell'Università di Palermo, dichiara le proprie perplessità nei confronti del nuovo metodo di riproduzione umana "In teoria è
possibile, ma non è certo auspicabile". Così
il professore Giacomo De Leo, ordinario di Biologia
applicata e preside vicario della facoltà di Medicina
dell'Università di Palermo, bolla il nuovo metodo di
riproduzione umana studiato dal ginecologo Severino
Antinori. "Almeno per quanto è stato riportato dalla
stampa - osserva De Leo - Antinori asserisce di praticare la
clonazione per aiutare maschi sterili ad avere figli. Quindi
si utilizzerebbe il loro materiale ereditario in luogo del
normale gamete maschile". Una pratica che De Leo boccia,
mentre più in generale, per quanto riguarda le
attività di ricerca su cellule staminali embrionali,
il docente palermitano si dice favorevole all'utilizazione
di cellule provenienti da embrioni congelati. "Ogni volta
che si pratica la fecondazione artificiale - spiega -
vengono prodotti diversi ovociti fecondati che si fanno
sviluppare: una parte viene congelata e non verrà mai
impiantata, ma anzi distrutta. E proprio queste cellule
potrebbero essere utilizzate per colture cellulari volte
alla rigenerazione di tessuri danneggiati. Fecondare ad hoc
degli ovociti per poi utilizzarli, invece, non credo sia una
strada da percorrere". E aggiunge: "Ci sono
possibilità alternative di trovare cellule staminali
provenienti da tessuti di adulti".
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