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Il Policlinico universitario


010731bsage - Immigrati clandestini e sanità: uno sportello per l'assistenza

E' nato da un'intesa tra Comune, Ateneo e gli enti sociali Falstaff e Spes. Il responsabile del servizio: "Facciamo dai 40 ai 50 ricoveri in day-hospital nell'istituto di Medicina interna dell'Università"

Un servizio di assistenza al cittadino extracomunitario, anche se privo del permesso di soggiorno. È un'iniziativa che traduce un approccio diverso alla sempre più massiccia presenza in città degli immigrati, spesso privi di una tutela sanitaria adeguata.
Per affrontare il problema, è stato stipulato un protocollo d'intesa tra il Comune, Università e gli enti di utilità sociale Falstaff e Spes, che ha istituito uno sportello permanente nel Centro regionale di riferimento e coordinamento per la medicina delle migrazioni (nei locali dell'istituto di Medicina interna e geriatria dell'Ateneo, al Policlinico universitario). L'attività intende dare una risposta alle problematiche di salute afferenti gli extracomunitari ancora non in regola con le norme vigenti, considerati "clandestini" e spesso emarginati. Ma va anche in un'altra direzione: evitare l'innesto di patologie importate da altri Paesi e potenzialmente pericolose. Il servizio si propone anche di dare ai cittadini immigrati una forma di educazione sanitaria concreta, e avviare al contempo studi scientifici per arricchire le conoscenze in materia, in modo da dare nuovi spunti alla ricerca.
"In realtà - spiega il responsabile dello sportello, Mario Affronti - nello specifico sanitario è emerso che non esistono particolari differenze tra gli immigrati e la popolazione di accoglienza. Come noi, gli extracomunitari si ammalano soprattutto di tonsilliti, otiti, bronchiti e gastroduodeniti. Poi, c'è una piccola percentuale di malattie a rischio (aids, tbc, malattie sessualmente trasmesse, malaria, e altre) che può configurare la possibilità di innesto di tali patologie nella popolazione ospitante. Ma il rischio si può e si deve evitare, mediante una continua sorveglianza sanitaria, e cercando di migliorare le precarie condizioni di estrema povertà in cui molti immigrati sono costretti a vivere".
I cittadini extracomunitari vengono ricevuti nel poliambulatorio S. Chiara (sito nell'omonima piazza al civico 11), attivo dall'87 e convenzionato con l'istituto di Medicina interna dell'Università. Nel poliambulatorio vengono effettuate le visite, mentre per i ricoveri si ricorre ai posti letto adibiti nell'Istituto: mediamente - spiega lo stesso Affronti - ogni settimana si registrano dai 40 a 50 ricoveri in day-hospital.
Poi c'è l'educazione sanitaria. Quest'attività mira a rendere più comprensibili le complesse dinamiche che attraversano e rendono quasi criptico il nostro sistema sanitario: insomma, si intende aiutare l'immigrato a barcamenarsi nell'intreccio burocratico che avvolge i rapporti tra medici della mutua, strutture Asl e quant'altro.
E per finire, un data-base informatico connesso agli studi sulle cosiddette "malattie del migrante": nell'archivio telematico vanno tutti i dati relativi ai pazienti immigrati assistiti dal servizio, per correggere i fattori di rischio presenti nella popolazione in esame. La fase successiva prevede poi di identificare, nella totalità degli esaminati, quegli individui che presentano i rischi maggiori, tenendo così informati anche i medici generici che operano sul territorio.
Lo sportello è aperto al pubblico tutte le mattine dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 12. L'attività si svolge al Policlinico nei locali dell'istituto di Medicina generale (in via del Vespro 143), diretto dal professor Serafino Mansueto. Dell'équipe medica fanno parte il dottor Affronti e tre medici specializzandi. Sono poi impiegati tre mediatori culturali, che fanno da interfaccia tra la struttura e gli immigrati, e una ventina di lavoratori socialmente utili (Lsu), messi a disposizione dal Comune attraverso gli enti Falstaff e Spes.
Salvo Gemmellaro
 

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